Il racconto, attraverso immagini e cimeli storici della vita e della carriera dell'indimenticato Pablito, per prima volta al Sud, è stata al centro anche della visita dei giovani di Casa di Benedetta
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La Coppa del mondo conquistata in Spagna nel 1982, il premio di capocannoniere nello stesso campionato iridato e il Pallone d'oro, vinti dal grande Paolo Rossi . Tutto in quell'anno magico che gli valse un primato incontrastato per vent'anni , fino al 2002 quando anche Ronaldo lo eguagliò. Cimeli che dominano una delle sale della mostra "Un ragazzo d'oro", allestita anche all'Onu lo scorso anno (la prima volta per un atleta italiano) adesso per la prima volta al Sud, al palazzo della cultura Pasquino Crupi di Reggio Calabria.
Attorno a quelle tre teche, che fanno sognare ed emozionare chi le guarda, si string un gruppo di ragazzi per i quali sognare diventa un atto di riscatto e liberazione . Sono i giovani di Casa di Benedetta, coordinata da Alessandro Cartisano, attiva a Reggio Calabria fino al 2023 come comunità residenziale socio-educativa per minori a rischio devianza e da gennaio 2024 come comunità penale per minori provenienti dal circuito della Giustizia Minorile di tutta Italia.
Accompagnati dall'educatore Andrea Gangemi , i giovani giunti a Reggio Calabria anche dal profondo nord e qualcuno anche da più lontano, temporaneamente separati dalle loro famiglia e dai loro contesti di origine , qui sono coinvolti in un percorso rieducativo volto al loro reinserimento.
Tra le attività è stata inserita anche la visita alla mostra dedicata a Paolo Rossi, visto che molti tra loro sono appassionati di sport e di calcio.
L'esposizione racconta l'uomo e il campione attraverso cimeli, foto e anche realtà virtuali. Organizzata dalla fondazione Paolo Rossi, presieduta dalla moglie Federica Cappelletti, la mostra, diretta da Marco Schembri e promossa da Maurizio Insardà in collaborazione con Osc Innovation, inaugurata alla fine di aprile, sta destando molto interesse.
Già soprannominato Pablito per le prodezze regalate in occasione dei campionati iridati in Argentina nel 1978, nella lista Fifa 100 tra i 125 calciatori più rappresentativi di sempre, Paolo Rossi, è morto nel 2020, all'età di 64 anni per colpa di un male incurabile.
Appassionato di calcio da giovanissimo, il suo cammino era iniziato quando aveva 14 anni. La sua ascesa non fu immediata, complici una serie di infortuni e una stagione poco stimolante a Como. Cadute che non lo avevano scoraggiato ma fortificato nel suo proposito di giocare a calcio. Divenne simbolo della Juventus dopo essere stato lanciato dal Vicenza dove accettò di giocare in serie B portando la squadra in serie A nel 1977. Questo l'esordio di uno straordinario campione, una delle figure più iconiche del calcio mondiale, raccontato in questa mostra soprattutto come uomo.
Un racconto anche intimo e personale, attraverso materiali inediti e contenuti multimediali, testimonianze di altri grandi del calcio.
Maglie di campioni attuali come Ibrahimović, Totti, Messi dedicate a Paolo e ancora le testimonianze video di Bocelli, Eros Ramazzotti oltre che di altri grandi del calcio come Fabio Cannavaro, il presidente Gianni Infantino, Pelé, Maradona. Particolarmente toccante quella dell'amico Gianluca Vialli, anche lui mancato per un male incurabile soltanto tre anni dopo, nel 2023.
«La mostra sta andando molto bene. Sono tanti gli appassionati che vengono a visitare la mostra. Ci sono giovani ma ci sono soprattutto adulti - racconta la direttrice di palazzo Crupi Anna Maria Franco – che hanno vissuto quel momento d'oro del calcio Italiano e hanno ammirato Paolo Rossi sul campo. Dunque, ricordando le pagine della storia del calcio che l'esposizione rievoca, condividono l'esperienza con figli e nipoti che portano con loro. È molto emozionante. La mostra resterà allestita fino al prossimo 29 maggio, visitabile dal martedì al sabato, dalle 10 alle 19 ultimo ingresso, e la domenica dalle 10 alle 13, ultimo ingresso».





















