Ieri pomeriggio la comunità di Scalea si è stretta nel dolore per ricordare Francesca Nepita, la donna di 36 anni morta lo scorso 7 febbraio all’ospedale di Lagonegro dopo aver dato alla luce la sua terza figlia. A un mese dalla tragedia, cittadini, amici e familiari hanno voluto renderle omaggio con una partecipata manifestazione. Era presente anche il marito di Francesca, Giuseppe Maratea.

Ieri pomeriggio, la comunità di Scalea ha ricordato Francesca Nèpita, la donna morta dopo il parto nel febbraio scorso, con una messa celebrata dal vescovo Stefano Rega. Poi centinaia di persone sono scese in strada per chiedere che sia fatta piena luce sulla vicenda.

Prima la messa, poi la fiaccolata

Il momento di raccoglimento è iniziato alle ore 17 nella chiesa della Santissima Trinità, in località Pantano, dove è stata celebrata una messa officiata dal vescovo della diocesi San Marco Argentano-Scalea, monsignor Stefano Rega.

Al termine della funzione religiosa, la folla si è spostata in piazza Aldo Moro, punto di ritrovo della marcia silenziosa organizzata per ricordare Francesca e per chiedere che sulla sua morte sia fatta piena luce nel più breve tempo possibile. La donna, che non aveva precedenti problemi di salute noti, è morta dopo la seconda delle due crisi cardiache che l’hanno colpita dopo il parto, avvenuto in modo naturale all’ospedale San Giovanni di Lagonegro. La procura lucana ha aperto un fascicolo di inchiesta e disposto l’autopsia sulla salma e ora i cittadini chiedono di sapere il prima possibile cosa è accaduto nelle ore che hanno preceduto la tragedia.

La tragedia si poteva evitare?

Da quanto trapelato fino a questo momento, Francesca era stata ricoverata nel pomeriggio del 6 febbraio per delle perdite sospette e nelle ore successive avrebbe chiesto più volte di essere sottoposta a un parto cesareo perché particolarmente provata dal travaglio, al punto da aver interrotto ogni comunicazione telefonica con il marito già alle 3 del mattino del 7 febbraio, perché senza forze. La donna, poi, si sarebbe sentita male una prima volta già durante il parto, avvenuto in modo natuale e alla presenza del marito, che in quegli istanti le teneva la mano per darle forza e coraggio. Ora sarà la magistratura a fare chiarezza e ad accertare eventuali responsabilità mediche. Per la vicenda, al momento, risultano indagati quattro sanitari.

In prima fila a chiedere la verità

In testa al corteo c’era proprio il marito della donna, visibilmente provato, ma travolto dalla solidarietà e dall’affetto di centinaia di persone presenti. Accanto a lui, è sempre rimasto il sindaco della città, Mario Russo, che ha fortemente sostenuto l’iniziativa, mentre poco distante era presente anche il consigliere regionale Antonio De Caprio.

Il corteo ha poi raggiunto il cimitero cittadino, dove il marito e una delle figlie hanno deposto un vaso di fiori nel sepolcro in cui Francesca riposa da ormai un mese. Un momento particolarmente toccante, seguito in religioso silenzio da tutti i presenti.

Grande partecipazione

A sottolineare il senso della partecipazione collettiva è stato anche don Fiorino Imperio, parroco della chiesa della Santissima Trinità. «Come ha ricordato il nostro vescovo Stefano Rega durante la messa – ha dichiarato - la presenza è la vera medicina. Ciò che conta davvero è l’amore, la vicinanza, la cura che si esprimono nei fatti. Essere qui è un messaggio concreto di vicinanza a Giuseppe e alle sue figlie».

Don Imperio ha poi voluto ringraziare la comunità per la partecipazione e l’affetto dimostrati: «La comunità ha dato il meglio di sé, dimostrando davvero di esserci. Nel dolore stiamo cercando di esprimere il meglio che possiamo. Voglio ringraziare tutti, anche a nome della famiglia di Giuseppe, per questa grande empatia e prossimità».