«Sono ottimista sulle attività e su quello che si può organizzare nella regione Calabria, partendo da esperienze come quella della donazione della palestra alla sezione femminile Nausicaa del carcere Giuseppe Panzera di Reggio Calabria da parte del Soroptimist Italia. Fondamentale è il coinvolgimento della società civile, che ci deve dare una grande mano». Lucia Castellano, provveditrice regionale dell'amministrazione penitenziaria della Calabria, a Reggio nei giorni scorsi per l'inaugurazione di una sala attrezzata a disposizione delle donne detenute nel carcere reggino ha plaudito all'iniziativa sottolineando l'importanza di queste progettualità per contribuire a un contesto carcerario rieducativo, nonostante le criticità che spesso sono in realtà specchio di problematiche nazionali. 

«Il sovraffollamento è una piaga che riguarda tutta l'Italia, in Calabria meno che nelle altre regioni. Per altro c’è un dato positivo in Calabria e cioè che le carceri, ad eccezione di Catanzaro e Arghillà che sono un pò più grandi, hanno tutte una grandezza possibile, dunque sono medio piccole. Dunque si tratta di numeri contenuti e possibili. Anche la questione degli agenti di polizia penitenziaria non è solo calabrese. Sono carenti dovunque, in Calabria non più che altrove. Direi che possiamo intanto lavorare efficacemente con quello che abbiamo», ha dichiarato la provveditrice regionale Lucia Castellano.

Sulla questione sanità, lavoro esterno e formazione professionale, sul quale per esempio le carceri reggine presentano altre carenze e criticità, ecco il quadro delineato dal suo osservatorio e le proposte per fare meglio. 

«L'aspetto sanitario è particolarmente delicato e importante. Occorre un'intesa con la regione Calabria perché si possa avere un'interlocuzione sulla sanità penitenziaria unica e garantire omogeneità alle cinque Asp calabresi. Solo quella reggina, che lavora molto e con impegno e quella catanzarese, un’eccellenza riconosciuta in Italia, funzionano. Purtroppo non posso dire lo stesso di Vibo, Crotone e Cosenza. Dunque quello che chiedo fortemente al decisore politico è un tavolo di lavoro e un'interlocuzione unica.

È noto – ha proseguito la provveditrice regionale Castellano - che in Calabria il lavoro è poco anche per i liberi. Anche su questo fronte sono ottimista in forza del lavoro che so essere promosso dalla prefettura di Reggio Calabria. Sul tema, che comprende anche le attività di formazione professionale e il reinserimento lavorativo, stiamo lavorando molto. Io ho intenzione di creare una Commissione regionale per il Lavoro penitenziario. Stiamo già lavorando con la Regione su programmi formativi nei laboratori nei vari istituti penitenziari che possono offrire una formazione professionalizzante e si spera un lavoro vero futuro», ha concluso Lucia Castellano, provveditrice regionale dell'amministrazione penitenziaria della Calabria.