I satelliti hanno catturato dall’alto la “zampata” della tempesta Harry sul Tirreno meridionale e sulle coste della Calabria. Quelli che a prima vista sembrano graffi sulla superficie del mare sono in realtà le scie e le turbolenze generate dai venti impetuosi che hanno colpito gli strati più superficiali dell’acqua. Il fenomeno è chiaramente visibile nell’immagine acquisita la mattina del 20 gennaio dal satellite Sentinel-1 del programma Copernicus, il sistema europeo di osservazione della Terra promosso dall’Agenzia spaziale europea e dalla Commissione Ue.

Dall’analisi dei dati emerge un contrasto netto tra le aree costiere e quelle al largo. Le acque in prossimità della Sicilia settentrionale e dell’Italia meridionale peninsulare appaiono relativamente meno agitate, grazie alla protezione offerta da una topografia complessa. Al contrario, in mare aperto la superficie risulta più rugosa, un segnale inequivocabile della presenza di venti di burrasca persistenti. Particolarmente evidenti sono le dinamiche intorno alle isole Eolie, dove la presenza delle terre emerse interrompe il flusso del vento, creando scie, vortici e zone d’ombra ben riconoscibili. I radar di Sentinel-1 consentono di osservare la rugosità del mare in qualsiasi condizione meteorologica, sia di giorno sia di notte, fornendo informazioni preziose per valutare l’impatto delle tempeste, supportare le attività marittime e migliorare la comprensione delle dinamiche del vento durante eventi estremi nel Mediterraneo.

Come sottolineato in un post pubblicato sulla pagina Facebook Ingv Ambiente, «la forza di eventi come questo è legata anche alle condizioni del Mediterraneo, che negli ultimi anni mostra anomalie termiche non limitate alla stagione estiva. Un mare più caldo può fornire maggiore energia e umidità all’atmosfera, contribuendo ad alimentare sistemi di tempesta più intensi. Questo surplus energetico favorisce lo sviluppo di temporali organizzati, precipitazioni molto abbondanti concentrate in aree ristrette e in tempi brevi, i cosiddetti flash floods, e raffiche di vento particolarmente forti, che a loro volta amplificano le mareggiate». Secondo l’Ingv, «nel contesto del cambiamento climatico non è detto che eventi di questo tipo diventino necessariamente più frequenti, ma è plausibile che possano risultare più intensi o verificarsi fuori stagione», con la conseguenza che «gli impatti potenziali su territori, comunità e infrastrutture possono aumentare, rendendo ancora più importante la comprensione dei processi fisici in gioco e una corretta valutazione del rischio».

I danni della tempesta Harry sul territorio

Nei giorni scorsi la tempesta Harry ha lasciato il segno anche a terra, con disagi e danni segnalati in Calabria, Sicilia e Sardegna. Mareggiate violente hanno colpito i litorali, provocando erosione costiera e danneggiando infrastrutture portuali, lungomari (soprattutto nell’area jonica reggina) e stabilimenti balneari. Raffiche di vento e piogge intense hanno causato allagamenti, caduta di alberi e interruzioni alla viabilità, mentre in alcune aree si sono registrati problemi alla rete elettrica e ai collegamenti marittimi. Un bilancio che riporta l’attenzione sulla vulnerabilità dei territori mediterranei di fronte a eventi meteorologici sempre più intensi.