Esistono storie che lasciano un segno indelebile, oltre per il dolore che portano con sé, sopratutto per la straordinaria lezione di dignità che impartiscono al mondo. La storia di Manuel Giacinto, il piccolo guerriero volato in cielo lo scorso 28 settembre a soli 4 anni, è una sinfonia di coraggio, amore e denuncia. È il racconto di un "maestro" di vita che ha lottato contro un nemico invisibile, e di un padre, Enzo Casella, originario di Cassano, che oggi usa la sua tromba e la sua voce per urlare una verità che troppi preferiscono ignorare. Il calvario di Manuel inizia quasi subito. Ha appena 5 mesi quando manifesta i primi, preoccupanti sintomi. Nel 2021 arriva la diagnosi che cambia per sempre il destino della famiglia, un terribile ependimoma, un tumore raro e aggressivo che origina dalle cellule ependimali che rivestono le cavità del sistema nervoso centrale.

Il giorno successivo alla scoperta, Manuel viene trasferito d’urgenza presso l’Azienda Ospedale Università di Padova per un delicatissimo intervento chirurgico. Seguono 51 giorni in terapia intensiva, un tempo sospeso fatto di macchinari, silenzi e preghiere. Ma Manuel non è un bambino comune: con una tenacia incredibile e una voglia di vivere che stupisce i medici, supera quella prima grave crisi, tornando a sorridere e a sperare.

In quelle corsie d’ospedale, papà Enzo, musicista professionista residente a Rovigo, docente al Liceo Musicale Montanari di Verona e trombettista nell'orchestra dell'Arena di Verona, decide di trasformare lo strazio in arte. Spesso collaborando con la moglie, la pianista russa Aleksandra Ialtonskaia, Enzo decide di usare il proprio talento per dare voce a Manuel. Nelle lunghe ore d’attesa in terapia intensiva, si arma di una piccola tastiera e di un registratore. Nasce così "Ce la farò", un brano che inizialmente doveva essere una dolce nenia, ma che cambia forma per aderire alla realtà: «Il testo aveva parole dolci – spiega Casella – ma poi ho notato che mio figlio, nei momenti peggiori, mostrava rabbia. Ho voluto raccontare i suoi desideri, come quello di riabbracciare il nostro cane. In quel momento lui era l'unico vero virtuoso, la mia fonte d'ispirazione». Il brano, caricato su YouTube, ha avuto un fine nobile, i proventi delle visualizzazioni sono stati devoluti alla "Città della Speranza di Padova" per finanziare la ricerca sui tumori cerebrali infantili.

Ma la battaglia di Enzo non è stata solo contro la malattia. È stata anche contro un sistema spesso sordo e ipocrita. Prima del brano per Manuel, c'era stata "Luce del Natale", offerta gratuitamente a chi della ricerca ne fa una maratona per raccogliere fondi ma, nonostante la rinuncia totale ai diritti di copyright, il progetto non trovò spazio nella programmazione. O almeno così si pronunciarono.

Oggi, il dolore di un padre si trasforma in un amaro "j’accuse". «Durante la malattia di mio figlio ho toccato con mano una realtà dura, esistono malati e angeli di serie A e di serie B. Sono stato snobbato da cantanti, quelli che si dichiarano sensibili alle cause sociali, a quelli a cui ho chiesto di prestare la voce per “Ce la farò”, e persino a chi si presenta come un 'supereroe' che gira per gli ospedali. La verità è che molti personaggi non si muovono se non hanno un tornaconto d'immagine. Ho dovuto fare tutto da solo, scrivere, cantare e autoprodurmi, per gridare che Manuel Giacinto era un bambino di serie A. E oggi, è un angelo di serie A».

Manuel ha combattuto fino all'ultimo, arricchendo il cielo con la sua presenza, ma lasciando sulla terra un compito preciso. Suo padre Enzo non chiede palchi né riflettori per sé, chiede solo che l’ependimoma non sia più un "killer silenzioso" e dimenticato. «Ascoltare e condividere la sua canzone significa aiutare la ricerca su un tumore di cui si parla troppo poco. Non chiedo favori, chiedo solo che la storia di Manuel non venga dimenticata. Finché avrò voce, farò di tutto perché la memoria del mio angelo resti viva».

Cassano All'Ionio e il mondo della musica oggi si stringono attorno a questo "piccolo direttore" che, pur nel breve tempo concessogli, ha saputo dirigere un'orchestra di amore, verità e coraggio. Condividere il brano "Il piccolo direttore del Paradiso" , oltre ad essere un gesto simbolico, sarà un sostegno diretto alla ricerca scientifica. Un modo per dire che Manuel, e tutti i bambini come lui, non saranno mai "angeli di serie B". Una carezza per Manuel Giacinto, il Piccolo Direttore che ora dirige l’orchestra degli angeli.