Mentre i cieli di Madrid si tingono di festa e la Spagna solleva al cielo la coppa del mondo, l'eco di quel trionfo attraversa il Mediterraneo e risuona in modo del tutto speciale tra le sponde del Tirreno e dello Jonio. Non è solo la vicinanza geografica a unire la penisola iberica alla Calabria, né una semplice simpatia sportiva. C’è un filo invisibile, ma resistentissimo, che lega queste due terre: un legame storico profondo, forgiato nei secoli della dominazione spagnola, quando la Calabria era una provincia strategica del Regno di Napoli.

Oggi, celebrare il successo calcistico spagnolo diventa l’occasione perfetta per riscoprire quanto della Spagna viva, ancora oggi, nel Dna culturale, linguistico e antropologico dei calabresi. Un viaggio nel tempo che dimostra come i conquistatori di ieri siano diventati i fratelli culturali di oggi.

Dalle Corti di Napoli ai feudi calabresi: due secoli sotto lo stesso vessillo

Per oltre duecento anni, tra l'inizio del XVI e l'inizio del XVIII secolo, la Calabria ha respirato la stessa aria politica di Madrid. Integrata nel Viceregno di Napoli, la regione fu governata da viceré, governatori e nobili castigliani e aragonesi. Questo lungo periodo ha lasciato un’impronta indelebile nell'architettura e nell'urbanistica del territorio. Pensiamo alle imponenti fortificazioni costiere, come le iconiche torri di guardia spagnole che costellano i litorali (costruite per difendere il territorio dalle incursioni saracene), o ai dettagli di palazzi nobiliari e castelli (come il Castello Aragonese di Reggio Calabria o i bastioni di Crotone) che richiamano lo stile austero e maestoso dell'edilizia militare iberica.

La lingua che unisce: quando il dialetto parla castigliano

Ma è nella quotidianità, e soprattutto nella lingua, che la Spagna si fa carne e respiro in Calabria. Il dialetto calabrese è un meraviglioso mosaico linguistico, dove le origini spagnole sono quelle più evidenti. Moltissimi termini di uso comune non sono altro che calchi perfetti del castigliano:

Il calabrese ‘ndrina o ‘ndrinu (inteso storicamente come uomo fiero o di rispetto) richiama lo spagnolo andrin; Cucchiara (cucchiaio) deriva direttamente da cuchara.

Mpanari (riempire, impanare) o le tradizionali Cuzzupe/Cucchie pasquali trovano radici nei termini e nelle usanze dolciarie iberiche, legato al termine spagnolo cocho (focaccia, dolce cotto) o cuzco.

Dire Stujari (asciugare, pulire) rimanda a estuyar.

Tavutu (bara) e tassa (tazza) derivano rispettivamente da ataúd e taza.

Accattari, (comprare) dallo spagnolo acatar.

Arrassari (Allontanare, scostare) dallo spagnolo arrasar (spianare, ma usato nel senso di fare spazio).

Manta (Coperta pesante) dallo spagnolo manta.

Perfino l'anagrafe parla spagnolo. Cognomi diffusissimi in tutta la regione come Alvaro, Sandoval, Ortega, Gomez o Marzano e Navarro sono la firma indelebile di famiglie iberiche che secoli fa si radicarono sul territorio, fondendosi con la popolazione locale.

Fede e passione: Il misticismo barocco

Se c’è un ambito in cui il legame si fa viscerale, questo è la religiosità popolare. La Calabria e la Spagna condividono una concezione della fede intensa, teatrale, intrisa di misticismo barocco.

Le processioni della Settimana Santa calabrese – con i loro riti penitenziali, i silenzi drammatici e le statue portate a spalla – sono le sorelle quasi identiche delle celebri celebrazioni di Siviglia o Malaga. I "Vattienti" di Nocera Terinese o le rappresentazioni sacre del Venerdì Santo in molti borghi dell'entroterra custodiscono quella stessa estetica del dolore e della devozione che i viceré spagnoli portarono con sé oltre cinque secoli fa.

Dalla paella alla cucina povera: il gusto dell'incontro

Finanche a tavola, il legame si fa sentire. Sebbene la dieta mediterranea calabrese sia unica, l'uso sapiente del peperoncino (introdotto in Europa proprio dagli spagnoli dalle Americhe) e la predilezione per i piatti unici a base di carne e verdure richiamano la cultura gastronomica della Meseta. Elementi come la conservazione dei salumi (il legame ideale tra il chorizo e la nostra nduja o soppressata, pur nelle loro enormi differenze di gusto) testimoniano una comune sapienza contadina nel trattare le materie prime.

Un trionfo condiviso

Oggi che la Spagna festeggia il tetto del mondo calcistico, la Calabria può guardare a quei festeggiamenti non come un estraneo, ma come chi riconosce in quei canti e in quell'orgoglio qualcosa di familiare. Perché la storia ha decretato che, tra le montagne della Sila e le scogliere di Scilla, un pezzo di cuore spagnolo continuerà sempre a battere.