Superare la logica dello spopolamento e riportare al centro il tema del ritorno e dell’arrivo nei piccoli centri. È il messaggio emerso oggi al Senato dall’intervento di Miriam Pugliese, fondatrice della cooperativa Nido di Seta e componente del direttivo dell’APS We’re South, nell’ambito del convegno “Borghi di Calabria in Ascolto. Dialoghi per una nuova agenda territoriale”, promosso dall’associazione “Borghi da Ri..Vivere”.

Nel suo intervento, Pugliese ha proposto un cambio di prospettiva rispetto alla narrazione dominante: «Non siamo eroi del sacrificio, ma architetti e operai del futuro. I borghi non sono il passato dell’Italia, ma una possibile forma del suo domani».

Al centro, il tema “Giovani e ritorni: strategie per ripopolare i borghi calabresi”, affrontato a partire dall’esperienza di San Floro, dove Nido di Seta ha recuperato la filiera della gelsibachicoltura. «Il ritorno non è un gesto romantico o nostalgico, ma un’operazione complessa che richiede competenze e alleanze», ha spiegato, sottolineando come l’iniziativa abbia contribuito a costruire un’economia locale tra agricoltura, artigianato e turismo.

Nel passaggio dedicato alle condizioni necessarie per rendere sostenibile il ritorno, è stata indicata una serie di priorità: lavoro stabile, servizi essenziali, mobilità, accesso alla sanità e alla scuola, insieme alla connettività digitale. «Servono condizioni che garantiscano cittadinanza piena – ha osservato –, non scelte di sacrificio».

Un altro elemento evidenziato riguarda il ruolo dei nuovi abitanti, italiani e stranieri, che scelgono i piccoli centri contribuendo alla costruzione di nuove relazioni sociali e comunità locali. Nel corso dell’intervento non è mancato un richiamo alle politiche pubbliche: «I borghi non chiedono assistenza, ma politiche strutturali e norme semplici». Un passaggio accompagnato dalla richiesta di considerare le aree interne come una risorsa strategica e non come un ambito marginale destinato al declino.

In chiusura, un messaggio contro la "narrazione tossica" dell'abbandono, Miriam Pugliese ha proposto la "semina dei ritorni e dei nuovi arrivi possibili": «che siano figli del luogo, oriundi che riscoprono le radici o nuovi abitanti in cerca di una vita diversa, ogni nuova biografia che si intreccia con un borgo cambia la storia di tutti, ed in cui la comunità era e resta Genius Loci di questi processi di rinascita e ri-abitazione possibile». In clonclusione: «Ogni casa che si riapre è una semina. Non tutto germoglia subito, ma ogni seme cambia il terreno. Siamo qui per dire al Governo che il tempo dell'ascolto deve diventare il tempo del fare insieme».