Il giorno dopo è forse ancora più duro. Gli argini sono ancora piegati dalla furia dell’acqua, le case e le aziende agricole sommerse da migliaia di metri cubi di acqua e fango che ancora una volta, a distanza di qualche anno, hanno invaso la Sibaritide con una violenza ancora più estrema.

Il Parco Archeologico di Sibari, luogo simbolo per eccellenza della rinascita di un intero territorio, a distanza di qualche anno è nuovamente sommerso da quell’acqua che non vede niente e nessuno; i Laghi di Sibari, una delle aree più belle della Calabria ma anche più geologicamente complessa per la sua depressione naturale, potrebbe essere definitivamente compromessa. E da più parti, sin da ieri notte, ci si chiede come sia stata possibile una piena così devastante e cosa non abbia funzionato.

La piena in arrivo e i metri cubi trattenuti alla Diga di Tarsia

Sin dai giorni precedenti, il Crati è stato attenzionato da più parti: lavori di rinforzo degli argini da parte dei sindaci, ordinanze di sgombero, prime inondazioni e situazioni critiche che hanno costretto principalmente Iacobini e Stasi, sindaci rispettivamente di Cassano e Corigliano Rossano, a lavorare senza sosta per evitare il peggio. La situazione difficile in arrivo, però, si era compresa già dalle prime ore del 12 notte e del 13 mattina: le immagini del Crati pieno all’altezza di Cosenza non poteva che spaventare per quello che sarebbe stato il prosieguo delle ore, soprattutto in zone in cui da sempre il Crati spaventa e colpisce duro.

Nelle ore precedenti la grande piena, che come ricordiamo ha rotto gli argini in più punti, anche il presidente Occhiuto insieme al capo della Protezione Civile Costarella ed all’assessore Straface si era recato sul posto: tra le dichiarazioni fatte, come quelle sull’abusivismo delle case in determinate zone, aveva anche spiegato come fossero state fatte delle manovre decisive nelle ore precedenti per diminuire l’impatto dell’onda di piena. «Abbiamo trattenuto presso la Diga di Tarsia – ha spiegato il presidente ai microfoni- circa 8 milioni di metri cubi di acqua»: una manovra considerata come decisiva ma che ha scatenato non solo diverse perplessità tra i presenti, ma anche la ferma contestazione di alcuni agricoltori.

Il ruolo della Diga di Tarsia, la Protezione Civile Regionale e i piani di emergenza

A questo punto, è necessario fare un passo indietro: la Diga di Tarsia, una delle grandi opere idrauliche della Calabria, è uno di quegli invasi considerati strategici per la gestione della risorsa idrica calabrese. Lo è talmente tanto che a novembre del 2025 è stato approvato uno specifico piano di emergenza per il rischio idrico, che elenca portate massime, documenti e piani per ogni singolo episodio. D’altronde, a questo dovrebbe servire una diga e non solo a conservare le acque: dovrebbe essere un ultimo baluardo per controllare, grazie a calcoli precisi, come limitare le portate delle piene e dei grandi fiumi.

Quando una diga è presente, infatti, viene utilizzata un po’ come ultima barriera: la sua capienza viene allargata nei giorni precedenti alle emergenze in arrivo e viene utilizzata per far defluire porzioni misurate e controllate di acqua in modo da allentare la pressione delle ondate di piena: questo delicato movimento controllato fa sì che non si abbatta la furia delle acque ma si possa regolare. Se un invaso si riempie troppo presto, non diventa un argine ma un tappo che non fa che allargare l’ondata: se si svuota troppo, si perdono metri cubi preziosissimi soprattutto alla luce delle lunghe carestie con le quali la Calabria ha sempre più spesso a che fare. Quella di Tarsia, d’altronde, è una diga che non può per sua natura bloccare le acque ma ha un invaso già molto pieno e una capienza limitata da gestire con molta attenzione.

Per questo per molti ieri la comunicazione ha lasciato molti di sorpresa: se la piena non è ancora arrivata, come continuavano a ripetere in molti tra agricoltori, imprenditori e addetti ai lavori, perché si sono accumulati tutti quei metri cubi d’acqua?

Tra l’altro, la Diga di Tarsia dalle testimonianze ha iniziato a sentire la pressione sin dalle prime ore del giorno, tant’è che le prime immagini di tracimazione delle acque dalla diga di Tarsia sono state diffuse in rete ben prima dell’ondata di piena, alle 13 circa. E se la piena ancora doveva arrivare ma alle 13 la diga tracimava già acqua, cosa sarebbe successo in serata quando sarebbe arrivata la piena? È questa la conclusione della quale avevano paura in molti ieri e che si continua a ripetere lungo gli argini interessati dai lavori.

È uno dei punti, forse il principale, da chiarire. Se ne potrebbe sapere di più nelle prossime ore: le operazioni e i livelli di riempimento dell’invaso sono registrati dai log di sistema del monitoraggio e quindi si potrebbe capire con relativa chiarezza le operazioni che sono state fatte.

Che fine hanno fatto i soldi per rafforzare gli argini?

Chiarezza è quello che chiede Flavio Stasi, sindaco di Corigliano Rossano, in un video pubblicato sui social nella giornata di ieri. Oltre a parlare chiaramente di anomalie e di tante cose che in questa piena andranno chiarite, il primo cittadino jonico si sofferma sui fondi per il rafforzamento degli argini del Fiume Crati. In alcuni punti il Comune è intervenuto in somma urgenza ma è chiaro che ci sono moltissimi lavori ancora totalmente fermi grazie ai quali sarebbe stato possibile intervenire evitando forse conseguenze più gravi.

Certamente la storia non si fa con i Se, ma nei fatti i soldi ci sono e non vengono spesi, come già successo per le opere di difesa costiera poi spariti dalla circolazione e che sarebbero potuti essere fondamentali per proteggere le coste dalla devastazione causati dalla furia delle onde.

Nelle prossime ore se ne saprà di più. Pare inoltre che anche la Procura di Castrovillari stia per il momento acquisendo informazioni per verificare se sia necessario approfondire qualcosa e aprire un fascicolo d’inchiesta o se derubricare tutto.