Il futuro dei piccoli borghi della Calabria passa da una nuova idea di sviluppo, capace di coniugare tutela del patrimonio, innovazione e lotta allo spopolamento. È questo il cuore del lavoro conclusivo del Master di II livello in Management dei Beni Culturali, dei Borghi e delle Aree Interne dell’Università Telematica Pegaso-MEDEA, che ha elaborato tre progetti strategici per Santa Severina, Caccuri e Castelsilano. Ne abbiamo parlato con il direttore scientifico Ferdinando Verardi.

Professore, questo Master sembra voler superare il tradizionale approccio alla valorizzazione dei borghi. Qual è la principale innovazione culturale e metodologica che avete introdotto?

L'innovazione principale sta nel passaggio dalla semplice promozione turistica alla progettazione di un ecosistema di vita e di lavoro. Non ci siamo limitati a insegnare come mostrare il patrimonio, ma come gestirlo in modo sostenibile e integrato. Abbiamo superato i confini del singolo comune per ragionare in termini di distretto culturale, unendo la visione scientifica alle esigenze reali e quotidiane delle comunità locali.

I project work non si limitano all’analisi, ma propongono strumenti concreti come cooperative di comunità, governance condivisa e un brand unico. Quanto è importante che l’università produca progetti immediatamente applicabili?

Il sistema Universitario non può più essere una torre d'avorio che produce analisi destinate nei cassetti. Il nostro obiettivo è stato formare competenze capaci di rilasciare strumenti operativi: statuti per cooperative di comunità, modelli di governance intercomunale e un piano di branding unitario. Per gli amministratori locali significa avere oggi progetti pronti per intercettare finanziamenti ed essere tradotti in cantieri reali di sviluppo.

Lo spopolamento continua a rappresentare la principale emergenza delle aree interne. In che modo questi modelli possono realmente contribuire a trattenere i giovani e creare nuove opportunità di lavoro?

Lo spopolamento non si contrasta con la nostalgia, ma con le opportunità economiche e la qualità dei servizi. I modelli elaborati nel Master mirano a generare nuova occupazione qualificata: manager culturali di rete, esperti di turismo esperienziale, facilitatori di comunità. Dando ai giovani gli strumenti per fare impresa sul territorio trasformiamo la retorica del "restare" nella possibilità concreta di costruire un futuro solido qui.


Nei progetti emerge un forte utilizzo delle tecnologie digitali, dalla realtà aumentata alle piattaforme per la mobilità. Quale ruolo avranno innovazione e intelligenza artificiale nella gestione dei beni culturali e dei piccoli borghi?

La tecnologia e l'intelligenza artificiale non devono sostituire l'anima del borgo, ma amplificarla. L'IA e le piattaforme digitali ci consentono di ottimizzare i servizi di mobilità a chiamata, analizzare i flussi e personalizzare l'offerta culturale. La realtà aumentata permette di rendere "parlante" un patrimonio che spesso non ha grandi strutture museali. L'innovazione è la leva che annulla il divario geografico dei piccoli centri.

Il modello “I Tre Borghi” potrebbe diventare un’esperienza pilota per l’intera Calabria e per altre aree interne italiane. Ritiene che questo approccio sia replicabile anche in altri territori?

L'esperienza di Caccuri, Castelsilano e Santa Severina dimostra che l'unione supera la frammentazione municipale. Il modello "I Tre Borghi" è stato concepito come una matrice replicabile: un format di co-progettazione che può essere adattato a qualsiasi sistema di aree interne in Calabria e in Italia che condivida sfide storiche, ambientali e demografiche simili.


Il valore di un Master si misura anche dall’impatto che lascia sul territorio. Qual è il risultato di cui va maggiormente orgoglioso e quale messaggio vuole lanciare alle istituzioni chiamate ora a trasformare queste idee in realtà?

Il risultato di cui vado più orgoglioso è aver creato un capitale umano d'eccellenza, professionisti capaci di parlare sia il linguaggio delle comunità sia quello delle istituzioni. Alle istituzioni e alla politica dico: ora la palla passa a voi. Avete a disposizione idee e progetti operativi nati dalle risorse del PNRR; non lasciate che questo lavoro si disperda, ma abbiate il coraggio di attuare queste soluzioni con continuità.

Oltre all’impegno degli Enti Locali è stata fondamentale la partecipazione di Medea university per la realizzazione del progetto?

La riuscita di questo percorso dimostra quanto sia determinante la convergenza tra visione accademica e sensibilità territoriale. L'impegno profuso dai Comuni ha trovato nella Medea University non solo un ente formatore, ma un catalizzatore scientifico e operativo. L'università ha svolto un ruolo guida nel coordinare le energie, garantendo il rigore scientifico e traducendo i bisogni reali del territorio in percorsi progettuali concreti.