L’Italia accelera sulle tecnologie quantistiche con una rete nazionale: tra i poli anche l’Università della Calabria, partner della nuova struttura di ricerca che unirà atenei, laboratori e aziende, valorizzando le realtà scientifiche fuori dalle grandi metropoli
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Un nuovo paradigma tecnologico sta cambiando le regole del gioco dell’innovazione mondiale. Il quantum computing non è più una frontiera accademica: è una tecnologia strategica, già oggetto di investimenti pubblici, piani industriali e interesse geopolitico. L’Unione Europea l’ha inserita tra le priorità del programma Horizon, mentre Stati Uniti e Cina stanno consolidando poli nazionali con miliardi di dollari. Anche l’Italia si muove, con un’infrastruttura distribuita che coinvolge atenei, centri di ricerca e grandi imprese. In questo disegno, un polo si trova in Calabria.
Per capire di cosa stiamo parlando, bisogna partire dalla base: la meccanica quantistica è la branca della fisica moderna che descrive il comportamento delle particelle subatomiche. A differenza delle regole classiche a cui siamo abituati (causa-effetto, un oggetto sta in un solo posto alla volta), nel mondo quantistico una particella può trovarsi in più stati contemporaneamente (sovrapposizione), o influenzarne un’altra a notevole distanza (entanglement), istantaneamente. Questi principi, per decenni considerati solo teoria, oggi sono alla base di nuove tecnologie.
Il quantum computing sfrutta queste leggi per elaborare informazioni in modo radicalmente diverso. Un qubit, l’unità base dell’informazione quantistica, può rappresentare sia 0 che 1 contemporaneamente. Questo consente a un computer quantistico di esplorare simultaneamente moltissime soluzioni a un problema. Un esempio concreto: simulare il comportamento di una molecola complessa per sviluppare un farmaco innovativo. Dove un supercomputer impiegherebbe settimane o mesi, un processore quantistico può ridurre i tempi a ore o minuti.
Ma il quantum non si ferma solo ai computer. Dallo stesso campo nascono anche sensori ad altissima precisione e reti di comunicazione a prova di intrusione. Per questo si parla oggi di «tecnologie quantistiche» al plurale: strumenti diversi ma interconnessi che potrebbero cambiare radicalmente settori come la diagnostica medica, l’energia, i trasporti, la sicurezza informatica. Pensiamo a dispositivi per diagnosi più rapide nelle aziende sanitarie calabresi o a sistemi per ottimizzare i consumi energetici nelle industrie locali.
Il governo italiano ha scelto di accompagnare questo sviluppo con una rete distribuita di competenze, evitando un unico centro nazionale. Il progetto più rilevante in questa direzione è il Centro Nazionale «Alessandro Volta», annunciato nel dicembre 2025 agli Stati Generali del Quantum. L’infrastruttura metterà in rete università, laboratori e aziende, valorizzando anche le realtà scientifiche fuori dai grandi poli metropolitani. L’Università della Calabria è tra i partner selezionati, insieme alla Federico II di Napoli e all’Università dell’Insubria.
La presenza dell’UniCal non è simbolica. Negli ultimi anni l’ateneo ha consolidato una produzione scientifica solida nel campo dell’informazione quantistica, del quantum sensing e degli algoritmi quantistici applicati all’intelligenza artificiale. Ha partecipato a bandi PNRR tematici, ha ospitato la conferenza nazionale IQIS 2024, ha avviato percorsi di Master e dottorato interdisciplinari. La visione del rettore Gianluigi Greco è chiara: servono figure capaci di connettere la fisica teorica con l’ingegneria dei sistemi, e l’Università della Calabria ha deciso di formarle.
Gli impatti potenziali vanno oltre l’ambito accademico. Una PMI calabrese potrebbe usare sensori quantistici per realizzare dispositivi diagnostici più efficienti o sfruttare algoritmi quantistici per ottimizzare processi industriali e risparmiare energia. Il consolidamento di un ecosistema quantistico nel Sud significherebbe attrarre investimenti, trattenere capitale umano, generare spin-off e rafforzare le filiere tecnologiche locali. Il quantum può diventare un motore di sviluppo anche dove oggi sembra mancare l’infrastruttura industriale: a patto che venga costruita ed alimentata.
È giusto però ricordare che la piena maturità tecnologica richiederà ancora tempo. Alcune applicazioni sono già concrete, ma i risultati più avanzati si vedranno nei prossimi anni. Ed è proprio ora che serve costruire basi solide. La Calabria, grazie a UniCal e al Centro Volta, è nella partita. Ora serve continuità tra università, imprese e istituzioni per farne un vero motore di crescita al Sud Italia.
*Fondatore dritara.tech

