Non soltanto le presunte informazioni riservate sul Ponte sullo Stretto. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire una rete più ampia di rapporti, contatti e possibili canali di influenza sviluppatisi attorno a una delle opere pubbliche più rilevanti e controverse degli ultimi anni.

L'attenzione degli inquirenti si concentra sui telefoni sequestrati (per i quali è già stato chiesto il dissequestro) e sulle relazioni coltivate da Vincenzo Virgiglio e da Giacomo Francesco Saccomanno, ex commissario regionale della Lega in Calabria ed ex componente del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa, incarico terminato alla fine dello scorso aprile.

Secondo quanto emerge dagli atti, il lavoro investigativo punta a chiarire se dietro alcune iniziative contestate vi fossero soggetti ulteriori rispetto a quelli già iscritti nel registro degli indagati. Un aspetto che gli stessi magistrati evidenziano quando ipotizzano che le presunte utilità prospettate all'ex magistrato contabile Tommaso Miele possano essere state avanzate «da parte di terzi di cui Virgiglio e Saccomanno si facevano portavoce»

Parallelamente, lo riporta oggi il Sole 24 Ore, la Procura di Catanzaro starebbe approfondendo ulteriori filoni investigativi che non rientrano nel fascicolo trasmesso ai magistrati romani.

L’inchiesta della Procura di Roma

L'indagine aperta nella Capitale è coordinata dai pubblici ministeri Francesco Gualtieri e Fabrizio Tucci, con il supporto investigativo dei carabinieri del Ros.

Virgiglio, Saccomanno e Miele sono indagati, a vario titolo, per corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio. Le accuse sono ancora al vaglio degli inquirenti e dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.

Nella ricostruzione contenuta negli atti, gli investigatori ritengono che Virgiglio e Saccomanno siano riusciti a instaurare un rapporto con Miele, all'epoca presidente aggiunto della Corte dei Conti, con l'obiettivo di ottenere informazioni riservate sul controllo di legittimità riguardante gli atti governativi e amministrativi connessi al progetto del Ponte sullo Stretto.

L'ipotesi investigativa sostiene che l'interesse fosse rivolto soprattutto all'andamento dell'istruttoria interna della magistratura contabile, chiamata a pronunciarsi su passaggi decisivi dell'opera.

Il nodo dei controlli sul Ponte

Nonostante i presunti tentativi di interlocuzione, il controllo della Corte dei Conti non avrebbe seguito l'esito auspicato dagli indagati.

Il 29 ottobre scorso, infatti, i giudici contabili hanno fermato il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, già approvato dal Cipess.

Secondo la lettura degli investigatori, tuttavia, i rapporti con Miele sarebbero proseguiti anche successivamente. È proprio su questo punto che l'inchiesta individua un possibile collegamento tra due diversi interessi: da una parte l'acquisizione di informazioni sull'iter amministrativo dell'opera, dall'altra la prospettiva di una futura collocazione professionale per il magistrato una volta conclusa la sua esperienza alla Corte dei Conti.

I contatti politici e il concerto di Natale a Montecitorio

Uno dei capitoli più delicati dell'indagine riguarda il versante politico.

La documentazione acquisita dagli investigatori fa riferimento a contatti con esponenti dell'area leghista e, sempre secondo il Sole 24 Ore, al coinvolgimento di un sindaco della provincia di Verona che avrebbe manifestato una disponibilità immediata ad agevolare alcuni incontri istituzionali.

In particolare, secondo quanto riportato negli atti, sarebbe stata prospettata la possibilità di accompagnare Miele a colloqui con rappresentanti politici in occasione del Concerto di Natale organizzato il 20 dicembre 2025 a Montecitorio.

L'obiettivo, sempre secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato quello di ottenere appoggi e sostegni per una candidatura a un futuro incarico presso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, una volta raggiunti i limiti di età previsti per la permanenza nella magistratura contabile.

Il tentativo di avvicinare altri magistrati

Le indagini non si limitano alla posizione di Miele. Gli investigatori hanno infatti ricostruito anche presunti tentativi di contatto con altri due magistrati della Corte dei Conti che avrebbero fatto parte del collegio chiamato a valutare aspetti rilevanti dell'iter autorizzativo dell'opera.

Secondo l'accusa, l'obiettivo sarebbe stato quello di ottenere ulteriori canali informativi all'interno dell'organo di controllo.

Gli approcci, che sarebbero avvenuti nell'autunno scorso, non avrebbero però prodotto alcun risultato. I due magistrati, infatti, non avrebbero dato seguito alle sollecitazioni ricevute.