Roberta Sole e Giuseppe Scopelliti, dottorandi dell’Università della Calabria, tra i vincitori del Premio Alessandro Rigamonti durante il Simposio AFI: nuove piattaforme per migliorare l’efficacia dei farmaci e la qualità di vita dei pazienti celiaci
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Un riconoscimento prestigioso per due giovani eccellenze dell’Università della Calabria: Roberta Sole e Giuseppe Scopelliti, dottorandi del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione, sono tra i vincitori della seconda edizione del Premio Alessandro Rigamonti, consegnato nell’ambito del Simposio AFI. Un premio che non fotografa soltanto il merito individuale, ma certifica la vitalità di un’intera comunità accademica capace di produrre ricerca competitiva a livello nazionale.
Il lavoro di Roberta Sole affronta uno dei nodi più delicati della farmacologia contemporanea: rendere realmente fruibili molecole promettenti che, a causa di limiti fisico-chimici, rischiano di restare confinate nei laboratori. Attraverso l’impiego di solventi eutettici profondi, con particolare attenzione alle formulazioni di origine naturale e terapeutica, la sua proposta trasforma il concetto stesso di formulazione farmaceutica. Il solvente diventa parte integrante della strategia terapeutica, migliorando la biodisponibilità e aprendo la strada a modalità di somministrazione più efficienti e sostenibili.
Su un versante differente, ma con la stessa tensione verso l’innovazione concreta, Giuseppe Scopelliti sviluppa un dispositivo medico orale pensato per offrire una protezione attiva ai pazienti celiaci. Grazie ai Molecularly Imprinted Polymers, il sistema agisce come una barriera selettiva contro i peptidi immunogenici del glutine, intercettandoli prima che possano attivare la risposta infiammatoria. È un approccio che supera la logica esclusiva della dieta priva di glutine, integrandola con uno strumento tecnologico capace di ridurre il rischio di contaminazioni accidentali.
Due percorsi diversi, un’unica direzione: trasferire l’eccellenza scientifica nella pratica clinica. È questo il tratto distintivo che rende significativo il risultato ottenuto dai giovani ricercatori dell’Università della Calabria. In un contesto nazionale spesso segnato dalla fuga di cervelli, storie come queste raccontano un’altra realtà: quella di un ateneo del Sud che investe sui propri talenti, li forma con rigore e li accompagna verso traguardi di rilievo.
Il successo di Sole e Scopelliti non è soltanto motivo di orgoglio accademico. È la dimostrazione che anche dai laboratori calabresi possono nascere soluzioni capaci di incidere sulle strategie terapeutiche del futuro. Quando la ricerca è solida, visionaria e orientata ai bisogni reali dei pazienti, diventa patrimonio collettivo.

