La parlamentare calabrese ha fatto recapitare un messaggio di cordoglio a Francesco Galati, suo tutore legale e amico fraterno, che gli è rimasto accanto fino all’ultimo giorno. La deputata della Lega ha anche elogiato la sua missione di umanità, andata ben oltre il compito affidatogli dal tribunale
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Un messaggio di cordoglio e di riconoscenza è arrivato in giornata dalla deputata calabrese Simona Loizzo per la scomparsa di Giacomo Perrone, l’uomo deceduto quattro giorni fa a Scalea a seguito di un malore. In una lettera ufficiale la parlamentare ha voluto esprimere vicinanza alla famiglia, sottolineando al tempo stesso il ruolo umano e assistenziale svolto negli anni da Francesco Galati, suo tutore legale e amico fraterno, che gli è rimasto accanto fino all’ultimo respiro.
La caritas cristiana
Nel messaggio, la parlamentare della Lega ricorda Perrone con parole di partecipazione al dolore dei familiari e dedica un passaggio particolare all’impegno di Galati, che per lungo tempo ha assistito l’uomo con dedizione quotidiana. «In occasione della dipartita del signor Giacomo Perrone – scrive la deputata – nell’esprimere le mie più sentite condoglianze ai familiari sento il dovere e l’esigenza di rappresentare deferente stima all’avvocato maresciallo Francesco Galati, suo tutore legale, che per anni amorevolmente, sostenuto dalla caritas cristiana, ha curato quotidianamente il signor Perrone provvedendo ai suoi bisogni assistenziali».
Elogio alla solidarietà
«All’avvocato maresciallo Galati – prosegue Loizzo – vanno riconosciuti i massimi meriti della solidarietà umana, augurandomi che questo fulgido esempio di vita venga seguito in favore di quanti vivono nell’indigenza e nelle sofferenze».
La deputata, eletta alla Camera nelle file della Lega e componente della Commissione Affari sociali, conclude il messaggio con un saluto formale ma carico di significato, richiamando il valore dell’impegno civili verso le persone più fragili.
Il legame tra Giacomo e l’ex maresciallo dei carabinieri
Giacomo Perrone era uno degli “invisibili” abbandonati al proprio destino. Per lui, che soffriva di gravi patologie, non c’era neppure un medico disposto a visitarlo. Giacomo era un accumulatore seriale, viveva sommerso dalla sporcizia nella sua casa di Scalea e aveva lottato tutta la vita contro i fantasmi che gli affollavano la mente. Da solo, con il peso sulle spalle di un destino ingeneroso. Negli ultimi tempi si era anche dovuto separare dall’adorata moglie Caterina, ricoverata in una residenza per anziani, che da giovane l’aveva reso padre della loro unica figlia.
Poi, un giorno di ottobre del 2021 la sua vita è cambiata. Il suo tutore legale Francesco Galati, colui che diventerà il suo inseparabile amico fino alla fine dei suoi giorni, fresco di nomina allertò il nostro network per chiedere di documentare una vicenda assurda. Ogni appello rivolto alle istituzioni per chiedere aiuto, era caduto nel vuoto. I nostri servizi televisivi sollevarono un polverone mediatico e, nelle ore successive, tutte le parti chiamate in causa si presentarono alla porta di Giacomo.
“Adottato” dalla comunità di Scalea
Lui finì dritto in sala operatoria per un intervento chirurgico salvavita, il suo amico Francesco gli restò accanto per tutto il tempo, prima in ospedale, poi durante la degenza a casa. E non solo. Da “invisibile” che era, Giacomo era stato letteralmente “adottato” dalla comunità della cittadina tirrenica, che per un lungo periodo hanno fece a gara per portargli cibo e vestiti. Ed è per questo che la città di Torre Talao esultò quando il tribunale ordinò la sanificazione e la ristrutturazione della casa e gli restituì la dignità che fino a quel momento gli era stata tolta.
Giacomino, così lo chiamavano affettuosamente i suoi concittadini, ha così potuto vivere i suoi ultimi anni in serenità, insieme ai suoi due amici a quattro zampe e all’amico Francesco, che lo ha accudito giorno e notte fino all’ultimo dei suoi respiri, assicurandogli cure mediche, un piatto caldo e affetto incondizionato.
Oltre la morte
Francesco Galati non era solo il suo tutore. In passato era stato il maresciallo dei carabinieri e la storia di Giacomo la conosceva in ogni suo dettaglio, fin dal 1996, anno in cui i servizi sociali della città presero in carico la sua famiglia. Poi, smessa la divisa, Galati ha studiato per diventare avvocato e continuare a difendere i più deboli. Giacomo era diventato per lui una specie di fratello e Galati non ha mai avuto remore a difendere i suoi diritti in ogni sede e cercare di rendere la sua vita più sopportabile. Di tanto in tanto, lo accompagnava anche a far visita alla sua Caterina, perché vederla era il suo più grande desiderio.
Quando Giacomino quattro giorni fa è mancato all’improvviso, la loro storia di solidarietà e amicizia è tornata a circolare sui social e ha raggiunto migliaia di internauti. «Giacomo – ha dichiarato Galati ai nostri microfoni, in occasione dei funerali– era un grande, era tutto l’universo. Era un uomo capace di insegnare che l’umiltà può superare ogni barriera sociale, ogni gerarchia e ogni limite. La sua storia non è quella di una persona fragile, ma quella di una persona forte capace di lasciare un segno in chi ha incrociato il suo cammino».
Un piccolo miracolo
Tra coloro che sono rimasti colpiti, c’è anche la parlamentare Loizzo, che ha sentito l’esigenza di esprimere il proprio cordoglio per la dipartita dell’uomo, esaltando, al tempo stesso, la missione di Francesco Galati, che è andata ben oltre il compito assegnatogli dal tribunale. E da invisibile che era, oggi il nome di Giacomo Perrone è arrivato anche tra i banchi di uno dei luoghi simbolo della nazione. Un piccolo miracolo di umanità, che è una carezza al cuore.

