Siamo ormai a poche settimane dall’appuntamento referendario che a marzo chiamerà i cittadini a esprimersi con un sì o con un no sulla riforma costituzionale della magistratura. Un passaggio che si preannuncia decisivo per l’assetto della giustizia italiana e per l’equilibrio tra poteri dello Stato.

Nel corso di un’intervista “A tu per tu”, il procuratore Stefano Musolino – schierato per il No – ha sintetizzato in modo netto le sue perplessità: «Questa riforma non migliora la giustizia, rende la magistratura più debole e facilita la possibilità per la politica di influenzarne le decisioni. E questo è un pericolo per tutti i cittadini».

Secondo Musolino, il punto centrale non è una contrapposizione corporativa, ma la tutela dell’indipendenza dell’ordine giudiziario. «Quando si interviene sugli equilibri costituzionali – ha sottolineato – bisogna farlo per rafforzare le garanzie, non per esporle a nuovi rischi».

Uno dei temi più discussi riguarda il meccanismo del sorteggio per la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo di autogoverno delle toghe. Musolino ha respinto le recenti dichiarazioni del ministro Carlo Nordio, che aveva evocato paragoni pesanti parlando di “comportamenti paramafiosi”. «Sono osservazioni totalmente gratuite – ha replicato – e dimostrano le difficoltà del fronte del sì nel rispondere alle criticità concrete della riforma».

Per il procuratore, il confronto dovrebbe rimanere sul merito: «Si stanno evidenziando lacune e problematiche che questa riforma porterà con sé. Invece di chiarirle, si alza il livello dello scontro».

Il dibattito resta aperto e si intensificherà nelle prossime settimane, mentre l’elettorato è chiamato a valutare non solo le promesse di efficienza, ma anche le possibili conseguenze sull’equilibrio tra giustizia e politica. A marzo, la parola passerà ai cittadini.