Un 2026 dominato da eventi meteo estremi con forte vento, incessanti piogge e violente mareggiate. Questa è stata la volta del ciclone Nils giunto anche in Calabria.

Vento impetuoso con al Sud ha raggiunto punte elevatissime di 160km/h, con 300mm di pioggia. Ingenti i danni e numerose le esondazioni di fiumi e torrenti anche in Calabria. Questo sulla terraferma.

Ma il ciclone è tornato ad agitare anche il cuore del Mediterraneo, il cui surriscaldamento galoppante continua a determinare burrasche e mareggiate di portata straordinaria e sempre più pericolose per gli abitati “troppo” vicini al mare e per l’uomo. Al Sud le onde hanno raggiunto 13 metri di altezza. In questa occasione, con Nils a infuriarsi è stato anche lo Stretto.

Il fragore di questi venti non lascia adito a dubbi, in mezzo al Mediterraneo le imbarcazioni di fortuna sulle quali potrebbero essere state in transito i migranti, avranno attraversando un inferno di acqua e vento, senza alcuna speranza. Nelle settimane scorse, a seguito del ciclone Harry il bilancio approssimativo era di quasi mille vittime. Il prossimo potrà essere solo superiore.

Mediterranea Saving Humans, aveva iniziato la tragica conta da 380 persone partite dalla Tunisia, in base alle informazioni trasmesse attraverso i dispacci Inmarsat dal Centro per il coordinamento del soccorso marittimo di Roma: «Almeno 380 persone tra uomini, donne e bambini, risultano disperse in mare al 24 gennaio. L’allerta raggruppava otto casi SAR distinti, corrispondenti a otto imbarcazioni partite da Sfax, sulla costa orientale della Tunisia, tra il 14 e il 21 gennaio 2026. Al 24 gennaio, nessuna di queste imbarcazioni era stata localizzata e non era stato segnalato alcun salvataggio confermato relativo a questi otto casi Sar.

Queste partenze hanno coinciso esattamente con il periodo in cui il Mediterraneo centrale, compresa la rotta da Sfax a Lampedusa, era interessato da condizioni marittime estreme: onde superiori a sette metri e raffiche di vento che raggiungevano oltre 54 nodi, causate dal ciclone Harry. In altre parole, le imbarcazioni non sono semplicemente scomparse, ma si sono perse durante alcune delle condizioni marine più pericolose registrate da vent’anni a questa parte in mare», riferiva ancora Mediterranea Saving Humans.

E mentre il dato degli arrivi risente dei cicloni che si susseguono in questo 2026, con 2160 migranti giunti dal primo gennaio a fronte degli oltre 4mila nello stesso periodo dello scorso anno, il governo Meloni rafforza i controlli sui confini marittimi e terrestri, accelera le procedure di rimpatrio alla frontiera, amplia le ipotesi di espulsione giudiziale, disciplina la possibilità di interdire l’attraversamento delle acque territoriali a navi in presenza di minacce gravi per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale.

Una stretta sui controlli dei confini che, come le imbarcazioni, si disintegrano nella morsa delle tempeste.
E così, anche con il ciclone Nils, altre rotte migratorie saranno state bruscamente interrotte, altre imbarcazioni saranno scomparse e con esse le persone, inghiottite ancora dal mare in tempesta, perché, come già accaduto, neppure le condizioni meteo ostative ed estreme avranno fermato il traffico di esseri umani. E, anche questa volta, nessuno sarà riuscito a impedirlo.