La vicenda giudiziaria di Anan Yaeesh, militante palestinese detenuto in Italia e in attesa di una sentenza che potrebbe segnare un passaggio decisivo, è diventata il filo conduttore di una mobilitazione che negli ultimi giorni ha attraversato la Locride. Il documentario «Colpevoli di Palestina», dedicato alla sua storia e a quella di Ali Irar e Mansour Doghmosh, è stato al centro di una rassegna itinerante che ha toccato Riace, Locri e infine Brancaleone, dove si è tenuta la tappa conclusiva seguita direttamente sul posto. Un percorso costruito dal Comitato Spontaneo “Locride per la Palestina” per riportare attenzione su una vicenda che intreccia giustizia, politica internazionale e mobilitazione dal basso, in continuità con le proteste e i presidi che negli ultimi mesi hanno interessato anche il territorio reggino.

La scelta di attraversare più comuni in pochi giorni ha rappresentato uno degli elementi qualificanti dell’iniziativa. L’obiettivo dichiarato è stato quello di uscire dalla logica degli appuntamenti isolati e costruire una presenza diffusa sul territorio. Durante l’ultima serata di Brancaleone, ospitata dall’assessorato alla cultura presso la Biblioteca Cesare Pavese, Andrea Filocamo, tra i promotori del Comitato, ha tirato le fila spiegando il senso della tre giorni. «Abbiamo articolato questo percorso tra Riace, Locri e Brancaleone per coprire tutta la Locride e rafforzare un coordinamento tra i vari paesi», ha affermato, richiamando la composizione stessa del Comitato, formato da attivisti provenienti da diverse realtà locali. Un passaggio che restituisce la dimensione territoriale della mobilitazione, pensata come rete e come spazio di costruzione politica condivisa.

Filocamo ha poi collegato l’iniziativa al contesto nazionale e internazionale, richiamando il tema della narrazione pubblica sulla Palestina e sulle vicende giudiziarie che riguardano i militanti palestinesi in Europa. «Questa storia viene spesso presentata come un caso di terrorismo attuale, mentre riguarda fatti avvenuti vent’anni fa, legati al contesto dei territori occupati», ha spiegato, sottolineando come la sentenza imminente rappresenti un momento cruciale. Per il Comitato, portare il documentario nelle piazze e nei luoghi pubblici della Locride significa creare consapevolezza e rompere una lettura semplificata che, secondo gli organizzatori, finisce per oscurare il quadro storico e politico più ampio.

Nel suo intervento è emersa anche una riflessione sul clima mediatico che ha accompagnato il conflitto negli ultimi mesi. Dopo le grandi manifestazioni dell’autunno, che hanno portato decine di migliaia di persone in piazza in tutta Italia, l’attenzione pubblica si è progressivamente spostata. Filocamo ha parlato di riflettori che si sono abbassati, indicando proprio iniziative territoriali come quella della Locride come strumento per riportare al centro del dibattito ciò che continua ad accadere in Medio Oriente. Il discorso si è allargato alle responsabilità politiche dei governi occidentali e al ruolo delle alleanze internazionali, con un richiamo alle ricadute sociali che il conflitto produce anche fuori dai confini palestinesi.

Un altro passaggio del suo intervento ha riguardato il tema dei modelli di controllo e repressione. Filocamo ha collegato le pratiche utilizzate nei territori occupati – dallo sfollamento forzato alla sorveglianza costante, fino alla detenzione e alla gestione delle popolazioni considerate marginali – a dinamiche che rischiano di estendersi anche alle società europee. Un ragionamento che ha spostato il confronto dal piano puramente internazionale a quello sociale e politico interno, sottolineando come la questione palestinese venga percepita dagli attivisti come parte di un quadro più ampio che riguarda diritti, libertà e gestione delle disuguaglianze.

Dentro questo contesto si colloca la vicenda raccontata dal documentario. Anan Yaeesh, residente in Italia dal 2017 e titolare di protezione speciale dal 2019, è detenuto dal gennaio 2024. La richiesta di estradizione avanzata da Israele è stata respinta dalla Corte d’Appello dell’Aquila, ma l’autorità giudiziaria italiana ha proseguito l’azione con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo, coinvolgendo anche Ali Irar e Mansour Doghmosh. La Corte di Cassazione ha successivamente annullato le misure cautelari per questi ultimi per «mancanza di gravi e circostanziate prove», mentre Anan è rimasto in regime di alta sicurezza. Dopo il rinvio a giudizio e l’avvio del processo nella primavera del 2025, la sentenza è attesa nelle prossime settimane. Il trasferimento dal carcere di Terni a quello di Melfi e l’utilizzo della videoconferenza durante le udienze hanno alimentato ulteriori polemiche e prese di posizione pubbliche.

A Brancaleone, come nelle tappe precedenti, la proiezione del film è stata accompagnata da momenti di confronto con il pubblico e dalla raccolta fondi per sostenere le spese legali. La tre giorni si è così trasformata in un passaggio politico per la Locride, con l’obiettivo di mantenere viva l’attenzione sulla Palestina e sulle vicende giudiziarie collegate, mentre il dibattito nazionale tende a spostarsi rapidamente su altri temi. Una mobilitazione che prova a radicarsi nel territorio e a costruire continuità, alla vigilia di un verdetto destinato a pesare sul piano giudiziario e simbolico.