Una riflessione che nasce da anni di osservazione della politica calabrese e che restituisce un sentimento più profondo della semplice critica: la perdita di fiducia. A scrivere è Domenico Oliva, che parte dalla mancata prevenzione del dissesto idrogeologico per allargare lo sguardo a clientelismo, inefficienze e fuga dei giovani. Ma c’è un’altra emergenza, forse ancora più grave e troppo spesso dimenticata: il rischio sismico. Per Oliva, senza prevenzione, competenza e una pianificazione capace di guardare oltre l’immediato, ogni promessa di cambiamento rischia di restare soltanto una promessa.

La lettera

Caro direttore,

leggo come sempre i suoi editoriali ma, questa volta, mi trova non in disaccordo bensì privo di ogni speranza. Sono almeno 45 anni che sono attento alla politica calabrese e non ho mai visto il benché minimo cambiamento sia in termini di prevenzione che di attività concreta. Parole tante, promesse tantissime, progetti rimasti nel cassetto una infinità, idee iniziate e lasciate a metà una marea, ma mai nulla che potesse essere in termini preventivi o di organizzazione un fiore all'occhiello della regione o, quanto meno, un esempio virtuoso di investimento.

Di carrozzoni politici ne abbiamo visti e ne vediamo tanti, inutili, superflui, di scarsa o nulla utilità, ma sono il contrappeso di equilibri elettorali che, a volte, ci sfuggono. Carrozzoni, incarichi di consulenza, nuove figure, staff vari, tutti legati a massoneria, conoscenze private, scambi elettorali... tutti a carico di una regione disastrata, ma mai in nessuno di questi emerge competenza, alta professionalità, capacità nella soluzione di problemi; se qualcuno veramente capace, per puro caso, dovesse rientrare nell'elenco di quell'esercito di dipendenti è praticamente impossibile che possa muoversi liberamente e sciolto dalla stretta volontà politica per dissipare qualche difficoltà a tutto vantaggio della popolazione.

La verità è che la retorica del "passare dall'emergenza alla prevenzione" si scontra con una classe dirigente che sull'emergenza ha costruito una vera e propria economia di potere. La prevenzione non fa notizia, richiede tempo, rigore e soprattutto trasparenza.

L'emergenza, al contrario, permette la deroga alle regole, l'assegnazione diretta dei fondi, la gestione clientelare e la propaganda immediata sui media. In Calabria, la natura non sta semplicemente "impazzendo": sta presentando il conto di decenni di abusivismo edilizio, cementificazione selvaggia degli alvei dei fiumi, mancata manutenzione dei bacini idrografici e abbandono dei territori interni. Parlare di modernizzazione quando non si riesce nemmeno a spendere con criterio le risorse ordinarie del PNRR o i fondi di coesione europea è una pia illusione.

Mentre si dibatte astrattamente di transizione ecologica, i giovani migliori continuano a emigrare perché soffocati da un sistema che premia l'appartenenza politica anziché il merito. La Calabria non manca di risorse economiche o di competenze tecniche umane; manca totalmente della volontà politica di recidere i cordoni ombelicali con clientelismo e inefficienza. A questo quadro drammatico si aggiunge un'ipocrisia ancora più grave: si riempiono le pagine dei giornali con gli eventi climatici estremi — certamente devastanti — ma ci si dimentica sistematicamente della minaccia più imponente che pende sulla nostra terra. La prevenzione sismica in Calabria non è un tema "importante": è un'esigenza letteralmente vitale. Viviamo su una delle zone a più alto rischio sismico d'Europa, un territorio storicamente sferzato da terremoti catastrofici, eppure la messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico e privato, delle scuole, degli ospedali e delle infrastrutture strategiche è totalmente assente dalla discussione politica quotidiana.

I cambiamenti climatici e il dissesto idrogeologico non viaggiano separati dal rischio sismico: un territorio reso fragilissimo dalle piogge torrenziali e dall'erosione del suolo è ancora più vulnerabile di fronte a un evento tellurico. Continuare a ignorare i piani di protezione civile, la microzonazione sismica e il recuper del patrimonio immobiliare dei centri abitati significa accettare scientemente il rischio della tragedia. Senza una pianificazione strutturale a lungo termine che affronti insieme fragilità climatica e minaccia sismica, ogni appello al cambiamento rimarrà soltanto l'ennesimo ed elegante esercizio stilistico da prima pagina.