Dietro migliaia di testate digitali che sembrano offrire notizie fresche non batte alcun cuore umano. Non ci sono giornalisti, non ci sono uffici e non esiste alcun controllo editoriale. Esistono solo algoritmi programmati per sfornare contenuti a ritmo industriale, conti correnti (spesso nei paradisi fiscali) per incassare i proventi pubblicitari e un obiettivo inquietante: la "dezinformatsiya".

La fabbrica della "spazzatura informativa"

Secondo i dati raccolti da NewsGuard e riproposti da Italia Oggi, azienda specializzata nel monitoraggio della disinformazione, sono già più di 3.000 i siti identificati che operano senza una redazione. Questi portali sfruttano l’intelligenza artificiale per generare quella che viene definita "spazzatura per informazione", ovvero contenuti che non distinguono tra fatti e fake news, creati al solo scopo di attirare traffico e alimentare la pubblicità programmatica.

Il clone che inganna il lettore

Accanto ai siti creati per mero profitto, crescono quelli asserviti a precisi interessi politici. NewsGuard ha rintracciato centinaia di portali italiani riconducibili a una regia russa, attraverso reti note come Pravda e Doppelgänger. Dal 2023, queste reti producono domini-civetta che clonano testate storiche come Repubblica, La Stampa e l'Ansa per veicolare narrazioni pro-Cremlino su temi caldi come il conflitto in Ucraina e le sanzioni internazionali.

I numeri sono imponenti: la sola rete Pravda, nel 2025, ha pubblicato 6,3 milioni di articoli in 49 lingue diverse, utilizzando 286 domini automatizzati con una media di diciassettemila contenuti al giorno.

L’avvelenamento dei chatbot

Il vero pericolo, tuttavia, va oltre la singola notizia falsa letta da un utente distratto. Questi articoli sono scritti principalmente per essere "digeriti" dai database di addestramento delle intelligenze artificiali. NewsGuard stima che, a marzo 2025, circa 3,6 milioni di articoli della rete Pravda fossero già stati incorporati nei modelli linguistici dei principali chatbot occidentali.

Il risultato è quello che gli esperti definiscono "avvelenamento dei pozzi informativi": interrogati su temi d'attualità, i chatbot citano i siti della rete russa come fonti attendibili in un caso su tre. Nel 2025, le principali IA hanno ripetuto affermazioni false nel 35% dei casi, un dato quasi raddoppiato rispetto al 18% dell'anno precedente.

Questa nuova frontiera della propaganda non punta più solo a convincere il pubblico, ma a corrompere alla radice gli strumenti tecnologici su cui faremo sempre più affidamento per comprendere il mondo.