Dal 53,7% della Liguria al 21,8% della Calabria. Le percentuali, da un capo all’altro della classifica, riguardano la presenza di istituti scolastici con palestre o piscine nelle regioni italiane. Un divario profondo – l’ennesimo – ma che questa volta non vede il Nord contro il Sud, considerando che al secondo posto della lista troviamo la Puglia con il 49,2% e al penultimo l’Umbria con il 23,7%. È un divario, però, che vede la Calabria drammaticamente protagonista, in maglia nera anche per quanto riguarda il confronto tra i capoluoghi dove si passa dal 79,7% di Milano al 9,5% di Catanzaro.

Frequentare una scuola senza palestra significa, spesso, rinunciare a una parte fondamentale dell’esperienza educativa. Niente attività motoria strutturata, niente spazi per allenarsi, meno occasioni di socialità. E qui da noi questa non è un’eccezione: è la norma.

A mettere i dati neri su bianco è Openpolis nel report “I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche”. Dati che fotografano un ritardo che ha conseguenze dirette sulle opportunità dei più giovani.

«In un contesto in cui le famiglie non sempre riescono – per limiti economici, culturali o sociali – a garantire ai minori l’accesso alla pratica sportiva nel tempo libero, la scuola rimane un presidio fondamentale per il diritto al movimento e alla salute», si legge nel report. E si aggiunge: «È in questo senso che la dotazione infrastrutturale delle scuole, con la presenza di strutture sportive, cessa di essere un semplice dettaglio architettonico».

Nelle due regioni fanalino di coda, Calabria e Umbria, le strutture sportive sono presenti in meno di un edificio scolastico su quattro. «Ciò ovviamente – si evidenzia – non significa che gli alunni che frequentano queste scuole non abbiano accesso alla palestra, in altri istituti o in impianti sportivi della zona. Ma è comunque un’indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole sul territorio».

Una carenza diffusa in Calabria

La mancanza di impianti sportivi nelle scuole calabresi appare distribuita in modo ampio, basta guardare la cartina dell’Italia riportata per accorgersene: laddove il colore blu scuro indica una maggiore presenza di palestre e piscine, nella punta dello Stivale il tono prevalente va dall’azzurro chiaro al bianco.

Le province della regione si collocano tra quelle con le percentuali più basse nel Paese. A livello di capoluoghi, si va dal 32,08% di Crotone al 9,46% di Catanzaro (che come detto è ultimo a livello nazionale), passando per il 27,78% di Vibo, il 26,23% di Cosenza, il 25,74% di Reggio.

Diversi i comuni che non dispongono nemmeno di una scuola con palestra: ciò significa che per molti studenti lo sport, durante l’orario scolastico, semplicemente non esiste.

Il peso dell’assenza nelle aree interne

Il problema si accentua nelle aree periferiche e nei piccoli centri, dove la scuola rappresenta spesso l’unico luogo per praticare attività fisica. Proprio qui, però, la disponibilità di strutture è più bassa. Una condizione che limita ulteriormente le possibilità per bambini e ragazzi che già vivono in contesti con minori servizi.

Perché il tema delle palestre scolastiche è strettamente legato alla povertà educativa. La presenza o l’assenza di impianti sportivi incide infatti sulla possibilità di praticare sport con continuità, «strumento fondamentale – sottolinea Openpolis – per lo sviluppo fisico, la socializzazione e l’apprendimento di valori come il rispetto delle regole e il gioco di squadra».

Cercare di colmare questo divario significa intervenire sulla dotazione di infrastrutture che non sono solo accessorie, ma parte integrante del percorso educativo. Perché, soprattutto nei territori più fragili, la scuola resta uno dei pochi luoghi – quando non il solo – in cui costruire opportunità.