Sigfrido Ranucci avrebbe recensito entusiasticamente il proprio libro su Amazon, nascondendosi dietro il nome di Emilio Cresci ma dimenticando un dettaglio decisivo: l’account utilizzato per pubblicare il commento mostrava come nome utente «Sigfrido Ranucci».

È il nuovo, feroce affondo di Selvaggia Lucarelli contro il conduttore di Report. Dopo averne contestato la costruzione pubblica da eroe assediato e giornalista infallibile, la giornalista porta un episodio che considera emblematico di quell’«ego fuori controllo»: una recensione a cinque stelle comparsa il 19 febbraio 2024 sotto La scelta, il libro autobiografico di Ranucci.

Il titolo non lesinava l’entusiasmo: «Un capolavoro sulla lotta quotidiana per la libertà di informazione». Anche il testo sembrava scritto da un lettore folgorato: «Appassionante, contiene diversi piani narrativi, tra il rigore delle inchieste, il dietro le quinte, parti intimistiche, con punte altamente emozionanti e commoventi. Un romanzo dei nostri tempi».

In fondo compariva la firma «Emilio Cresci». Tutto normale, almeno fino a quando qualcuno non osservò il profilo dal quale proveniva la recensione. Al di là del nome scelto per firmare il testo, l’account avrebbe mostrato quello di «Sigfrido Ranucci».

La recensione a La scelta firmata “Emilio Cresci”

Lucarelli racconta la vicenda con un’ironia tagliente.

Emilio Cresci, scrive, doveva essere «probabilmente un grande fan di Report». Un ammiratore tanto coinvolto da definire il libro un capolavoro, elogiarne il rigore giornalistico e commuoversi davanti alle parti più intime.

Il problema arriva però dall’identità associata all’account. Secondo quanto ricostruito dalla giornalista, il profilo che pubblicò quella recensione non riportava il nome di Emilio Cresci, ma quello del giornalista che aveva scritto il volume.

L’episodio alimenta quindi il sospetto più imbarazzante: Ranucci potrebbe aver recensito il proprio libro in terza persona, attribuendogli cinque stelle e firmando l’elogio con un nome diverso dal proprio. Non esiste nel materiale disponibile una spiegazione del conduttore né una sua ammissione, quindi il dato va mantenuto nella forma corretta: Lucarelli mostra la coincidenza tra il nome dell’autore e quello dell’account; da quella coincidenza nasce l’ipotesi dell’autorecensione.

Se si trattasse di un equivoco, rimarrebbe da spiegare perché un testo firmato «Emilio Cresci» sia comparso attraverso un profilo intestato a Sigfrido Ranucci. Se invece l’autore fosse realmente il conduttore, l’episodio offrirebbe un’immagine quasi perfetta del culto del personaggio che Lucarelli gli rimprovera. Continua a leggere su La Capitale.