Una risorsa silenziosa, nascosta sotto quartieri e centri storici, può garantire riscaldamento e raffrescamento tutto l’anno senza impatti visivi né consumo di suolo. Un potenziale diffuso che chiama in causa pianificazione urbana, conoscenza geologica e scelte politiche di lungo periodo
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L’Italia è un Paese che vive su più livelli. In superficie, città, borghi e paesaggi modellati da secoli di storia e trasformazioni urbane. Sotto, un mondo invisibile fatto di rocce, sedimenti, acque sotterranee e calore naturale. È in questo spazio silenzioso, lontano dallo sguardo ma vicino alla vita quotidiana, che si nasconde una delle risorse energetiche più diffuse e meno valorizzate del Bel Paese: la geotermia a bassa entalpia. Eppure, quando si parla di transizione energetica, l’attenzione si concentra quasi sempre su ciò che è visibile: pannelli fotovoltaici sui tetti, impianti eolici nelle aree aperte, grandi infrastrutture percepibili nel paesaggio. Raramente lo sguardo si rivolge verso il basso, come se il sottosuolo fosse soltanto un vincolo tecnico o uno spazio già saturo di funzioni. E invece, sotto gran parte delle città e dei rioni italiani, è presente una risorsa energetica continua, disponibile tutto l’anno, capace di fornire calore e raffrescamento senza alterare il volto urbano. La geotermia a bassa entalpia non è una tecnologia confinata a pochi territori “eccezionali”. Al contrario, sfrutta una condizione comune a larga parte del territorio nazionale: la stabilità delle temperature del sottosuolo a basse profondità. Dai grandi centri urbani alle città medie, dalle aree costiere alle pianure alluvionali, fino a molte zone collinari, il terreno e le acque sotterranee mantengono valori termici pressoché costanti, generalmente compresi tra 12 e 20 °C. Condizioni ideali per sistemi di climatizzazione efficienti e affidabili. In questo senso, la geotermia è una risorsa diffusa, utilizzabile in una vasta porzione dei quartieri italiani. Non richiede nuove infrastrutture visibili, non occupa superfici pregiate e non entra in conflitto con il patrimonio storico, architettonico e paesaggistico che caratterizza gran parte delle città del Paese. È proprio questa invisibilità a renderla particolarmente adatta al contesto nazionale. In un Paese in cui la tutela dei centri storici è un valore fondante, la possibilità di sfruttare il calore naturale del sottosuolo senza modificare skyline e prospettive urbane costituisce un vantaggio strategico. Lo scambio di energia avviene sottoterra; in superficie, la città continua a vivere e trasformarsi senza perdere identità. All’interno di questo quadro generale, Roma rappresenta un caso emblematico. Non perché sia un’eccezione, ma perché concentra in modo paradigmatico molte delle condizioni che rendono la geotermia a bassa entalpia una risorsa strategica per le città italiane. Roma è una città costruita in verticale: in alto, la stratificazione millenaria della storia; in basso, una complessa architettura invisibile di rocce, sedimenti, acque sotterranee e calore naturale. Il sottosuolo romano non è soltanto il fondamento fisico della città o un archivio archeologico. È un sistema geologico complesso e dinamico, modellato da antichi mari, cicli vulcanici e processi fluviali, che offre condizioni particolarmente favorevoli allo sfruttamento geotermico. A profondità di poche decine di metri, il terreno e le acque sotterranee mantengono temperature pressoché costanti durante l’anno, generalmente comprese tra 16 e 20 °C. Questa stabilità termica è alla base del funzionamento delle pompe di calore geotermiche, in grado di trasferire calore dal sottosuolo agli edifici in inverno e di dissiparlo nel terreno durante l’estate. Il risultato è una climatizzazione continua ed efficiente, con consumi ridotti e assenza di emissioni locali. In un contesto urbano storicamente vincolato come quello romano, la geotermia si distingue per la capacità di integrarsi nel tessuto esistente senza interferire con il paesaggio. Roma diventa così una lente attraverso cui leggere il potenziale geotermico di molte altre città italiane. Le conoscenze scientifiche maturate negli ultimi decenni mostrano come il calore del sottosuolo possa trasformarsi da risorsa invisibile a infrastruttura energetica stabile, capace di contribuire in modo significativo alla riduzione delle emissioni climalteranti e al miglioramento dell’efficienza energetica urbana. Dal punto di vista tecnico, la geotermia a bassa entalpia si fonda su un principio semplice ed efficace: la capacità del sottosuolo di mantenere temperature relativamente costanti a basse profondità. In molti contesti urbani, le acque sotterranee svolgono un ruolo decisivo, grazie alla loro capacità di immagazzinare e trasferire calore. Quando correttamente gestite, le falde possono funzionare come vere e proprie riserve termiche naturali, come dimostra il caso dell’acquifero delle ghiaie di base del Tevere, esteso lungo l’asse fluviale e caratterizzato da temperature comprese tra 18 e 19 °C. Le tecnologie geotermiche applicabili in ambito urbano si articolano principalmente in sistemi a circuito chiuso, basati su sonde geotermiche, e sistemi a circuito aperto, che utilizzano direttamente le acque di falda. In entrambi i casi, il cuore del sistema è la pompa di calore geotermica, capace di fornire più unità di energia termica per ogni unità di energia elettrica consumata, con rendimenti superiori a quelli dei sistemi tradizionali. Le elevate prestazioni trovano conferma anche nelle applicazioni reali. Studi condotti su edifici residenziali in ambito urbano mostrano coefficienti di prestazione dell’ordine di 5–6, con riduzioni significative delle emissioni di anidride carbonica rispetto alle soluzioni convenzionali. Il vero salto di qualità risiede nel passaggio dalla scala del singolo edificio a quella urbana. La realizzazione di distretti geotermici, in cui più edifici condividono una rete di scambio termico alimentata dal sottosuolo, consente di ottimizzare l’uso della risorsa e di ridurre i costi complessivi. In questo scenario, la geotermia può integrarsi con le comunità energetiche rinnovabili e con gli strumenti di pianificazione come i PAESC. In questa prospettiva, la geotermia non appare più come una tecnologia di nicchia, ma come una infrastruttura energetica invisibile, capace di rafforzare la resilienza climatica, migliorare la sicurezza energetica e accrescere la qualità della vita urbana. Sotto le nostre città non scorrono soltanto reti e infrastrutture tradizionali, ma anche un flusso costante di energia termica naturale: valorizzarlo significa costruire una transizione energetica radicata nel territorio e coerente con l’identità dei luoghi.
*Geologo del Consiglio Nazionale Amici della Terra

