C’è un filo che lega la Calabria alla Capitale, ed è fatto di persone. È questo il senso della prima edizione del Premio «Radici di Calabria, Eccellenze di Roma», la cui cerimonia si è svolta nella Sala della Protomoteca in Campidoglio. Tra i protagonisti c’era Francesco Trebisonda, insignito del riconoscimento al merito «per un’eccellenza manageriale che unisce successo professionale, valori umani e amore per la propria terra», come recita la targa che gli è stata consegnata.

Sul palco, accanto al premiato, il promotore dell’iniziativa, l’onorevole Mariano Angelucci, presidente della Commissione Turismo, Moda e Relazioni internazionali di Roma Capitale e consigliere metropolitano, e l’onorevole Rosellina Madeo, consigliera della Regione Calabria.


Un premio nato da un legame personale

Angelucci, che guida la Commissione capitolina dal 2021 nell’amministrazione del sindaco Roberto Gualtieri, ha spiegato di aver voluto il premio per il profondo legame con la Calabria, terra d’origine della sua famiglia materna. Il riconoscimento rende omaggio a personalità di origine calabrese che, con il proprio impegno, le competenze e i risultati raggiunti negli ambiti professionali e istituzionali, contribuiscono alla crescita e al prestigio della Capitale. L’obiettivo è valorizzare il merito, la dedizione al servizio delle istituzioni e l’eccellenza nella vita pubblica, culturale, scientifica e sociale: donne e uomini che sono, allo stesso tempo, un motivo di orgoglio per la Calabria e una risorsa per Roma.

Nella lettera di conferimento, Angelucci ha motivato la scelta di Trebisonda richiamando il suo «autorevole percorso professionale», «l’elevato profilo istituzionale» e i «significativi traguardi» raggiunti nel corso della carriera.

La consegna è avvenuta in una Protomoteca gremita, sotto le bandiere dell’Unione europea, dell’Italia e di Roma Capitale. Ricevuta la targa d’argento con lo stemma capitolino, Trebisonda ha preso la parola per ringraziare il promotore e il pubblico. È proprio da quel momento che parte la nostra conversazione con lui: sulle radici, sul mestiere di manager, sui giovani che partono e su cosa significhi restituire qualcosa alla propria terra.

Lei ha ricevuto un premio che porta nel nome le parole «radici» ed «eccellenze». Quanto della sua storia professionale a Roma nasce da ciò che la Calabria le ha insegnato? E cosa ha provato a ricevere questo riconoscimento in Campidoglio?

Tutto. Assolutamente tutto. La Calabria mi ha insegnato ciò che nessuna università ti può insegnare: la dignità, la parola data, la caparbietà. Ma voglio dire una cosa con onestà: il mio modesto successo è dovuto proprio al fatto di essere calabrese e di essere arrivato a Roma. Perché noi calabresi abbiamo una caratteristica particolare: in Calabria siamo, diciamolo, uno contro l’altro, quasi “armati”. Ma fuori dalla Calabria succede un miracolo: riusciamo a fare rete, a creare relazioni importanti, ad aiutarci.

Ed è esattamente quello che è accaduto a me. Giunto a Roma mi sono integrato immediatamente, e tanti calabresi in posizioni apicali mi hanno subito dato udienza, consentendomi di presentare la mia azienda, il mio lavoro, la mia organizzazione. Mi hanno aperto le porte. Ecco perché lo dico sempre: la Calabria mi ha dato le radici, Roma mi ha dato la casa. E in Campidoglio ho sentito che quel premio non era solo mio, ma di tutti loro.

La motivazione parla di un’eccellenza manageriale che unisce successo professionale e valori umani. Quali sono i valori da cui non si è mai separato, e come si conciliano con le logiche di risultato di un grande gruppo?

I valori da cui non mi sono mai separato sono tre: la presenza, la lealtà e l’umanità. Essere presenti per i clienti e per i collaboratori, non solo quando va tutto bene, ma soprattutto quando c’è un problema. Essere leali, sempre, anche quando sarebbe più comodo non esserlo. E restare umani, perché dietro ogni numero c’è sempre una persona, una famiglia, un’impresa che ti affida il suo futuro.

Credo che i risultati non siano in contrasto con i valori: ne sono la conseguenza. In un grande gruppo come il nostro puoi raggiungere gli obiettivi in due modi, con la pressione o con la fiducia. Io ho sempre scelto la fiducia. E vi assicuro che la fiducia, alla lunga, produce i risultati più solidi e duraturi.

Molti giovani calabresi lasciano ancora la regione per costruirsi un futuro altrove. Che consiglio darebbe a chi parte oggi, e cosa dovrebbe cambiare perché restare o tornare sia una scelta possibile e non un sacrificio?

Ai ragazzi che partono oggi dico: partite, ma non scappate. Partite con orgoglio, non con rancore. Portate la Calabria con voi, non lasciatela alle spalle. Studiate, lavorate, fatevi valere, ma non vergognatevi mai di dire da dove venite. La vostra terra è la vostra forza, non la vostra debolezza. E non dimenticate mai la strada del ritorno.

Perché restare o tornare diventi una scelta possibile, dobbiamo tutti fare la nostra parte. Servono infrastrutture, opportunità, merito. Ma serve soprattutto che chi è riuscito fuori torni a investire, a credere, a creare lavoro in Calabria. Non basta dire “la Calabria è bella”: bisogna renderla un luogo dove un giovane possa costruire la sua vita senza dover per forza partire. E questo possiamo farlo solo insieme, istituzioni e privati. Ai tanti giovani calabresi bravi e laboriosi sento di dire, con umiltà e sincera consapevolezza, che se ce l’ho fatta io, ce la potete fare tutti.

In che modo la comunità calabrese che ha avuto successo a Roma può restituire qualcosa alla propria terra? Ha in mente progetti o iniziative concrete?

Restituire è un dovere morale, non un’opzione. Chi ha avuto successo a Roma ha ricevuto tanto dalla sua terra: i valori, l’educazione, la forza. Ora è il momento di restituire. Io credo in tre cose concrete: il mentoring, l’impresa e la rete.

Primo, il mentoring: noi che siamo fuori dobbiamo diventare dei ponti per i ragazzi calabresi, aiutarli a entrare nel mondo del lavoro, a fare colloqui, a capire come funzionano le grandi aziende. Basta una telefonata, un consiglio, per cambiare la vita di un ragazzo. Secondo, creare occasioni di lavoro e di collaborazione tra Roma e la Calabria, portando imprese, progetti, investimenti. Terzo, fare rete tra noi calabresi a Roma. Siamo tanti, siamo eccellenze in ogni settore. Se ci uniamo possiamo fare qualcosa di grande per la nostra terra, non solo a parole ma con i fatti. Io ci sono, e sono pronto a mettermi a disposizione.