La situazione degli istituti di pena in Calabria continua a presentare quadri di forte sofferenza strutturale e gestionale, con l'istituto reggino di Arghillà che si conferma un osservato speciale nel panorama penitenziario regionale. Tra cronica carenza di personale, deficit nella sanità penitenziaria e problematiche legate al sovraffollamento, la tutela dei diritti fondamentali delle persone recluse richiede una costante azione di verifica e un fermo rigore istituzionale. In questo contesto, l'azione del Garante regionale delle persone private della libertà personale, l'avvocato Giovanna Francesca Russo, si fonda su un approccio orientato alla presenza diretta sul campo e alla formalizzazione delle criticità riscontrate. Attraverso questa intervista, la Garante analizza lo stato dell'arte delle carceri calabresi, soffermandosi in modo particolare sugli eventi critici di Arghillà e sulla necessità irrinunciabile di coniugare la tutela della dignità con la sicurezza negli istituti.

Garante Russo, qual è oggi la situazione complessiva delle carceri calabresi? «Permangono criticità importanti: sanità penitenziaria, salute mentale, condizioni strutturali e sovraffollamento. Ma esistono anche professionalità che ogni giorno garantiscono il funzionamento degli istituti in condizioni difficili. Il nostro compito è verificare ciò che non funziona e contribuire concretamente alle soluzioni».

Qual è la priorità principale per la Calabria? «La sanità penitenziaria. Dobbiamo costruire un sistema realmente integrato, superando frammentazioni territoriali e logiche emergenziali. Salute in carcere significa continuità delle cure, organizzazione e responsabilità chiare».

Diritti e sicurezza sono da considerare esigenze contrapposte? «Assolutamente no, ed è un concetto che cerco di ribadire tutte le volte che possiamo parlarne. Un carcere nel quale sono garantiti dignità, salute, legalità e regole chiare è anche un carcere più sicuro per tutti: per i detenuti, per la Polizia penitenziaria e per gli operatori. La tutela dei diritti contribuisce alla sicurezza».

Il 22 luglio si è verificato un evento critico ad Arghillà. Lei si è recata immediatamente nell’istituto e successivamente è stata sollecitata a intervenire: perché questa scelta? «Perché la visita non può essere una semplice presenza formale, ma deve essere istituzionalmente orientata a far comprendere a ogni attore del complesso mondo penitenziario, nessuno escluso, che presenza e metodo non sono comparse. Sono andata immediatamente ad Arghillà per verificare direttamente quanto accaduto, nel pieno rispetto dei ruoli e delle interlocuzioni con l’autorità competente. Successivamente, quando emergono questioni meritevoli di approfondimento, il dovere del Garante è cristallizzarle in atti formali e trasmetterle a chi ha il potere di rispondere e intervenire. La tutela dei diritti deve lasciare traccia istituzionale e produrre risposte».

Cosa intende trasmettere dopo la pausa estiva, nella quale ha prodotto diversi atti, anche in vista della prospettiva futura? «Sto facendo ed ho ancora tanto da fare. Confido nella scelta di convergere su obiettivi comuni che offrano risposte concrete alle persone private della libertà personale e al sistema che le gestisce. Spero nell’umiltà e concretezza di una rete interistituzionale per la realizzazione di un sistema dell’esecuzione più organizzato, fatto di procedure e responsabilità definite. Le proposte che facciamo esigono risposte di sensibilità politica sul tema e scelte pratiche e operative».

L'emergenza registrata ad Arghillà e le fragilità generali del sistema calabrese dimostrano che l'azione di garanzia non può prescindere dal metodo e da un solido raccordo istituzionale. Come ribadito dall'avvocato Russo, intervenire sulla salute, sulle strutture e sull'organizzazione quotidiana non significa soltanto tutelare i singoli reclusi, ma rafforzare la sicurezza globale della comunità penitenziaria. La palla passa ora alla politica e ai vertici istituzionali, chiamati a recepire gli atti formali prodotti e a trasformare le istanze in interventi operativi e risolutivi.