Le nuove proiezioni Istat delineano un forte calo dei residenti e una trasformazione della struttura familiare entro il 2080: «Occorre una visione di lungo periodo condivisa tra istituzioni, imprese e parti sociali»
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«Le nuove proiezioni dell’Istat sulla popolazione italiana non possono essere considerate soltanto una fotografia statistica, ma devono rappresentare un forte richiamo alla responsabilità delle istituzioni. Passare dagli attuali 58,9 milioni di residenti a 45,8 milioni nel 2080 significa affrontare una trasformazione demografica destinata ad avere conseguenze profonde sul mercato del lavoro, sul sistema previdenziale, sui servizi pubblici e sulla capacità di crescita del nostro Paese».
È quanto dichiara Francesco Napoli, consigliere del Cnel, commentando le nuove previsioni demografiche diffuse oggi dall’Istat.
«Particolarmente significativo – prosegue Napoli – è il dato relativo alle famiglie. Nel 2050 le coppie con figli potrebbero scendere a 5,8 milioni, mentre quelle senza figli raggiungerebbero 5,9 milioni. È un cambiamento strutturale che ci dice quanto sia diventato complesso, per le nuove generazioni, costruire un progetto familiare e affrontare la scelta di avere figli».
Secondo Napoli, «la questione demografica deve diventare una priorità trasversale delle politiche pubbliche. Non basta intervenire sul sostegno economico alla natalità: occorre costruire condizioni che rendano possibile per un giovane formare una famiglia senza dover scegliere tra lavoro e vita privata, tra stabilità professionale e genitorialità».
«Servono – sottolinea il consigliere Cnel – politiche per l’occupazione stabile, salari adeguati, maggiore disponibilità di abitazioni accessibili, servizi per l’infanzia, conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e un sistema di welfare capace di accompagnare concretamente le famiglie nelle diverse fasi della loro vita. Allo stesso tempo, dobbiamo valorizzare il contributo degli anziani e favorire l’invecchiamento attivo, trasformando quella che oggi viene percepita soprattutto come una criticità in una risorsa per la società».
«Il rischio – conclude Napoli – è che il declino demografico finisca per alimentare un circolo vizioso: meno giovani significa meno lavoratori, meno consumi, maggiore pressione sui sistemi previdenziali e assistenziali e minore capacità di innovazione. Per interrompere questa dinamica occorre una visione di lungo periodo, condivisa tra istituzioni, imprese e parti sociali. Investire oggi sulle giovani generazioni e sulle famiglie significa investire sulla sostenibilità economica e sociale dell’Italia di domani».

