Right to stay, diritto a restare. È il titolo dell’iniziativa europea che ha coinvolto i territori appartenenti all’UE per trovare politiche di contrasto all’emigrazione giovanile. Un fenomeno che interessa le regioni più a Sud e, fra queste, massimamente la Calabria. Proprio il rettore dell’Unical, Gianluigi Greco, è stato fra i partecipanti all’iniziativa.

«L'università svolge un ruolo davvero importante sul territorio – ha detto il rettore di ritorno da Bruxelles commentando i dati delle immatricolazioni costantemente in crescita ad Arcavacata – perché dà speranza e concretezza anche alle aspirazioni delle nostre studentesse e dei nostri studenti. Questo, però, non toglie che il tema e il contesto nel quale ci troviamo siano davvero preoccupanti».

L’appello del rettore: «Bisogna costruire prospettive credibili»

La Calabria, infatti, è una delle regioni europee, oltre che italiane ovviamente, con il maggior tasso di emigrazione giovanile. 100mila ragazzi di età compresa fra i 25 e i 34 anni hanno lasciato la nostra regione dal 2005 a oggi e i dati continuano a essere impietosi. «Sicuramente le Università – ha commentato Greco, riferendosi proprio ai dati della permanenza per gli studi in Calabria – stanno facendo tanto, ma c’è ancora molto da fare». E soprattutto, aggiunge il numero uno dell’Ateneo di Arcavacata, «bisogna creare delle prospettive credibili». Un monito forte e non scontato: «Bisogna – prosegue poi – essere al fianco di questi ragazzi per permettere loro di costruire qui il futuro».

Ed è questa la missione principale del mandato rettoriale di Greco, iniziato lo scorso autunno. Un concetto che è stato ribadito più volte, anche in occasione della presentazione del nuovo cda di Ateneo risalente a pochi mesi fa: «In Calabria è davvero possibile restare per lavoare: c’è una formazione assolutamente all’avanguardia, c’è un sistema produttivo che sta crescendo e che lo sta facendo anche con il nostro contributo diretto, quello dell’Unical. Da parte nostra – conclude Greco – c’è l’intenzione di essere sul territorio, aiutare lo sviluppo e soprattutto aiutare i calabresi». Dai cubi di Arcavacata, dunque, una mano tesa per cercare di risolvere il problema dell’emigrazione giovanile. Sperando che venga raccolta.