Da venerdì scorso i trattori sono fermi ai margini della carreggiata sulla Ss 92, nell’incrocio che conduce a Francavilla Marittima e Cerchiara di Calabria e la parte a sud del territorio di Cassano All’Ionio. I mezzi occupano una parte della strada e il traffico passa a rilento senza fermarsi del tutto. «Siamo qui tutti fermi con i trattori e abbiamo deciso di fermarci ancora per molto tempo - racconta Francesco Alfano, imprenditore agricolo - finché tutta la classe politica non ci darà risposte concrete».

Il presidio individuato come “di Francavilla” rientra la serie di blocchi nati nelle ultime settimane. A fine settembre circa 300 agricoltori avevano portato i trattori allo svincolo di Firmo, in Sibaritide. Poi sono arrivati i presidi di Spezzano Albanese, San Marco Argentano, Tarsia e Castrovillari. Gli agricoltori parlano di gasolio agricolo a più di 1,70 euro al litro, ma soprattutto denunciano la vendita sottocosto dei prodotti e i danni della fauna selvatica. «Noi agricoltori non ce la facciamo più ad andare avanti, i costi di produzione sono triplicati e il nostro prodotto viene sottopagato — spiega ancora Alfano — e la GDO decide il nostro guadagno. In questi ultimi anni abbiamo coltivato solo debiti, non piante. Abbiamo perso la dignità».

Alfano racconta anche come le difficoltà delle aziende ricadano sulle famiglie: «I nostri figli si vergognano di dire che sono figli di agricoltori, abbiamo difficoltà anche a mandarli all’università». Il presidio chiede però qualcosa di diverso da un sostegno economico: «Chiediamo riforme strutturali, non ci servono i contentini perché ancora oggi gli imprenditori qualcosa da mangiare ce l’hanno — spiega Marco Calcagno, imprenditore agricolo — però ci servono le riforme strutturali del settore. Vogliamo garantita la vendita dei nostri prodotti». Al bivio sono passati i sindaci di Cerchiara di Calabria, Giuseppe Ramundo e di Francavilla Marittima, Bonifacio Mauro: «Ringraziamo i sindaci che non ci hanno abbandonato nemmeno per un minuto in questi giorni di presidio» dice Alfano.

Un rammarico, però, si raccoglie tra chi ha scelto di lasciare il lavoro e la famiglia per assicurare la presenza nella forza della protesta: l’assenza delle altre categorie di produzione, nessuna esclusa. Il problema dell’agricoltura in Calabria non esclude altri coinvolgimenti, soprattutto in questa fase iniziale della campagna olivicola a questo punto a serio rischio. Una cosa è certa, ci dicono: nulla sarà svenduto perché i sacrifici del duro lavoro nei campi e nelle piantagioni non possono essere cancellati. Intanto il 16 ottobre è annunciata una mobilitazione regionale che mira a bloccare le arterie principali, per come annunciano al presidio di Francavilla che, fino ad allora, resterà in piedi e dove finora tutto si è svolto senza tensioni. «I presidi resteranno», assicura Alfano.