Dal futuro dell’informazione all’intelligenza artificiale, dalla verifica delle notizie al racconto della Calabria: prosegue con successo la XV edizione del Premio Letterario Caccuri
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Non soltanto libri, autori e premi. A Caccuri la cultura diventa soprattutto uno spazio nel quale interrogarsi sul presente, mettere a confronto esperienze diverse e provare a costruire una lettura più consapevole della realtà. È questa una delle cifre della XV edizione del Premio Letterario Caccuri, promosso dall’Accademia dei Caccuriani, guidata dal presidente Adolfo Barone e dal vice Olimpio Talarico, che anche quest’anno ha trasformato il piccolo borgo calabrese in un grande laboratorio di idee.
Letteratura, economia, geopolitica, informazione, intelligenza artificiale, spopolamento dei piccoli centri e memoria dei territori: il programma ha scelto di allargare gli orizzonti del confronto, portando sul palco personalità capaci di leggere il mondo da prospettive differenti.
Tra gli interventi più significativi quello di Domenico Maduli, presidente del Network LaC e del gruppo editoriale Diemmecom, intervistato dai giornalisti Paolo Di Giannantonio e Raffaele Genah sul rapporto tra editoria, televisione e informazione nell'era digitale.
Maduli ha voluto aprire il suo intervento con un momento di particolare intensità, dedicando un pensiero a Lorenzo Muratore, giornalista del Network LaC, recentemente colpito dalla tragica perdita della compagna Andrea, 23 anni, morta in seguito a un incidente stradale avvenuto a Vibo Valentia. La donazione degli organi della giovane consentirà di salvare sette vite. Un gesto di vicinanza che ha introdotto un ragionamento più ampio sul valore della vita, della responsabilità e del ruolo che l'informazione può avere nella società.
La sfida della velocità: verificare prima di raccontare

Il punto di partenza della riflessione di Maduli è una parola che descrive perfettamente il nostro tempo: velocità. Tutto corre rapidamente, le notizie si susseguono senza sosta e la tecnologia ha radicalmente modificato il modo di produrre e consumare informazione. Ma proprio mentre aumenta la velocità, cresce anche la necessità di fermarsi a verificare.
La domanda, dunque, non è soltanto quanto rapidamente si possa diffondere una notizia, ma come si possa garantire che quella notizia sia corretta, verificata e affidabile. È qui che, secondo Maduli, si gioca una delle partite decisive per il futuro dell'informazione.
«Il problema – ha sottolineato – non riguarda esclusivamente le fake news. Esiste un fenomeno più ampio che comprende delegittimazione, calunnia e una rappresentazione distorta della realtà». Un rischio particolarmente delicato in Calabria, dove il modo in cui il territorio viene raccontato può incidere profondamente sulla percezione che i cittadini hanno della propria comunità.
«Ripristinare delle regole precise, dei criteri precisi nel fare informazione» diventa quindi una necessità non soltanto professionale, ma civile.
Perché informare significa assumersi una responsabilità nei confronti del pubblico.
Il caso Rinascita Scott e il coraggio di raccontare
Nel ragionamento di Maduli un passaggio importante è stato dedicato all'esperienza del Network LaC nella copertura del processo Rinascita Scott, considerato uno degli esempi più significativi del modo in cui l'informazione può scegliere di affrontare temi complessi e delicati.
La decisione di dedicare al processo un vero e proprio format televisivo nacque - ha raccontato Maduli – da una scelta di coraggio. Una decisione fondata sulla convinzione che il pubblico avesse il diritto di conoscere e comprendere ciò che stava accadendo.
Il valore di quell'esperienza, al di là delle inevitabili critiche, per l’editore del network LaC sta proprio nella volontà di costruire un racconto continuativo, accessibile e comprensibile di una vicenda giudiziaria di enorme rilevanza per la Calabria. È il concetto di servizio pubblico dell'informazione che torna al centro: non limitarsi a riportare ciò che accade, ma offrire gli strumenti per comprendere.
Qualità prima della corsa alla notizia
In un sistema nel quale una notizia può essere pubblicata e rilanciata in pochi secondi, la tentazione di arrivare primi può entrare in conflitto con l'esigenza di essere corretti. Maduli ha ribadito un principio destinato a diventare sempre più importante: la velocità non può cancellare la verifica. «Nel Network LaC – ha spiegato – la validazione delle informazioni passa attraverso una precisa catena editoriale. Un meccanismo che serve a ridurre il rischio che una notizia non verificata finisca sul pubblico».
«La qualità dell'informazione è una forma di responsabilità»: è forse questo il passaggio che meglio sintetizza il senso dell'intervento di Maduli.
Una responsabilità che diventa ancora più grande quando una testata esercita una funzione di riferimento per altre realtà editoriali. Una notizia sbagliata, infatti, non si ferma necessariamente alla prima pubblicazione: può essere ripresa, rilanciata e moltiplicata. Per questo la qualità diventa un valore che riguarda l'intero ecosistema dell'informazione.
Intelligenza artificiale, la nuova frontiera
La riflessione si è poi spostata sull'intelligenza artificiale, destinata a modificare ulteriormente il modo di produrre, verificare e distribuire contenuti. Maduli ha messo in guardia da una possibile inversione del rapporto tra uomo e tecnologia: non è sufficiente utilizzare l'intelligenza artificiale, bisogna imparare a governare i processi che essa introduce. E la risposta, secondo il presidente del Network LaC, passa innanzitutto dalla formazione. Formare i professionisti dell'informazione significa fornire loro gli strumenti per utilizzare consapevolmente le nuove tecnologie, senza rinunciare ai principi fondamentali del giornalismo: verifica, responsabilità, accuratezza e autonomia.
La tecnologia, dunque, può essere un'opportunità straordinaria, ma non può diventare un alibi per abbassare il livello qualitativo dell'informazione. Anzi, più gli strumenti diventano potenti e veloci, maggiore deve essere la capacità di controllo dell'uomo.
Caccuri, il valore di uno spazio aperto
Ed è proprio qui che il significato del Premio Letterario Caccuri assume una dimensione più ampia. Il valore della manifestazione non risiede soltanto nella premiazione degli autori o nella promozione della lettura. Caccuri costruisce uno spazio di confronto nel quale temi apparentemente lontani finiscono per incontrarsi. Lo ha ricordato lo stesso Maduli, sottolineando il valore di un presidio culturale come quello di Caccuri, capace di mettere insieme cultura, qualità autoriale e dibattito pubblico.
Il Network LaC sostiene il Premio sin dalla sua nascita, riconoscendone il valore come luogo nel quale custodire la memoria e i contenuti di questa terra. E la presenza del network nel borgo rappresenta anche una precisa scelta editoriale: raccontare non soltanto i grandi centri, ma anche le realtà più piccole, quelle che rischiano di rimanere ai margini della narrazione nazionale.
Dalla geopolitica allo spopolamento: la cultura come antidoto
La giornata di ieri a Caccuri ha confermato la vocazione del paese al confronto. Autorevole è stato l'intervento dell’ambasciatrice Elisabetta Belloni, che ha affrontato i grandi scenari della geopolitica internazionale, dall'Europa ai conflitti, dalla sicurezza alle nuove dinamiche mondiali. Elisabetta Belloni dal 2004 al 2008 ha guidato l’Unità di crisi della Farnesina, occupandosi anche della gestione di emergenze e rapimenti di cittadini italiani. Nel 2016 è diventata la prima donna a ricoprire l’incarico di segretario generale del Ministero degli Affari Esteri. Nel 2021 è stata nominata dal governo Draghi direttrice del DIS, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, incarico lasciato nel gennaio 2025. È stata inoltre sherpa italiana per G7 e G20. Ad intervistare l’ambasciatrice è stata la giornalista Adele Grossi.
Tra i protagonisti del Premio Letterario Caccuri anche l’economista Carlo Cottarelli il quale ha incentrato il proprio intervento sui temi economici presentando il suo libro “L’economia facile” e rispondendo alle domande della giornalista Daniela Tagliafico, già vicedirettrice del Tg1 e direttrice di Rai Quirinale. Anna Mallamo, vincitrice del Premio Caccuri per la narrativa, ha portato sul palco una diversa chiave di lettura dell'attualità dialogando con Cinzia Calizzi e presentando il libro “Col buio me la vedo io”.
E poi lo spopolamento dei piccoli centri, la memoria e il rapporto con i luoghi attraverso la voce di Franco Arminio, scrittore e paesologo, in un confronto con Andrea Di Consoli che ha riportato al centro una delle grandi questioni della Calabria e dell'Italia interna: come impedire che i borghi perdano abitanti, identità e futuro. A chiudere la serata lo spettacolo di Ubaldo Pantani con la conduzione di Savino Zaba.
È proprio questa pluralità di temi a rendere Caccuri qualcosa di più di un premio letterario. La cultura, quando crea confronto, smette di essere un esercizio autoreferenziale e diventa uno strumento per leggere la società. Ed è forse questa la sfida più importante di manifestazioni come quella di Caccuri: creare luoghi nei quali sia possibile ascoltare voci diverse, confrontarsi, mettere in discussione le proprie certezze e costruire una consapevolezza collettiva.
Un piccolo borgo al centro della narrazione
Mentre cresce l'attesa per la serata finale di lunedì 10 agosto, Caccuri continua dunque a essere un punto di riferimento per una Calabria che vuole raccontarsi e, soprattutto, vuole discutere del proprio futuro.
Un piccolo borgo che per alcuni giorni diventa centro della cultura, dell'informazione e del dibattito pubblico.
In un'epoca nella quale la velocità rischia di prevalere sulla verifica, nella quale la quantità dei contenuti rischia di schiacciare la loro qualità e nella quale l'intelligenza artificiale sta cambiando le regole della comunicazione, il messaggio arrivato dal palco di Caccuri è netto: allargare gli spazi del confronto significa anche difendere la qualità dell'informazione e, con essa, la qualità della democrazia.
Perché raccontare bene un territorio non significa soltanto raccontare ciò che accade. Significa assumersi la responsabilità di come quel territorio verrà conosciuto, interpretato e giudicato.
E Caccuri, ancora una volta, dimostra che anche da un piccolo borgo può partire una grande discussione sul presente e sul futuro.



