FOTO – Una marea di fedeli accompagna l’ingresso del quadro in Cattedrale. L’arcivescovo Morrone ringrazia istituzioni e forze dell’ordine, Cannizzaro affida alla Patrona le sorti della città: «Insieme vinceremo il campionato più importante»
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«Cu terremoti, cu guerre e cu paci, sta festa si fici, sta festa si faci». Le parole che attraversano la storia e la devozione popolare tornano a risuonare nel cuore di Reggio Calabria mentre il quadro della Madonna della Consolazione fa il suo ingresso in Cattedrale. Piove, ma nessuno sembra intenzionato ad andare via. Gli ombrelli colorano le strade, i volti si alzano verso l’effigie mariana e la città rinnova, ancora una volta, il proprio atto d’amore verso la sua Patrona.
La pioggia cade sui fedeli, accompagna le preghiere e bagna una folla che resta compatta. Non ferma i devoti, non spegne l’emozione e non interrompe quel legame profondo che ogni anno riunisce migliaia di persone. Reggio risponde presente, come sempre, all’appuntamento più sentito, quello nel quale fede, tradizione e identità finiscono per diventare una cosa sola.
C’è chi segue il quadro in silenzio, chi recita una preghiera, chi stringe tra le mani un’immagine sacra e chi prova a ritagliarsi uno spazio per vedere passare la Madonna anche soltanto per pochi istanti. Ci sono bambini sulle spalle dei genitori, anziani che non hanno voluto rinunciare all’appuntamento e famiglie intere raccolte sotto gli ombrelli. Generazioni diverse unite dalla stessa devozione.

Il quadro entra in Cattedrale accompagnato dall’applauso della folla. È il momento in cui la città sembra fermarsi: gli sguardi si concentrano sull’effigie della Consolatrice, alla quale ciascuno affida una speranza, una preoccupazione, una richiesta oppure un ringraziamento. Un incontro intimo e collettivo allo stesso tempo, capace di raccontare il rapporto speciale che lega Reggio alla sua Madonna.
Ad accogliere il quadro è monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo metropolita dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, che rivolge il proprio ringraziamento a quanti hanno contribuito alla riuscita di un momento tanto complesso quanto partecipato.
«Grazie a tutti coloro che hanno permesso questo bel momento, nonostante le tante difficoltà che abbiamo affrontato – afferma Morrone –. Grazie per il contributo di tutti e di ciascuno, alle forze dell’ordine, all’amministrazione comunale e a quanti hanno lavorato insieme».
L’arcivescovo richiama così il valore della collaborazione e della corresponsabilità tra la Chiesa, le istituzioni, le forze dell’ordine e la comunità. Un impegno condiviso necessario per accompagnare e tutelare la partecipazione di una moltitudine di persone che, nonostante il maltempo, ha voluto essere presente.

Alla Patrona guarda anche il sindaco Francesco Cannizzaro, che nelle sue parole raccoglie i sentimenti della comunità: «Affidiamo a lei le speranze, le preoccupazioni, le tensioni e anche i sogni. Affidiamo a lei le sorti di questa città».
Il primo cittadino interviene inoltre sul malumore di alcune persone rimaste inizialmente fuori dalla Cattedrale. «Non è sicuramente il giorno delle polemiche – chiarisce –. Si tratta di decisioni ascrivibili alla diocesi. Il cerimoniale è organizzato, come è giusto che sia, dalla diocesi e credo che siano scelte assunte per ragioni di sicurezza».
Cannizzaro ricorda, però, che le porte della Cattedrale saranno aperte ai fedeli: «La Madonna è della gente e credo che adesso la Cattedrale sarà aperta a chiunque vorrà venire a pregare. A volte vanno accettate anche scelte che apparentemente possono sembrare impopolari, ma che sono funzionali all’organizzazione della partecipazione di così tante persone».
Poi una domanda più personale: cosa chiederà in privato alla Madonna? «Lo chiederò in privato», risponde inizialmente il sindaco. Subito dopo, però, rivela almeno una delle speranze che intende affidare alla Patrona.
«Chiederò tante cose e, tra queste, sicuramente di farci vincere il campionato. Non soltanto quello di pallone, ma il campionato di questa città. Reggio si è candidata a vincere un campionato molto importante e sono convinto che, con una grande squadra, lavorando in maniera sinergica e con una comunità che si unisce nelle sue battaglie, riusciremo a vincerlo e anche bene».
Quando gli viene chiesto se sia davvero convinto che Reggio sia la città più bella del mondo, Cannizzaro non ha dubbi: «Non sono convinto, ne sono certo. Lo sappiamo tutti». Poi il saluto: «Viva Maria e buona festa».
Intanto, fuori e dentro la Cattedrale, continua l’abbraccio della città. La pioggia resta sullo sfondo di una giornata segnata soprattutto dalla presenza e dalla devozione. Reggio accompagna la sua Patrona e le consegna speranze, paure, dolori e desideri, rinnovando una promessa che resiste al tempo e alle difficoltà.
«Cu terremoti, cu guerre e cu paci»: la festa continua e la città, ancora una volta, resta accanto alla sua Madonna.
















