L’Italia resta intrappolata, per almeno un altro anno, nella procedura di infrazione europea per eccessivo disavanzo. Non è l’unico Governo dei 27 a subire la “punizione” di Bruxelles. In tutto sono 9, ma questa non è una consolazione. In un post pubblicato ieri sui social la premier si è scagliata contro il superbonus. Gli sconti in fattura sono rei di aver aggravato il disavanzo dello Stato. «Fa arrabbiare constatare che, anche prendendo per buone le attuali stime Istat, saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit - ha scritto la premier - se anche nel 2025 sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi di euro per il superbonus».

Fuori per pochi spiccioli

«Per centrare l’obiettivo, sarebbero stati sufficienti appena 20 miliardi di Pil in più rispetto ai 2.258 miliardi di Pil per il 2025 al momento stimati dall’Istat» soldi venuti meno per far fronte ai pagamenti delle ristrutturazioni di migliaia di immobili di cui hanno beneficiato proprietari ed imprese. Obiettivo del 3% mancato per 600 milioni di crediti di imposta rimasti incastrati nelle pastoie del debito pubblico.

Fatto tutto il possibile

«Nel 2022, quando si è insediato l’attuale Governo, abbiamo trovato un rapporto deficit/Pil dell’8,1%», ha ricordato la premier. «Oggi lo abbiamo portato al 3,1%, un dato non solo inferiore di 5 punti percentuali rispetto a quando ci siamo insediati, ma anche migliore delle previsioni del Governo stesso, che si fermavano al 3,3% per il 2025».

Conti in difetto, non solo una questione di numeri

La bocciatura non è solo una questione contabile, la premier lo ha detto a chiare lettere, perché frutto di una decisione politica, la «sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II». Dopo l’affondo all’ex presidente del Consiglio 5 Stelle, la Meloni ha puntato le valutazioni tecniche dell’Istat. «Il paradosso - ha scritto - è che, da molti anni ormai, i primi dati Istat sottostimano il Pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo». Dati che, alla luce della bocciatura europea, per la premier si sono rivelati «una beffa per l’Italia e per gli italiani». Ritrovarsi ancora intrappolati nella procedura di infrazione, ha lamentato la Meloni, «toglie al Governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi». Una sconfitta dura da mandar giù per il Governo che ad ottobre aveva dichiarato raggiunto il punto di equilibrio, conti che il ministero dell’Economia ha tentato fino all’ultimo di far quadrare.

La replica dell’opposizione

Al post pubblicato sui social hanno replicato l'ex premier Giuseppe Conte e la segretaria del Pd, Elly Schlein. «Basta Superscuse sul Superbonus, hai fallito. Ti abbiamo lasciato 209 miliardi del Pnrr - ha detto il numero uno del M5S - ma non sei stata capace». La leader dei democratici ha affondato il colpo dicendo che il risultato finale è il «fallimento di un Governo che aveva i numeri per fare tutto e non ha fatto niente». E di fallimento hanno parlato anche Matteo Renzi ed Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs.