Dopo le feste, quasi tutto il mese di dicembre sino ad arrivare alla prima settima di gennaio, l’atmosfera cambia. L’odore dei pranzi, tra pietanze di pesce o di carne che aleggiava per casa, viene sostituito da un vago senso di "resa" e dalla consapevolezza che il bottone dei jeans, improvvisamente, ha deciso di opporre resistenza. No, non si sono ristretti loro, più che altro ci siamo “allargati noi”. È il limbo post-festivo, quel periodo in cui ci sentiamo tutti un po’ come palloncini che hanno perso un pizzico di elio, ma sono ancora pieni di residui di torrone. È la fase delle riflessioni profonde, quasi filosofiche, fatte davanti al frigorifero ancora troppo pieno, mentre fissiamo quegli avanzi che ci guardano con aria di sfida, tentati di accettare con l’angioletto che però dentro ognuno inizia a martellare la coscienza.

Scatta allora un meccanismo psicologico quasi mistico, si fa spazio tra mille “mea culpa” la corsa al pentimento. È il momento in cui le conversazioni smettono di girare sulla qualità del passito e si spostano, con una velocità disarmante, sul rigore alimentare. D’un tratto, le ricerche su internet per "dieta detox" o "proprietà miracolose del finocchio" subiscono un’impennata verticale. Facciamo promesse solenni a noi stessi, giurando che da oggi stesso la nostra alimentazione sarà composta esclusivamente da frutta e digiuni, tutto con buone intenzioni. Simile a un rito quasi spirituale, immaginandoci con la tunica bianca, cerchiamo di lavare via il peccato di quel terzo giro di lasagne con la promessa di un futuro fatto di petto di pollo e insalatine scondite.

Ora inizia il tempo che, passando davanti a una palestra, noteremo un fenomeno quasi antropologico. Le sale pesi e i corsi di pilates si popolano improvvisamente di volti nuovi, o di "ritorni storici" che non si vedevano da settembre che chiudevano il periodo della “prova costume”. Oggi la prova avrebbe un significato mortificante, non per il mare ma per il carnevale. Ora è il momento di un’energia particolare, scoppia la foga del riparatore. Tuta, borsa e tanta buona volontà. Si corre sui tapis roulant con lo sguardo di chi sta cancellando dai ricordi il cotechino di Capodanno, convinti che un’ora di sudore possa cancellare magicamente settimane di brindisi e abbuffate. Le palestre diventano il confessionale moderno, dove si espiano le colpe delle tavolate infinite a suon di squat e addominali fatti con un po' troppa foga e poca tecnica.

La verità è che questo periodo è un mix strano di sensazioni. Da un lato c’è la voglia di "sentirsi leggeri", di ritrovare una routine che ci faccia sentire di nuovo padroni del nostro corpo, pronti per la prossima Olimpiade invernale. Dall'altro, però, c'è quella malinconia sottile per la fine della festa. Perché, ammettiamolo, quel torpore post-pranzo passato a giocare a carte con i parenti, nonostante tutto, aveva un suo fascino irresistibile. Forse il segreto sta nel non lasciarsi travolgere troppo né dai sensi di colpa, né dall'entusiasmo eccessivo per la vita monastica. Il corpo ha memoria, sì, ma sa anche perdonare.

In fondo, questa frenesia di gennaio è solo il segno che siamo pronti a ripartire. Ma mentre programmiamo la prossima sessione di allenamento, giova ammettere che quel panettone non era un errore, era parte del divertimento.