Presentata questa mattina a palazzo Alvaro, alla presenza della moglie Federica Cappelletti, l’esposizione, finora mai allestita al sud. Sarà inaugurata al palazzo della Cultura Pasquino Crupi, il prossimo 24 aprile con ospite d’onore Giancarlo Antognoni, amico e compagno di squadra nella Nazionale italiana che nel 1982 in Spagna vinse i Mondiali
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
Quel colpo di testa contro la Polonia. La tripletta indimenticabile contro la favorita nazionale brasiliana e i due gol in semifinale contro la Polonia e in finale contro la Germania. Una firma e un cuore, quelli di Paolo Rossi. Pagine indimenticabili di sport e passione che facendo sognare l’Italia, portarono gli Azzurri di Enzo Bearzot, in un momento molto critico del suo percorso, per la terza volta (e dopo mezzo secolo) sul tetto del mondo.
Di quei mondiali di calcio del 1982 in Spagna, Paolo Rossi, già soprannominato Pablito per le prodezze regalate in occasione dei campionati iridati in Argentina nel 1978, fu il trascinatore con sei reti che gli valsero il titolo di capocannoniere. Inserito nella lista Fifa 100 tra i 125 calciatori più rappresentativi di sempre, è stato il primo giocatore in assoluto, Ronaldo lo avrebbe eguagliato dopo vent’anni, nel 2002, ad aver vinto nello stesso anno il mondiale, il titolo di capocannoniere di tale competizione e il Pallone d'oro.
Ecco quel Pallone d’oro, unitamente al Ballon d’Or France Football 1982, e alla Scarpa d’Oro tutti assegnati a Rossi dopo la straordinaria stagione mondiale, è tra i pezzi più attesi della mostra a lui dedicata e che sta approdare anche in Calabria, a Reggio, prima tappa al Sud, “Paolo Rossi, un ragazzo d’oro”.
La mostra a palazzo Crupi
Dal 24 aprile al 29 maggio ad ospitarla, con ingresso libero, sarà il palazzo della Cultura Pasquino Crupi. Questa mattina la presentazione, con la proiezione anche di un video molto emozionante, presso la sala Biblioteca Gilda Trisolini, di palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana di Reggio Calabria. La mostra sarà inaugurata il prossimo 24 aprile, alle ore 16:30 a palazzo Crupi. Seguirà alle ore 18 a palazzo Alvaro, nella sala Perri, un talk con ospite d’onore Giancarlo Antognoni, amico e compagno di squadra nella Nazionale italiana che nel 1982 in Spagna vinse i Mondiali.
Organizzata dalla fondazione Paolo Rossi, presieduta dalla moglie Federica Cappelletti, presente con il direttore della mostra, Marco Schembri, il promotore Maurizio Insardà, il ceo di Osc Innovation, Saverio Ceravolo e con i sindaci ff di Comune e Città Metropolitana di Reggio, rispettivamente, Mimmo Battaglia e Carmelo Versace, l'esposizione racconta l'uomo e il campione attraverso cimeli, foto, testimonianze e realtà virtuali. Un percorso espositivo articolato, dedicato a una delle figure più iconiche del calcio mondiale. «Un eroe in campo che ha emozionato tutta l’Italia ma soprattutto un uomo pieno di valori e principi nella vita», ha sottolineato la moglie Federica Cappelletti.
L’uomo e il campione
L’indimenticato campione del mondo, morto nel 2020, all’età di 64 anni per colpa di un male incurabile, maturò giovanissimo la sua passione per il calcio che lo aveva portato lontano da casa già a 14 anni. La sua ascesa non fu immediata, complici una serie di infortuni e una stagione poco stimolante a Como. Cadute che non lo hanno scoraggiato ma fortificato nel suo proposito di giocare a calcio. Divenne simbolo della Juventus dopo essere stato lanciato dal Vicenza dove accettò di giocare in serie B portando la squadra in serie A nel 1977. Questo l’esordio di uno straordinario campione raccontato in questa mostra soprattutto come uomo.
«In ogni città in cui siamo stati – ha spiegato la moglie Federica Cappelletti - ho capito che il percorso intrapreso dopo la sua scomparsa, per restituire quell’affetto e quell’amore di cui tutti lo colmavano in ogni dove lo incontrassero, attraverso questo “racconto” itinerante era un atto assolutamente doveroso. Ho scoperto un amore e un legame ancora più forti con le tante comunità che lui ha conosciuto nel suo percorso ma anche con quelle che ha raggiunto con le sue prodezze in campo ma soprattutto con la sua umiltà, la sua determinazione, la sua umanità, la sua resilienza, il suo ottimismo, la sua capacità di trasformare una fragilità in risorsa. Ecco la sua bellezza ed è la cosa che in assoluto più mi manca di lui. Questo vorrei che di lui rimanesse sempre vivo, anche come messaggio per i giovani», ha sottolineato ancora la moglie Federica Cappelletti, presidente della fondazione Paolo Rossi, giornalista e anche presidente della Lega Serie A femminile che ha poi condiviso un ricordo familiare intrinsecamente legato alla mostra. «Il Pallone d’oro un giorno si era ammaccato mentre giocava con le nostre bambine. Così è stato lasciato volutamente ed esposto. Perchè così era Paolo, un uomo semplice che non nascondeva fragilità e difetti».
La mostra, allestita anche all’Onu lo scorso anno – la prima volta per un calciatore italiano – punta a valorizzare non solo la dimensione sportiva del campione, ma anche quella umana, offrendo un racconto più intimo e personale della sua vita, attraverso materiali inediti e contenuti multimediali, testimonianze di altri grandi del calcio.
Un viaggio emozionante
«Il titolo dell’esposizione – ha spiegato il direttore della mostra, Marco Schembri - è scritto nel suo stesso nome. “Oro” è, infatti, una parola che non solo richiama i tanti riconoscimenti calcistici ma è anche la fusione della fine del nome Paolo e dell’inizio del cognome Rossi. Ma soprattutto Ragazzo d’oro è il modo in cui tantissime persone lo hanno sempre definito. Ci sembrava, dunque il titolo più idoneo per questa mostra attraverso la quale Federica, che ringrazio, ha aperto la sua casa e i cassetti dei suoi ricordi a me a tutti coloro che vorranno visitare la mostra.
Maglie di campioni attuali come Ibrahimović, Totti, Messi dedicate a Paolo, per parlare anche ai giovani, che speriamo vengano anche con le scuole, e i cimeli d’epoca per raccontare la carriera di Paolo proprio dagli inizi. Raccontare la carriera e anche la vita di un uomo con il suo grande sogno. Dunque esponiamo il cappello da bersagliere, le pagelle scolastiche, la tessera dell'autobus col quale lui andava a giocare a Torino nella Juventus, la castagna d'Oro, e poi tutte le maglie che lo hanno consacrato come leggenda del calcio azzurro.
Una mostra molto ampia, scandita anche da testimonianze video di Bocelli, Eros Ramazzotti oltre che di altri grandi del calcio come Fabio Cannavaro, il presidente Gianni Infantino, Pelé, Maradona che parlano di Paolo. Un’autentica full immersion con un omaggio davvero molto speciale. Con commozione ricordo quel giorno a Coverciano, prima della spedizione dell'Europeo che poi l’Italia vinse nel 2022. Gianluca Vialli, grande amico di Paolo, non riusciva a scrivere quella maglia per lui. Alla fine buttò giù qualche riga: “A Paolo, mio angelo custode. Prepara il campo ci vediamo lassù”. Questa maglia sarà accanto al Pallone d'oro perché la consideriamo un altro cimelio indelebile della nostra mostra. Insomma un viaggio ricco non solo per chi è cresciuto nel mito di Paolo ma anche per chi voglia conoscere un uomo e un campione straordinario», ha sottolineato ancora il direttore della mostra, Marco Schembri, che ha anche ringraziato la città per la calorosa accoglienza.
Il calore della città
«La storia di Paolo Rossi è fatta di amore, sofferenza, gioia e di dolore. Per la mia generazione è stato colui con cui abbiamo vinto i campionati del mondo nel 1982, in un momento in cui l'Italia attraversava un momento di grande crisi. L'Italia era contestata e l'unico giornalista a difendere Paolo Rossi ed Enzo Bearzot è stato Italo Cucci. I fatti, come sempre gli hanno dato ragione», ha sottolineato il giornalista Maurizio Insardà, promotore della mostra.
«È un motivo d'orgoglio per noi ospitare, quale prima città del Sud, questa mostra che celebra un campione del mondo con cui tutti abbiamo sognato e anche il grande uomo che Paolo Rossi è stato», ha dichiarato il sindaco f.f. della Città Metropolitana, Carmelo Versace.
«Reggio è la piazza giusta per esaltare un campione del calcio e della vita come Paolo Rossi. Celebriamo insieme un orgoglio italiano che ha saputo unire il Paese e oggi la nostra città abbraccia affettuosamente la moglie Federica», ha dichiarato il sindaco f.f. di Reggio Calabria, Mimmo Battaglia che con Versace ha ricevuto una maglia azzurra con l’iconico numero 20 di Paolo Rossi.
«Ero molto piccolo nel 1982 ma la storia di Paolo Rossi, il suo percorso genuino fatto di scelte coraggiose e di determinazione, momento bui e momenti di gloria, mi hanno fatto credere subito in questo progetto», ha dichiarato il Ceo di Osc Innovation, Saverio Ceravolo, organizzatore della mostra.



