Il mare che entra nei ristoranti, gli stabilimenti spazzati via, i lungomari insabbiati. E, sullo sfondo, una stagione estiva che si avvicina senza che le imprese sappiano se potranno ripartire. In Calabria gli effetti dei cicloni che hanno colpito prima lo Ionio e poi il Tirreno sono ancora tutti sul tavolo. A parlarne sono Antonio Giannotti, presidente del Sindacato Italiano Balneari Calabria, e Antonella Tarsitano, presidente di Confcommercio Sila Grande. Due fronti diversi, mare e montagna, uniti però dalla stessa parola: incertezza.

Tirreno in ginocchio, Giannotti: «Il danno più grave è non sapere se possiamo ricostruire»

Sul versante tirrenico cosentino, l’ondata di maltempo che ha colpito la costa nelle ultime settimane ha lasciato segni profondi, confermando ancora una volta la fragilità di un tratto di litorale che vive di turismo balneare e che rappresenta una delle principali risorse economiche della zona.

«È stato un disastro a macchia di leopardo», spiega Antonio Giannotti, alla guida del Sindacato Italiano Balneari. «Da Tortora a Paola, da Fuscaldo ad Acquappesa, fino a Cetraro e Belvedere, abbiamo avuto danni rilevanti. In alcuni casi stabilimenti totalmente distrutti, lungomari compromessi, strade danneggiate».

Il quadro, dunque, è quello di una costa ferita in più punti, con strutture balneari spazzate via dalla furia del mare e infrastrutture pubbliche messe a dura prova. E non va meglio spostandosi più a sud. «Scendendo ancora, su Palmi, è stato assolutamente devastante», aggiunge Giannotti. «Ci sono attività che hanno perso tutto».

Ma il punto, insiste, va oltre la conta dei danni materiali: «Il danno più grave, in questo momento, è lo sconcerto generale. Per alcuni c’è stata la distruzione dell’attività, ma non c’è la certezza di come ricostruirla. Addirittura non c’è la certezza del proprio suolo. E questa è una questione di giustizia».

Il riferimento è alla direttiva Bolkestein e al sistema delle concessioni demaniali: «Noi abbiamo chiesto al Governo tre cose precise: ristori con celerità per la ricostruzione, un fondo di garanzia che permetta alle imprese di accedere ai prestiti bancari e il superamento della direttiva nelle regioni come la nostra».

Giannotti entra nel merito: «Il Medio Credito Centrale non garantisce mutui alle attività sul demanio marittimo con codice Ateco stabilimenti balneari, proprio per l’incertezza sulle concessioni. Senza una garanzia pubblica le banche non finanziano. E senza finanziamenti non si ricostruisce».

Da qui la richiesta di una norma ad hoc: «La Calabria non ha scarsità di risorse. Occupiamo circa il 18% dei 700 chilometri di costa, dunque il presupposto per applicare la sopracitata direttiva qui non c’è. Serve un superamento che consenta di dilazionare le concessioni almeno di nove anni, per dare tempo alle imprese di ricostruire e ammortizzare gli investimenti».

Sul fronte ristori, Giannotti è netto: «Ci sono stati i primi 100 milioni ripartiti tra Calabria, Sicilia e Sardegna, a noi circa 33 milioni. È stata attivata la piattaforma della Protezione civile per contributi fino a 20mila euro. Ma concretamente agli operatori non è arrivato nulla. E comunque non basta».

Le stime dei danni? «Si parla di cifre che si avvicinano al miliardo tra Ionio e Tirreno, ma sono valutazioni ancora approssimative. Il punto è che la ricostruzione è secondaria rispetto alla certezza dell’impresa. Se non so se avrò la concessione, come faccio a investire?».

Il presidente del Sib Calabria rivendica anche il valore sociale delle imprese balneari: «Sono per il 98% piccole aziende familiari. Hanno investito con un legittimo affidamento basato su leggi dello Stato. Hanno riqualificato aree abbandonate, creato occupazione stabile e stagionale. Non parliamo solo di stabilimenti, ma di campeggi, ristoranti, strutture ricettive, attività nautiche. Sono l’ossatura dell’offerta turistica calabrese».

E lancia l’ultimo appello: «Abbiamo la stagione estiva imminente. Tra poco gli operatori dovranno essere sulle spiagge per montare le strutture. Senza risposte immediate rischiamo di compromettere un’intera annata. Senza certezze sulle concessioni non c’è ricostruzione, non c’è fiducia e non c’è stagione».

La situazione in Sila, Tarsitano: «Sulle piste inverno pieno, nei villaggi è autunno»

Sull’altopiano della Sila il quadro è diverso, ma segnato dallo stesso clima instabile. «Non siamo stati colpiti in modo violento come la costa – spiega Antonella Tarsitano –. Da noi le allerte si sono tradotte in forti nevicate, che per una località sciistica sono un dato positivo».

La criticità è l’alternanza estrema: «Forti nevicate e poi temperature alte. Non ricordo sbalzi così repentini negli anni passati. La neve non riesce ad assestarsi: passi da un metro e mezzo nel villaggio a neve completamente sciolta in tre giorni».

Eppure, precisa, «sulla pista di Botte Donato il manto nevoso è perfetto, a 2.000 metri è pieno inverno. Anche la pista per principianti, grazie all’innevamento artificiale, è impeccabile. Chi viene per sciare o fare ciaspolate la neve la trova».

Il problema è la percezione: «Non c’è più la neve davanti alle strutture come una volta. Bisogna comunicare meglio: la neve per gli sport invernali c’è, ma il paesaggio nel villaggio può sembrare autunnale. È importante non deludere le aspettative».

Sulla gestione delle allerte, la linea è prudente: «Vanno rispettate. La sicurezza viene prima di tutto. Ma quando la viabilità è ripristinata bisogna rassicurare: siamo raggiungibili e operativi».