Steccato di Cutro, Crotone, costa calabrese. Notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023. Il dolore e il freddo, dopo il naufragio dell'Umanità. 34 bambini tra le 94 vittime, 80 sopravvissuti e decine di migranti dispersi (fonte Croce Rossa). Il caicco Summer Love ridotto a pezzi dalle onde di un mare in tempesta a poche decine di metri dalla riva. Solo poche decine di metri sarebbero bastati per la salvezza, per non morire in mare sotto il peso insostenibile di un soccorso negato. Non il mare ma la frontiera è stata di ostacolo alla vita.

A riva sono arrivate vive solo 80 persone, con lo sgomento negli occhi e i vestiti zuppi. A riva sospinti corpi senza più vita, vestiti, scarpe, oggetti e frammenti di esistenze andate in frantumi come il sogno di una vita libera, pezzi di legno e ciò che restava di quell'imbarcazione partita alcuni giorni prima dalla Turchia con a bordo quasi duecento persone.

Oltre tre anni e un processo dopo quel naufragio che ancora reclama giustizia e verità. Il silenzio e l'oblio non devono calare e per questo, il regista crotonese di Strongoli Angelo Resta ha diretto il documentario "Cutro 94 and more", scritto con Vincenzo Montalcini, Bruno Palermo e Francesco Pupa, patrocinato da Amnesty International Italia.

Immagini e testimonianze

Il documentario propone la preziosa ricostruzione dell'accaduto con filmati e immagini di chi ha solcato quella sabbia nel buio di quella notte e della nostra storia fin per prestare aiuto a chi era sopravvissuto, di chi ha soccorso nelle estenuanti ore e giorni successivi, di chi ha documentato per raccontare a chi non era presente e lasciare traccia ia posteri di cosa accadeva su quella spiaggia di fronte al mare che denunciava tutta la nostra incomprensibile disumanità.

Rosarno Film Festival Cutro 94 and more a Reggio

Con la sua proiezione si è aperta nella chiesa Valdese di Reggio Calabria la quinta edizione del Rosarno Film festival - Fuori dal Ghetto, promosso congiuntamente da Mediterranean Hope, programma rifugiati e migranti della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, e dalla Rete delle Comunità Solidali, insieme a Sos Rosarno e Sea Watch.

Parole che pesano: migranti irresponsabili o vittime?

Un racconto importante e necessario che dando voce ai sopravvissuti, allo strazio dei familiari, al dolore dei soccorritori e alla comunità locale, che da quel dolore seppe coltivare accoglienza e speranza, lascia anche risuonare quella narrazione istituzionale «intrisa di una drammaturgia del nemico che chiude ogni spazio, per la quale ogni straniero è clandestino», sottolinea Monica Natali, diacona della chiesa Valdese di Reggio, impegnata nel patto Territoriale nato per promuovere i diritti dei lavoratori braccianti, denunciare lo sfruttamento agricolo e la segregazione abitativa nella Piana di Gioia Tauro. Lo stesso Rosarno Film Festival è sostenuto anche con l'8xmille della chiesa Valdese.

Parole che devono ancora oggi pesare come macigni e che, negando ogni dignità a quelle vittime, richiamavano la responsabilità dei migranti che mai con quel mare così violento avrebbero dovuto mettersi in viaggio con donne e bambini. Dunque irresponsabili, per non aver comandato alla disperazione, per non essersi arresi alla rassegnazione, piuttosto che vittime di un soccorso in mare che non è arrivato, dunque di una strage di Stato.

Le immagini raccolte ripropongono la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al palaMilone con le settanta bare, la vicinanza e l'ascolto delle familiari delle vittime. Il Consiglio dei ministri svoltosi proprio a Cutro il 9 marzo successivo e in cui fu deliberata la stretta sugli scafisti. La cronaca di quei giorni denuncia anche la mancata visita della presidente Giorgia Meloni e del suo Governo al palaMilone dove ancora giacevano le salme. La ricostruzione non trascura, anzi, richiama con fermezza le dichiarazioni in conferenza stampa del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.

La notte della nostra Storia

Un racconto che deve continuare a interrogare le coscienze. «Nessuno di noi che conosciamo quel mare, siamo più riusciti a recuperare l’integrità di quello sguardo che a esso volgevamo. È tutto cambiato. Ma – incalza il regista Angelo Resta – se sia davvero così è una domanda che, alla luce dell’attualità, dobbiamo porci costantemente. Quella notte a Steccato di Cutro l’umanità è morta con quei migranti ed è rinata grazie all’umanità dei crotonesi e di quanti c’erano accanto a quelle salme e ai familiari disperati accanto a quelle bare in quel palaMilone e indignati in strada al momento di occuparla per impedire che quelle stesse bare fossero sepolte nelle vicinanze piuttosto che rimpatriate.

Solo cinque bare bianche ma i bambini erano molti di più. La storia nella sua inattesa e immensa tragicità aveva spiazzato la realtà. Non vi erano disponibili altre bare per bambini. Non si attendeva di averne bisogno e così gli altri bambini furono posti nella bare per adulti. Tra quelle bianche anche quella del piccolo Hasib, di cui inizialmente non si conosceva nulla. Era stato identificato con la sigla KR46M0: Crotone, 46° corpo recuperato, maschio con meno di un anno di età. Dare quel nome era stato necessario per la sua e per la nostra storia. Dare un nome è sempre necessario oltre che doveroso», sottolinea ancora Angelo Resta.

Necessario e doveroso come questo racconto perchè l’oblio è sempre in agguato e perchè ricordare quanto avvenuto a Cutro equivale ad avere la consapevolezza che tanti altri naufragi consumati e che ancora si consumano senza che vi sia prova, senza che si sappia specie con le recenti condizioni meteo estreme che hanno riguardato anche il mare Mediterraneo. 

Sono stati 26 (su 56 dispersi dei 67 migranti) i bambini di cui non si è più avuta alcuna notizia a seguito del naufragio silente, invisibile, nascosto, negato, e ogni altro aggettivo utile a descrivere quanto le istituzioni si “siano impegnate” per rendere inaccessibile ogni informazione utile a capire e a raccontare, consumatosi tra il 16 e il 17 giugno 2024 a Roccella Ionica, nel reggino.

«Ma quei morti sono arrivati a riva. Non è stato possibile nasconderli alla Storia», conclude il regista Angelo Resta che consegna un documento che non smette di addolorare e indignare.

Rosarno Film Festival Cutro 94 and more a Reggio (5)

Una scelta decisa quella del Rosarno Film festival di aprire e chiudere, condividendo questa ferita. Un estratto del documentario diretto da Mimmo Calopresti “Cutro, Calabria, Italia”, in collaborazione con il comune di Palmi, sarà proiettato alla casa della Cultura Leonida Repaci il prossimo 17 dicembre, in chiusura del festival unitamente a un omaggio a Pier Paolo Pasolini. 

Rosarno Film Festival: il programma

Dal 9 all'11 novembre il festival entra nelle scuole di Palmi, Cinquefrondi e San Ferdinando con “Super Umani”, il laboratorio di disegno collettivo di Lorenzo Terranera e Francesco Piobbichi. Ragazze e ragazzi inventano personaggi con poteri positivi per affrontare i temi del loro tempo, dalle disuguaglianze alla crisi climatica, dal razzismo alle migrazioni. Il 10 novembre a Camini, con il progetto Jungi Mundu, si tiene il laboratorio “Disegni di frontiera”. Il 18 novembre al liceo Raffaele Piria di Rosarno Piobbichi incontra gli studenti della giuria con i suoi “Racconti dalla frontiera”.

Venerdì 27 novembre alle 18 la Casa del Popolo Giuseppe Valarioti di Rosarno ospita la proiezione di “Palestina 36” di Annemarie Jacir, ambientato durante il mandato britannico. Giovedì 3 dicembre alle 11, a Oppido Mamertina, gli studenti assistono allo spettacolo “Franca Viola” con Aurora Miriam Scala, sulla diciassettenne di Alcamo che nel 1965 rifiutò il matrimonio riparatore.

Dicembre è dedicato ai libri. Il 4 dicembre alle 18 la Biblioteca comunale di Cinquefrondi accoglie Leonardo Palmisano con “Mafia Caporale”, edito da Fandango Libri. Il 7 dicembre alle 18 a San Ferdinando Salvatore Lucente presenta “Niente casa ai braccianti”, Altreconomia, seguito da una cena multietnica con la musica dei Café Toubab. Chiude il festival giovedì 17 dicembre alle 18 alla Casa della Cultura di Palmi: dopo un estratto di “Cutro, Calabria, Italia” di Mimmo Calopresti, Ascanio Celestini presenta “Pasolini. Una vita, anzi due”, Editori Laterza.

Il concorso 

Il cuore del festival è il Concorso Corti Fuori dal Ghetto, venerdì 20 novembre alle 15.30 all'Istituto Comprensivo Marvasi Vizzone, in piazza Duomo a Rosarno.

In gara ci sono cinque cortometraggi del contest narrativo “Oltre il Ghetto”, legato al programma contro il caporalato Su.Pr.Eme. 2. Raccontano storie di uscita dallo sfruttamento: la cooperativa Mani e Terra, Moisés e Yancouba nei campi della Capitanata, Yerro a Trapani, Filmon e la sua azienda apicola in Calabria, Fatima e la startup Digital Company a Siracusa.

Completano la selezione “Le note di Khaled” di Massimo Pellegrinotti, “Fiori dal mondo” di Giancarlo Santone e Dario Fatello e “Ruggine” di Filippo Tamburini. I primi due classificati riceveranno un cesto di prodotti della cooperativa Mani e Terra di Rosarno, e le opere saranno proiettate negli spazi che aderiscono al festival.