Il comparto olivicolo regionale schiacciato tra rincari produttivi e prezzi imposti dalla Gdo. Allarme su vendite sottocosto e concorrenza di miscele di origine incerta
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L’olivicoltura calabrese attraversa una fase critica, stretta tra l’aumento dei costi di produzione e prezzi di vendita giudicati «ben al di sotto della soglia di sostenibilità». A lanciare l’allarme è Coldiretti Calabria, che denuncia una situazione «paradossale» per uno dei comparti simbolo dell’agricoltura regionale.
Secondo l’organizzazione, produrre un litro di olio extravergine in Calabria costa mediamente tra i 6,5 e i 9 euro, con punte superiori nelle aree più svantaggiate. «Una stima prudenziale è pari ad almeno 7,2 euro al litro – afferma il presidente Franco Aceto – ma la grande distribuzione continua a utilizzare l’olio come prodotto civetta, comprimendo i prezzi lungo la filiera e scaricando il peso sulle aziende agricole».
Nel mirino anche la concorrenza di prodotti esteri. Coldiretti sottolinea l’assenza di un reale principio di reciprocità negli scambi commerciali, con oli provenienti da Paesi extra-Ue che, secondo l’associazione, non rispettano gli stessi standard ambientali, sanitari e sociali richiesti ai produttori italiani.
Altro nodo riguarda la trasparenza. Sugli scaffali della grande distribuzione organizzata – evidenzia Coldiretti – sono frequenti bottiglie di extravergine ottenute da miscele di oli comunitari ed extracomunitari, con indicazioni in etichetta spesso poco chiare. Una situazione che rischia di generare confusione tra i consumatori e di penalizzare le produzioni di qualità.
Sul fronte normativo, viene richiamata l’importanza della cosiddetta legge Caselli, che ha introdotto reati penali per le frodi agroalimentari. «È un segnale importante – osserva Coldiretti – ma servono controlli efficaci e piena trasparenza lungo tutta la filiera per garantire una concorrenza leale».
A ribadire il valore del comparto è anche Enrico Parisi, presidente di Assoproli Calabria: «Gli olivicoltori calabresi esprimono elevati livelli di professionalità e qualità, ma il mercato non distingue adeguatamente tra eccellenze e prodotti derivanti da miscele di origine incerta».
Non mancano, tuttavia, segnali positivi: cresce l’interesse dei giovani e si sviluppano nuove opportunità legate all’oleoturismo. In questa direzione si inserisce anche il progetto nazionale “Coltivaitalia”, che prevede un piano olivicolo da 300 milioni di euro, oltre al Piano olivicolo regionale predisposto dalla Regione Calabria.
Tra le richieste avanzate da Coldiretti: stop alle aste al doppio ribasso nella Gdo, maggiore trasparenza sull’origine delle olive in etichetta, rafforzamento dei controlli e valorizzazione dei prodotti 100% italiani e calabresi.
Infine, l’appello ai consumatori: «Acquistare olio a prezzi troppo bassi deve far riflettere sulla reale qualità del prodotto. Scegliere olio calabrese significa sostenere il territorio, la salute e il lavoro delle imprese».

