Dall’Atlante demografico dei comuni calabresi nasce un appello alla Regione: «Serve un’Agenzia per le aree interne e una strategia strutturale per fermare l’emorragia demografica»
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Ci sono uomini che girano la Calabria alla ricerca di funghi, di scorci da fotografare o di sagre paesane. E poi c’è Giovanni Durante. Classe 1977, originario di Pizzo Calabro, non ha tessere di partito, non chiede consulenze, non aspira a un posto in un consiglio di amministrazione e non va nemmeno a caccia di porcini. Va a caccia di una specie in via d’estinzione, tutelata meno dell'orso marsicano: gli esseri umani.
Zaino in spalla, da solo, muovendosi grazie all'ospitalità di amici e amministratori locali illuminati, Giovanni analizza da quando aveva 24 anni quello che definisce il vero, spietato cancro della nostra terra: lo spopolamento. Una passione civile trasformata in rigore scientifico. Ha iniziato documentando il paradosso di Nicotera — paese di sua madre, raro caso di comune costiero e turistico travolto dal vuoto demografico —, per poi estendere il raggio d'azione a tutto il Vibonese, fino a mappare tutti e 404 i comuni calabresi.
È nato così il suo "Atlante demografico dei comuni calabresi", uno studio mastodontico aggiornato ogni cinque anni (che gli è valso perfino una lettera di encomio dalla Presidenza del Consiglio ai tempi del Governo Draghi) ed esteso all'analisi storica dal dopoguerra a oggi di tutti i comuni del Mezzogiorno.
Oggi Giovanni ha chiuso l'ultimo, amaro aggiornamento della sua indagine. E i dati non lasciano spazio a consolazioni: la Calabria non sta semplicemente invecchiando, sta scomparendo.
La geografia del vuoto: i numeri del disastro
Il bilancio regionale è un bollettino di guerra. Ben 331 comuni su 404 (l’82,0%) hanno perso abitanti. Appena 73 (il 18%) mostrano un segno più, e quasi tutti concentrati sulla linea della costa.
Ma è la profondità di questo svuotamento a far tremare i polsi:
167 comuni (il 41,3%) hanno perso tra il 50% e il 90% della loro popolazione originale. Cinque anni fa erano 137: un'accelerazione spaventosa.
42 comuni (10,4%) registrano una perdita tra il 40% e il 50%.
35 comuni (8,7%) contano una contrazione tra il 30% e il 40%.
In demografia, perdere un abitante su tre significa entrare in rianimazione. In Calabria, quasi tre quarti dei comuni sono già oltre questa soglia.
Fantasmi di pietra: la memoria che svanisce
Dietro le percentuali fredde dell'Atlante di Durante ci sono storie, pietre, millenni di cultura che rischiano la cancellazione definitiva. Luoghi straordinari che si stanno trasformando in gusci vuoti:
Carpanzano (CS): Borgo antichissimo fondato attorno al 986. È passato da 1.524 a 186 anime. Una resa dell'87,8%.
Castroregio (CS): Presidio arbëreshë del Pollino, ricamato su rocce incise da coppelle preistoriche. Da 1.533 a 205 abitanti (-86,6%).
Alessandria del Carretto (CS): Casa del Museo del Lupo e dell'orto botanico della Difisella. Da 1.576 a soli 335 residenti (-78,7%).
Staiti (RC): Uno dei santuari della lingua grecanica, dove svetta la monumentale chiesa normanna di Santa Maria di Tridetti. È crollato da 1.434 a 158 abitanti (-88,9%).
Ferruzzano (RC): Il paese con la più alta concentrazione al mondo di palmenti ipogei scavati nella roccia per la pigiatura del mosto. La sua comunità si è ridotta da 4.434 a 676 persone (-84,7%).
Centrache (CZ): Custode della chiesa bizantina di San Nicola Ceramidio e delle sue cupole in terracotta cava. Passato da 1.655 a 352 abitanti (-78,7%).
Gagliato (CZ): Il borgo che ogni estate si trasforma nell'Accademia Mondiale delle Nanotecnologie e della Nanomedicina, ospitando scienziati da ogni continente, passa da 1.768 a 407 residenti (-76,9%).
San Nicola dell'Alto (KR): Avamposto arbëreshë vedetta della pace con l'opera in marmo di Carrara di Cersosimo. Crollato da 2.687 a 650 abitanti (-75,8%).
Polia (VV): Culla della civiltà del ferro con le sue grotte tufacee e il museo dello scultore Gaccetta. Fiumana passata da 3.719 a 765 residenti (-79,4%).
Una tempesta perfetta (e la resa della politica)
Non è solo una questione di numeri, è un collasso sistemico. Lo spopolamento s'intreccia con la denatalità, spezzando il ricambio generazionale e chiudendo le scuole; si salda all'emigrazione giovanile, che prosciuga la forza lavoro e le menti migliori; e sfocia nell'invecchiamento precoce, che abbatte i consumi, spegne il commercio e fa esplodere i costi socio-sanitari su un sistema sanitario regionale già in macerie.
Soprattutto, c'è un'emergenza patrimoniale: chi si prenderà cura dei nostri tesori tra 15 anni? Quando gli ultimi anziani se ne saranno andati, i palazzi, le chiese normanne, i siti archeologici e i boschi storici rimarranno soli. E la pietra senza l'uomo muore.
Di fronte a questa catastrofe, la ricetta politica attuale si è rivelata totalmente inefficace. A cosa serve polverizzare fondi pubblici in micro-finanziamenti per rifare una piazzetta, una viuzza o una fioriera, se poi in quella piazza non cammina più nessuno? Non servono maquillage urbani, serve visione.
«La Regione Calabria deve svegliarsi. Serve un’Agenzia Regionale ad hoc per le aree interne, coadiuvata da una struttura permanente che monitori giorno per giorno la deriva demografica e programmi investimenti strutturali su lavoro, servizi e mobilità.» (Giovanni Durante)
L'appello di Giovanni Durante non ha colore politico: è un grido d'allarme lanciato al Presidente della Regione, alla Giunta, al Consiglio e a tutti i Sindaci calabresi. Fermare l'emorragia non è più una scelta programmatica: è l'ultima chiamata per evitare che la Calabria diventi una bellissima, desolata terra di nessuno.

