Dalla Calabria al livello nazionale, i professionisti del mondo della salute mentale richiamano l’attenzione sulla necessità di non lasciare sole le persone in difficoltà dopo la tragedia avvenuta a Catanzaro, dove una madre si è gettata dal balcone con i suoi tre figli.

L’Ordine degli psicologi della Calabria esprime «profondo cordoglio e sgomento per la tragica notizia», manifestando «la più sincera vicinanza ai familiari delle vittime e a tutte le persone colpite da questa perdita immane». Un evento che, sottolineano, «richiama con forza la responsabilità collettiva, che come società non possiamo eludere».

Secondo gli psicologi, tragedie di questa portata «non sono mai improvvise», ma affondano spesso le radici in un disagio che fatica a emergere. Da qui l’appello a un impegno condiviso: «Come cittadini, come istituzioni e come comunità professionale, siamo chiamati a fare ognuno la propria parte per intercettare precocemente i segnali di sofferenza psicologica prima che evolvano in forme acute e irreversibili». Fondamentale, aggiungono, «garantire ascolto sui territori: nessuno deve rimanere solo di fronte al proprio dolore».

Sul caso intervengono anche gli psichiatri, che pongono l’attenzione su una possibile depressione post partum, una condizione «riconosciuta, frequente e curabile». Un disagio spesso sottovalutato e vissuto nel silenzio, ma che «si può e si deve curare».

«Non è una colpa, non è una debolezza e soprattutto non è una condizione che debba essere nascosta per paura che ciò possa avere conseguenze sui bambini», spiegano Guido Di Sciascio e Antonio Vita, presidenti della Società italiana di psichiatria. Uno dei timori più diffusi, infatti, è che chiedere aiuto possa compromettere il rapporto con i figli, ma «è importante dirlo con chiarezza: curarsi non significa perdere i propri bambini».

Al contrario, sottolineano gli esperti, «chiedere aiuto è il primo passo per proteggere sé stesse e i propri figli», mentre i percorsi terapeutici sono pensati per sostenere la funzione genitoriale, non per sostituirla.

Da qui l’invito rivolto a tutte le donne che dopo il parto avvertono segnali di disagio – come tristezza persistente, ansia o senso di inadeguatezza – a rivolgersi senza esitazione a medici e specialisti. Un ruolo fondamentale è riconosciuto anche ai familiari, chiamati a cogliere i segnali e favorire l’accesso alle cure.

«Nessuna donna deve sentirsi sola o avere paura di chiedere aiuto – concludono gli psichiatri –. La cura è parte della maternità, non è una minaccia».