Con la sua scomparsa, l’Italia perde uno dei sacerdoti più straordinari degli ultimi decenni. Anche nella nostra regione ha lasciato il segno con la comunità che porta il suo nome
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Emanuele Roberto
«Non ascoltate quegli adulti che vi dicono che vivete solo di rabbie, paure e depressioni. Fate la rivoluzione». Era questo l’appello che don Antonio Mazzi rivolgeva ai giovani. Una rivoluzione fatta di speranza, coraggio, responsabilità e fiducia nella vita.
Con la sua scomparsa, l’Italia perde uno dei sacerdoti più straordinari degli ultimi decenni, scomodo e imprevedibile, che ha scelto di vivere accanto agli ultimi, ai fragili, agli emarginati, ai disabili, ai tossicodipendenti, ai detenuti. Ha consumato la propria esistenza per chi soffriva, era povero e solo. Quelli erano i suoi figli, la sua famiglia, i suoi veri amici.
Fondatore della Comunità Exodus, non ha mai avuto paura di andare controcorrente. «Io sono figlio di un Dio laico, tanti mi hanno insultato, tanti hanno storto il naso», diceva. E ancora: «Assassini e corrotti? Ho sempre accolto tutti. Mi piace stare tra i peggiori».
Non erano frasi ad effetto le sue. Perché la sua missione era netta e chiara: non assolvere il male, ma offrire a ogni persona la possibilità di rialzarsi.
In Calabria
Anche sulla Calabria ha inciso don Mazzi. Nel 1999 apre a Caccuri, nel Crotonese, una delle comunità Exodus più significative del Mezzogiorno.
È immersa in un angolo suggestivo alle pendici della Sila Grande, una comunità diventata negli anni un luogo di rinascita per decine di giovani e famiglie. Nel corso degli anni ha accolto centinaia di ragazzi bisognosi di aiuto, ha avviato tantissimi percorsi educativi, coinvolgendo uomini e donne e anche minorenni. Ma la comunità non è stata soltanto accoglienza: ha promosso prevenzione nelle scuole, formazione per studenti, volontari ed educatori, costruendo una rete di solidarietà con parrocchie, associazioni e realtà del territorio.
La comunità di Caccuri rappresenta ancora oggi uno dei volti più autentici del pensiero di don Mazzi: fraternità, condivisione, solidarietà, amore. Un luogo dove nessuno viene giudicato per il proprio passato e dove ogni persona viene aiutata a ritrovare dignità e speranza.
Don Antonio Mazzi ha insegnato che nessuno è definitivamente perduto. Ha dimostrato che educare significa credere nell’uomo anche quando tutti gli altri hanno smesso di farlo. Per migliaia di giovani è stato un padre, una guida, una mano tesa nel momento più difficile.
La Calabria oggi lo ricorda con riconoscenza. Perché anche su questa terra ha seminato speranza e ha costruito un’opera che continua a restituire futuro a chi sembrava averlo perduto. È questa la sua eredità più grande: aver dimostrato, con la forza dei fatti, che la fraternità può vincere sull’emarginazione e che l’amore può diventare la più straordinaria forma di rivoluzione.


