Resta alta l’attenzione sulla vertenza dei tirocinanti impiegati al ministero della Giustizia, della Cultura e del Merito che coinvolge in Calabria oltre 900 lavoratori. A partire dal primo marzo, scadranno i primi contratti a tempo determinato per gli operatori impegnati nel sistema dei beni culturali mentre nelle settimane successive, sarà il turno degli operatori giudiziari e di chi è impegnato nella scuola.

Il segretario generale della Cisl Giuseppe Lavia chiede un impegno concreto alla deputazione parlamentare calabrese per individuare soluzioni concrete volte ad assicurare il futuro professionale dei tirocinanti. 

«Si tratta di lavoratori impiegati già da due anni nei ministeri con contratti part-time a tempo determinato - spiega Lavia – e di cui chiediamo adesso la stabilizzazione. Rivolgiamo un appello al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, a tutta la deputazione parlamentare calabrese e a tutte le forze politiche affinché si trovi una soluzione definitiva per poter dare certezza a questi lavoratori».

Lo scorso giovedì si è svolta una riunione a Roma durante la quale è emersa la volontà del ministero della Giustizia di procedere alla stabilizzazione dei 300 operatori giudiziari calabresi. «Naturalmente valuteremo nelle prossime settimane gli atti che verranno prodotti in questa direzione» precisa Lavia.

Nel frattempo però si avvicina a grandi passi la prima scadenza dei contratti, a marzo di circa 300 operatori impiegati al ministero della Cultura: «Anche in questo caso, quindi, sollecitiamo una risposta urgente nella direzione di una definitiva stabilizzazione di questi lavoratori» precisa.

Lo scorso anno è stata inserita una apposita norma nel decreto Milleproroghe. Il segretario della Cisl chiede che «venga mutuata quell'esperienza con la predisposizione di un provvedimento simile che impegni i ministeri a recuperare all'interno dei budget loro assegnati le risorse necessarie per procedere con la stabilizzazione. È una battaglia di civiltà, in Calabria non possiamo permetterci il lusso di perdere un solo posto di lavoro».