Un nuovo anno iniziato lontano da casa. Soprattutto a Natale la nostalgia si fa sentire. C’è chi è stato raggiunto dai genitori in questi giorni di festa. Chi ha lasciato sotto l’albero appena disfatto il desiderio di rivedere presto i propri cari.

Resta in ogni caso quel senso di mancanza che nessuna attività educativa, nessuna relazione nuova, anche già profonda, riesce a colmare.

Ricominciare senza ricadere


Circondati dal verde e con il mare sullo sfondo, immersi in uno scenario diverso da quello in cui sono nati e cresciuti, che a tratti rivela una bellezza e una familiarità inattese, hanno ancora tutta la vita davanti. Una vita da ricominciare dopo una brusca battuta d’arresto, dopo un errore da capire a fondo per ricominciare davvero e senza ricadute, che con la maggiore età avrebbero conseguenze diverse.

Sono i giovani di Casa di Benedetta attiva a Reggio Calabria fino al 2023 come comunità residenziale socio-educativa per minori a rischio devianza e da gennaio 2024 come comunità penale per minori provenienti dal circuito della Giustizia Minorile di tutta Italia. Coordinatore e responsabile è Alessandro Cartisano. 

A Casa di Benedetta, giovani giunti anche dal profondo nord e qualcuno anche da più lontano, si ritrovano. Provenienti da luoghi anche molto diversi, sono stati temporaneamente allontanati dal contesto di origine e, di conseguenza, anche dalla famiglia.

Hanno commesso dei reati e sono stati inseriti in percorsi rieducativi. Giovani dai trascorsi più variegati, spesso faticosi, anche ma non sempre segnati da contesti socio-economici difficili, e adesso accomunati da questo senso di mancanza dei propri cari, dei propri affetti, dei legami che già in adolescenza iniziano ad essere forti e profondi.

La fretta di sentirsi uomini


Giovani in cui convivono il desiderio ardente di essere già uomini, grandi, indipendenti e una dolcezza disarmante, a volte nascosta, recondita, sepolta sotto strati di orgoglio che imprigiona molto più di un provvedimento penale. Altre volte solo in attesa di emergere e manifestarsi a chi tenda una mano, a chi incontri e non neghi lo sguardo.


Si sentono giganti ma nel corpo di adolescenti. Hanno un cuore grande e pronto ad aprirsi e a raccontarsi con generosità. Occhi grandi e profondi che si lasciano incrociare, che portano lontano, che non si nascondono. 

L.

«Il sorriso di mia madre ma un sorriso vero, non uno di quelli destinati a tranquillizzare me ma uno che dimostri quando lei sia davvero felice». Questo è il sogno di uno di loro i cui occhi sanno di cielo. Gli manca la famiglia. Il tanto tempo lontano da casa si fa sentire. Per il secondo anno consecutivo ha trascorso il Natale in comunità e questo 2026 è il secondo anno che inizia qui a Reggio Calabria. Prima la mamma, il fratello e la sorella sono venuti a trovarlo. Poi è venuto anche il padre. È il più anziano della comunità, pur essendo tra i più giovani.  Qui a Reggio sta proseguendo gli studi ed è appassionato di tanti sport.

Da grande vuole fare l’avvocato ma intanto nel suo futuro più vicino vede il suo ritorno a casa con la consapevolezza che la libertà si può perdere e che non è neanche così difficile che ciò accada. Quella vita veloce, quella vita da grandi in cui era immerso dovrà avere delle regole che lo aiutino a gestire una emotività che sente essere davvero enorme dentro di sè. Mettere ordine e mettersi in ascolto cerando di dare una misura sana a quel "rispetto” di sè che è giusto solo se equilibrato e anche rivolto agli altri, altrimenti è vuoto e solo padrone. E intanto crescere, innamorarsi, studiare. Senza frettae e senza paura.

M.

18 anni appena, compiuti lontano da casa, e un cuore spezzato che ancora sanguina. Un bagaglio che pesa. Pesa ancora molto come quegli errori che ormai non possono essere cancellati. Ma si può riparare per poi ripartire. Una possibilità che diventa anche una grande responsabilità. Arriva in soccorso il mare di Reggio che assomiglia a quello della città in cui i suoi genitori si sono innamorati e che poi hanno dovuto lasciare per emigrare e arrivare in Italia. Arrivano in soccorso quei sogni ancora vivi. Raggiungere all’estero il fratello, tornare a scrivere e a cantare con lui, continuare a giocare a calcio.

Ronaldo resta il suo idolo ma la musica, quella pure è una passione grande e irrinunciabile. Da quando sta in comunità lo aiuta a trovare le parole per esprimere quella mancanza che sente. La mancanza dei suoi genitori, della mamma che come tutte le mamme cammina sul paradiso, delle sorelle ma soprattutto del fratello che c’è sempre stato, anche quando da piccolo soffriva perché, nonostante fosse nato in Italia, intorno era visto come uno straniero. Nella musica lo ritrova, lo stringe a sé, lo tiene vicino. In questo legame così forte, in questa lingua comune che è il rap, trova la forza per sperare di poter sanare le tante ferite che ancora sono aperte. Intanto lo aspetta. «Mio fratello tornerà a trovarmi e questa volta potrò uscire. Andremo a registrare con lui una nuova canzone. Non vedo l’ora».

Fierezza e tenerezza

Giovani cresciuti troppo in fretta, animati da una fierezza ancora troppo acerba e prematura per essere governata e che li ha spinti troppo oltre. Giovani custodi, tutti, di sconfinati tenerezza e bisogno di amore. Animati da un’ansia di essere già uomini e da un’urgenza di affermare sè stessi come capaci di fare e ottenere tutto mentre, invece, si è ancora adolescenti alla ricerca di una identità, con il diritto assoluto di essere fragili, insicuri, protetti.

Giovani che pensano di non dover chiedere aiuto, come soprattutto alla loro età sarebbe un diritto, convinti di poter prendere ciò che non si concedono di avere l’opportunità di conquistare con il giusto tempo, i giusti modi. Una grande emotività, una interiorità complessa che pare (ma è solo illusorio) risolversi e autodeterminarsi in quell’attimo fugace, in quell’atto fatale di forza e di violenza. 

La rabbia e la fatica, la fiducia e la speranza

Hanno conosciuto fin troppo bene la rabbia, quella che brucia e in attimo tutto distrugge. Stanno conoscendo la fatica emotiva della limitazione della libertà, difficile da accettare e da capire alla loro età, e conoscono la fatica di crescere. Oggi tutta quella vita davanti ancora possibile forse spaventa ma è lì ad aspettarli, con quanto abbiano imparato e riconquistato e nonostante quanto, seppur giovani, abbiano già perduto. Anche i loro sogni sono ancora lì, tutti da vivere, purchè sappiano che fiducia, pazienza, responsabilità e speranza saranno per loro gli unici garanti di futuro e libertà.