Famiglie, appassionati di outdoor e visitatori dal Centro Europa alimentano una domanda sempre più consapevole. Il presidente di Destinazione Sila: «Sono cresciuti permanenza media e interesse per il turismo lento e del benessere»
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La Sila non è più soltanto il luogo in cui rifugiarsi quando in città l’estate diventa difficile da sopportare. Sta cambiando il modo in cui viene scelta e vissuta. Famiglie, appassionati di attività all’aria aperta, turisti stranieri e visitatori alla ricerca di benessere stanno costruendo un movimento che, secondo Daniele Donnici, va oltre la fotografia di una stagione positiva.
«La Sila – spiega il presidente e fondatore di Destinazione Sila – sta vivendo sicuramente una stagione interessante, molto positiva dal punto di vista dei numeri».
Il dato più significativo, però, non è soltanto quello delle presenze. Sotto osservazione ci sono, infatti, la permanenza media, la spesa dei visitatori e soprattutto le attività che scelgono di fare sull’altopiano: «L’analisi che noi svolgiamo – dice Donnici –non è solo di tipo quantitativo, ma anche qualitativo. Sono, infatti, cresciuti i posti letto negli agriturismi, nei bed and breakfast e negli appartamenti a uso turistico, mentre intorno al turismo si è sviluppato un tessuto di servizi sempre più ampio.
«C’è un dinamismo per tutte le attività outdoor», racconta Donnici, citando e-bike, centri equestri, parchi avventura e attività sul lago Arvo. Un’offerta che si allarga anche grazie a nuove iniziative imprenditoriali e alla riapertura di strutture ricettive.
La Sila piace sempre più agli stranieri
Dentro questa crescita c’è un elemento che merita particolare attenzione: la Sila sta intercettando sempre più turismo internazionale anche nei mesi estivi. «Noi non siamo più abituati a guardare i flussi solo in termini di alta stagione e bassa stagione – evidenzia il presidente della DMO (Destination Management Organization) –. La cosa significativa che voglio evidenziare, in tal senso, è che il periodo che va dai primi di giugno al 31 agosto ha fatto registrare un aumento delle presenze straniere del 30%».
Una crescita che arriva soprattutto dal Centro Europa, con Belgio, Francia, Austria tra i mercati che guardano con maggiore interesse a questo territorio. «Sono tutti Paesi che guardano a questo tipo di territori: turismo montano, turismo lento, turismo outdoor, turismo del benessere», spiega il presidente di Destinazione Sila.
A cambiare è anche il tipo di domanda: «I turisti che arrivano oggi in Sila sono più informati e più consapevoli. Ci sono le famiglie con bambini, gli appassionati di trekking e camminate, italiani e stranieri, e poi il turismo silver, interessato al relax, al buon cibo e alla scoperta dei borghi».
Dall’estate all’autunno, una stagione più lunga
Il calendario turistico della Sila si sta allargando. Gli eventi culturali, musicali ed enogastronomici contribuiscono a tenere viva l’attenzione anche quando agosto è ormai alle spalle. Donnici, in tal proposito, cita il fermento degli appuntamenti sul territorio e guarda già alle sagre d’autunno.
Il presidente di Destinazione Sila evidenzia che «c’è un mix di iniziative che ci permette di differenziare la nostra offerta e rafforzare l’idea del nostro altopiano come il più grande centro benessere naturale all’aria aperta».
Il ragionamento porta inevitabilmente al cambiamento climatico. L’estate che sta avviandosi alla conclusione, segnata da temperature elevate, ha mostrato anche in quota quanto stiano cambiando le condizioni. Per Donnici, però, lo scenario può diventare un’occasione, soprattutto nei mesi da aprile a ottobre e nella prima parte di novembre. «Le difficoltà maggiori – osserva Donnici – saranno per le città che hanno climi in molti periodi veramente insopportabili».
Non solo neve: la sfida è abitare la Sila
La trasformazione riguarda anche l’inverno. La riduzione dell’innevamento rende più difficile legare il turismo esclusivamente allo sci. «Non leggerei troppo l’offerta turistica invernale al solo sci da discesa», precisa Donnici, indicando nell’escursionismo con le ciaspole, nella gastronomia e nel turismo lento alcune delle alternative.
E poi c’è una prospettiva che va oltre il turismo: quella di tornare a vivere questi luoghi, ripopolandoli. Donnici parla di «qualità dell’abitare silano» e di una combinazione di risorse difficilmente replicabile: «Noi in Sila godiamo di aria, acqua, produzioni agroalimentari di grande qualità e soprattutto di una superficie boscosa che è veramente un unicum».
Da qui l’idea che la Sila possa diventare anche una destinazione per chi lavora da remoto: «Se uno deve lavorare non presso la sede dell’azienda – conclude Donnici –ritirarsi in Sila per un certo periodo può essere un ottimo compromesso per riconnettersi alla natura e vivere una vita di qualità».

