Un esposto-denuncia formale è stato depositato presso la Procura della Repubblica di Vibo Valentia e trasmesso anche alla Prefettura dal comitato di caregiver del Don Mottola Medical Center di Drapia, composto da familiari di persone fragili, disabili e non autosufficienti. Al centro dell’atto c’è la segnalazione di una «negazione protratta dei Livelli Essenziali di Assistenza» nel territorio di competenza dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia.

Una decisione, quella di presentare denuncia, che sembra quasi un’indiretta risposta al Comitato ristretto della Conferenza dei sindaci, che recentemente aveva stigmatizzato la decisione di alcune associazioni e comitati a difesa della sanità vibonese di presentare formali denunce ai carabinieri, ipotizzando il reato di interruzione di pubblico servizio riferito proprio ai continui ridimensionamenti e sospensioni di alcuni servizi sanitari nel Vibonese.

Secondo quanto ricostruito nella denuncia e nella relazione cronologica allegata dai familiari dei pazienti ospitati nella Rsa di Drapia, da circa quattro anni numerose istanze presentate al Distretto sanitario, «regolarmente protocollate e corredate da certificazioni cliniche e piani terapeutici», non avrebbero ricevuto «alcuna valutazione né risposta formale». Una situazione che, di fatto, ha impedito l’accesso a prestazioni sanitarie e sociosanitarie obbligatorie previste dalla normativa vigente.

I caregiver sottolineano come questa inerzia amministrativa sia proseguita anche dopo il riconoscimento ufficiale delle carenze assistenziali da parte della Regione e l’assegnazione di risorse finanziarie vincolate all’acquisto delle prestazioni Lea, disposta con specifici decreti commissariali. «Nonostante l’esistenza di fondi dedicati – si legge nell’esposto – le prestazioni continuano a non essere acquistate ed erogate», con la conseguenza che molte famiglie sono state costrette «a sostenere privatamente costi elevati o, in alternativa, a rinunciare alle cure». Il riferimento esplicito è alla mancata contrattualizzazione da parte dell’Asp proprio del Don Mottola, struttura accreditata dalla Regione e dunque in grando di erogare prestazioni “coperte” dal sistema sanitario pubblico. Ma da circa due anni la mancanza della convenzione costringe le famiglie dei pazienti a pagare di tasca propria prestazioni che, invece, dovrebbero essere erogate gratuitamente.

Nel documento viene evidenziato come l’assenza di risposte non sia riconducibile a vuoti normativi o alla mancanza di risorse, ma si configuri come «una omissione protratta di atti dovuti», con possibili profili di responsabilità penale, amministrativa e contabile. Una condotta che, secondo i promotori dell’esposto, determina anche «una lesione diretta del diritto costituzionale alla salute».

Particolare rilievo viene dato anche all’aspetto contabile. I caregiver segnalano il rischio che «risorse pubbliche già assegnate e vincolate ai Lea non vengano utilizzate e debbano essere restituite», producendo un potenziale danno per l’erario, mentre i cittadini continuano «a pagare di tasca propria prestazioni che dovrebbero essere garantite dal Servizio sanitario nazionale».

«Non chiediamo privilegi – dichiarano i promotori – ma il rispetto di diritti già riconosciuti dalla legge e finanziati con risorse pubbliche». L’obiettivo, spiegano, è quello di «ripristinare legalità, trasparenza e responsabilità nel sistema sanitario territoriale», tutelando persone fragili «che non hanno voce» e famiglie «ormai allo stremo». «La nostra è una battaglia civile – concludono – per la salute, la dignità e la giustizia».