La senatrice a vita parla a studentesse e studenti dopo la proiezione speciale del potente primo documentario che ricostruisce la verità giudiziaria sulla sparizione, sulle torture e sull'omicidio del giovane ricercatore italiano in Egitto. Tra le 76 tappe negli atenei, oggi quella reggina
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« Nessuna verità è negoziabile. I genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, la loro avvocata Alessandra Ballerini, hanno chiesto conto “da soli” a un regime, dimostrando che con coraggio e determinazione la verità, seppure faticosamente, viene sempre a galla. Anche la verità più scomoda ». La scienziata e senatrice a vita, Elena Cattaneo, approda anche in riva allo Stretto per la giornata alla libertà di studio e di ricerca in memoria Giulio Regeni, nel decennale della sua tragica scomparsa. Parla a studentesse e studenti nell'aula Quistelli dell'università Mediterranea di Reggio Calabria , per ricordare quanto siano importanti la consapevolezza e la responsabilità. Quanto le persone, come la famiglia Regeni e la loro legale che hanno sfidato da sole un regime mentre cinque governi italiani non lo hanno fatto , possono essere incisivi nella Storia e restituire Verità ai fatti . «Per ognuno di noi c'è un metro quadrato di spazio, prezioso e da usare bene per non essere irrilevanti, per non restare indifferenti e invece essere responsabili . I genitori di Giulio sono stati un esempio in questo perché la loro ricerca si è fatta carico della nostra libertà, della realtà dei fatti che ci circondano e ci riguardano e anche delle libertà di fare ricerca soprattutto quando essa è scomoda, com'era evidentemente quella condotta da Giulio », ha rimarcato ancora la senatrice Elena Cattaneo.
Anche la Mediterranea di Reggio Calabria, tra le “Università per Giulio Regeni" coinvolte nel ciclo di incontri partito ad aprile dall'università Statale di Milano con l'hashtag scelto per i social è #UniversitàperGiulio e dedicato alla storia del giovane in Egitto per condurre una ricerca sui sindacati indipendenti dopo la caduta di Mubarak e durante l'era dell'ex generale Abdel Fattah al-Sisi, in carica dal 2014 .
Sparì il 25 gennaio 2016, qualche giorno dopo il suo ventottesimo compleanno e nel quinto anniversario della “Rivoluzione del 25 gennaio” che nel 2011, in piena Primavera Araba , con la mobilitazione di milioni di cittadini e dopo 18 giorni di protesta, aveva portato alla storica caduta del presidente Hosni Mubarak. Il suo corpo, con evidenti segni di tortura, fu ritrovato nove giorni dopo, il 3 febbraio 2016, in un fosso ai bordi dell'autostrada Cairo-Alessandria.
Da allora i genitori di Giulio non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia, sfidando "da soli" la tracotanza del regime egiziano, che ancora oggi nega la piena collaborazione inizialmente assicurata alle indagini e le attività di controllo e pedinamento alle quali era stato sottoposto Giulio. Ancora oggi protegge gli imputati faticosamente mandati a processo in Italia. Macigni su questa tragica vicenda, sulla quale pesano anche gravi tradimenti, i pesanti depistaggi.
Laureato in Arabic e Politicis a Leeds all'università di Cambridge, era in Egitto per condurre da libero ricercatore, dunque non "inviato" e da spia di qualsivoglia servizio segreto, la sua ricerca. Ma fu rapito con la complicità delle autorità egiziane, trattato illegittimamente e interrogato e torturato fino alla morte. Avrebbe dovuto confessare di essere ciò che non era, cioè una spia.
Nell'aula magna Antonio Quistelli hanno risuonato le voci di chi questa tragica storia ha contribuito a portarla alla luce, lottando contro chi la tiene (e ancora la tiene nascosta) e contro chi è rimasto (e ancora rimane) inerte. Una storia che espone ogni cittadino, ogni cittadino e la nostra democrazia a un pericolo grave e costante.
La proiezione speciale del potente documentario "Giulio Regeni - Tutto il male del mondo", prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni, diretto da Simone Manetti e scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, ha ricostruito la verità giudiziaria sull'omicidio del giovane ricercatore italiano.
Un'iniziativa fortemente voluta dal rettore dell'università Mediterranea di Reggio Calabria, Giuseppe Zimbalatti. « Doveroso per la nostra comunità accademica aderire a questa iniziativa e aprire l'ateneo alla città e alle tante scolaresche oggi intervenute e partecipi. Una giornata importante che ci ha consentito di approfondire i fatti e di misurarne la gravità . Fortunatamente, viviamo in un Paese e in un Continente in cui la ricerca è libera , non priva di condizionamenti di carattere politico, ma comunque libera. Noi abbiamo relazioni anche con università di Paesi nei quali questa libertà non c'è. Ci onoriamo di poter essere cassa di risonanza proprio di ricercatori e professori di questi paesi che, anche per il nostro tramite, mettono a frutto il loro ingegno attraverso i risultati della ricerca », ha sottolineato il rettore Giuseppe Zimbalatti.
Dopo la proiezione un momento di confronto riflessione organizzata dalla Scuola di Dottorato dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria e coordinato dal direttore Felice Arena con gli interventi della scienziata e senatrice a vita Elena Catteneo (università Statale di Milano) e di Marina Mancini, docente di diritto Internazionale presso il dipartimento Digies della Mediterranea.
«La storia di Giulio Regeni – ha sottolineato la senatrice a vita e senatrice a vita Elena Cattaneo – è la storia di un giovane appassionato alla ricerca di risposte alle sue domande . Per me una bussola che ci spiega che i diritti non sono concessioni e che la verità non è negoziabile , che la difesa del dovere di uno Stato di reclamare verità e giustizia è sacrosanta. Questa storia ci ricorda quanto importante sia non solo la ricerca della verità, ma anche il dovere di custodire questi valori nel proprio paese e nella propria democrazia. A volte i nostri governi sono distratti o poco pronti a farsi carico delle responsabilità, come nel caso di Giulio Regeni in cui una famiglia e un'avvocata da soli chiedono conto a un regime delle sue azioni, dopo aver preso per mano un Paese che governo dopo governo si è invece voltato dall'altra parte.
L'università Mediterranea di Reggio Calabria è stata la 63ª tappa del percorso negli atenei ed è stata anche l'occasione per richiamare la comunità civile al diritto e al dovere di sapere e di conoscere Giulio Regeni e la sua storia . A oggi non ci sono ancora tutte le risposte e io credo che questa adesione così globale, totale, immediata delle 76 università italiane sia un segnale importante, splendido , che dimostra ancora una volta che il nostro Paese è culturalmente vivo e attento e chiede verità e giustizia », ha sottolineato ancora la senatrice a vita e senatrice a vita Elena Cattaneo.
Un'occasione anche per fare il punto sul processo coraggiosamente e faticosamente incardinatosi in Italia nel davanti alla Corte d'Assise di Roma. Quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani, Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Magdi Ibrahim Abedal Sharif, imputati in contumacia a causa della mancanza di cooperazione dell'Egitto che non ha mai fornito gli indirizzi per poter notificare gli atti processuali.
Un processo che mostra del nostro Paese la sua contradditorietà: la forza di una famiglia, di un'avvocata, di una comunità che si è mobilitata nelle piazze e nelle strade e di una magistratura che non demordono per accertare una verità che il regime egiziano vorrebbe soffocare, da una parte; dall'altra la debolezza di un governo (anzi cinque dal 2016 a oggi, da Matteo Renzi a Paolo Gentiloni, passando per Giuseppe Conte, Mario Draghi e oggi Giorgia Meloni) che invece resta inerte e che neppure mette in atto le misure pure previste dalla legislazione internazionale per obbligare l'Egitto a collaborare.
Un'inerzia che si riflette sulla stessa Europa, non ostante alcune risoluzioni di Parlamento europeo, rimasta all'ombra di uno Stato membro di cui Giulio era cittadino, incapace di iniziativa forti e risolute. Con ogni probabilità si avrà una sentenza di condanna che accerterà una verità e che tuttavia non avrà giustizia. Le persone, che l'intervento della Corte Costituzionale ha reso eccezionalmente processabili nonostante l'impossibilità di dimostrare l'effettiva conoscenza del giudizio a loro carico vista l'accusa per crimini contro l'umanità , se condannate non saranno mai consegnate alle carceri italiane.
«Il processo - ha spiegato Marina Mancini, docente di diritto Internazionale presso il dipartimento Digies della Mediterranea – volge alla conclusione con la requisitoria fissata a fine giugno alla quale seguiranno gli interventi delle parti civili e le discussioni da parte dei difensori d'ufficio degli imputati assenti.
I capi d'imputazione di cui sono chiamati a rispondere sono quelli che è stato possibile formulare sulla base della nostra legislazione. Si auspica che il nostro legislatore introduca anche la categoria dei crimini contro l'umanità che ancora manca nel nostro ordinamento . Per via di questo, attualmente gli imputati sono chiamati a rispondere tutti di sequestro di persona pluriaggravata in concorso e con altri soggetti non identificati, per aver bloccato Giulio Regeni nella metropolitana del Cairo il 25 gennaio e averlo sequestrato per nove giorni fino al 2 febbraio , quando sarebbe avvenuta la sua uccisione. Il maggiore Magdi Ibrahim Abedal Sharif è imputato anche di lesioni gravi e omicidio pluriaggravato in concorso con altri soggetti non identificati, per aver sottoposto appunto a lesioni con atti crudeli e mezzi violenti, il povero Giulio fino a provocarne la morte .
Non è stata contestata, e non può essere contestata, la sparizione forzata in quanto tale poiché il nostro legislatore non ha introdotto questa fattispecie criminosa nel nostro ordinamento, nonostante l'Italia sia diventata parte della specifica convenzione delle Nazioni Unite.
Non è s tato possibile contestare il reato di tortura che pure oggi è previsto dal nostro ordinamento, perché nel 2016 quando si sono verificati i fatti questo non era stato ancora interodotto . Fin tanto che il dittatore Al-Sisi resterà alla guida dell'Egitto è estremamente difficile che i quattro imputati, se condannati, possano scontare solo un giorno di carcere .
Se e quando l'Egitto si aprirà verso un percorso democratico, forse le cose potranno cambiare .
La presidenza del Consiglio dei Ministri si è costituita parte civile nel processo per chiedere il risarcimento dei danni morali e immateriali per la lesione dell'interesse dello Stato alla protezione del suo cittadino. E tuttavia l'immagine e la dignità dello Stato italiano risultano un pò offuscate da questa vicenda, dal momento ché l'Italia non è stata in grado di ottenere dal partner egiziano la cooperazione che era obbligato a dare nelle indagini per accertamento della verità su Giulio», ha concluso Marina Mancini, docente di diritto Internazionale presso il dipartimento Digies della Mediterranea.



