L’incontro, che si colloca nel solco dell’intesa tra Giorgia Meloni e Elly Schlein sull’introduzione del principio del consenso esplicito nel reato di stupro, ha visto la partecipazione di Elena Bonetti (Commissione d’inchiesta transizione demografica), Ettore Rosato (Copasir) e dell’avvocata Elda De Masi. Emersa l’importanza della dimensione educativa: «Responsabilità delle istituzioni»
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Il tema del consenso nella definizione del reato di violenza sessuale torna al centro del confronto pubblico, in una fase in cui il percorso di riforma normativa registra elementi di incertezza e riapre il dibattito sulle tutele effettive garantite alle vittime.
In questo quadro si è svolto a Vibo Valentia l’incontro “Donne al centro – per difendere il consenso e l’autodeterminazione”, promosso da Azione, che ha riunito esponenti politici, operatori del diritto e rappresentanti del Terzo Settore per un approfondimento sulle modifiche al disegno di legge.
Il confronto si colloca nel solco dell’intesa iniziale tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein sull’introduzione del principio del consenso esplicito nel reato di stupro, accordo successivamente entrato in una fase di stallo e oggetto di nuove valutazioni parlamentari.
Al centro del dibattito, le proposte di modifica avanzate dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno e le possibili ricadute sull’impianto normativo. Un passaggio che, secondo diversi interventi, potrebbe incidere sul livello di tutela delle vittime e sull’interpretazione delle fattispecie in sede giudiziaria.
«L’introduzione esplicita del principio del consenso nasce dall’analisi di molti casi giudiziari, nei quali la persona offesa si trova ancora a dover dimostrare di aver detto no», ha affermato Elena Bonetti, presidente della Commissione d'inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto. «Il consenso libero e consapevole deve rappresentare il riferimento, perché consente di tutelare la dignità della persona e di evitare fenomeni di vittimizzazione secondaria».
Una posizione condivisa sul piano politico anche dal segretario del Copasir, Ettore Rosato: «Il consenso è un elemento essenziale della libertà personale: o c’è oppure non c’è, e non può essere oggetto di interpretazioni». Da qui la necessità, è stato osservato, di una norma che garantisca maggiore certezza giuridica.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre richiamato il carattere strutturale della violenza di genere. «Non siamo di fronte a episodi isolati, ma a un fenomeno radicato che attraversa la società», ha sottolineato Rosato, evidenziando come il tema coinvolga non solo le donne ma l’intera comunità.
Accanto al piano normativo, è stata ribadita la necessità di interventi sul piano culturale. «Educare al rispetto e al significato del consenso è una responsabilità centrale delle istituzioni», ha aggiunto Rosato, indicando nella scuola uno degli ambiti prioritari.
Un approfondimento tecnico è stato offerto dall’avvocata Elda De Masi, che ha richiamato l’evoluzione della giurisprudenza della Corte di Cassazione: «L’orientamento consolidato ha progressivamente spostato l’attenzione dall’uso della violenza alla mancanza di consenso, includendo anche situazioni di pressione psicologica o di incapacità della vittima». In questo contesto, «l’eliminazione del riferimento esplicito al consenso rischia di rendere più complesso l’accertamento del reato e di aumentare la vittimizzazione secondaria».
Nel corso del confronto sono stati richiamati anche alcuni dati relativi alle denunce e agli esiti dei procedimenti, evidenziando criticità già presenti nel sistema. Un quadro che, secondo quanto emerso, richiede interventi capaci di rafforzare le tutele senza determinare arretramenti.
«Su questi temi non può esserci un passo indietro», ha concluso Bonetti. «Difenderemo il testo approvato alla Camera e utilizzeremo tutti gli strumenti parlamentari per evitare modifiche che possano indebolire la protezione delle donne».
Il confronto ha messo, dunque, in evidenza posizioni differenti ma convergenti su un punto: la definizione normativa del consenso resta uno snodo centrale del dibattito in corso, destinato a incidere non solo sul piano giuridico ma anche sull’evoluzione culturale del Paese.

