Nel 2024, il giovane di Grisolia perde l’amico, che era al volante, e subisce una lesione cervicale, ma decide di reagire. Di recente ha cominciato a raccontare la sua rinascita sui social e uno dei suoi video ha totalizzato 3,6 milioni di visualizzazioni
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«Voglio dire a tutti che si può vivere la vita in qualunque condizione e che si può tornare a guidare anche da tetraplegici. Non vi arrendente». A pronunciare queste parole è Andrea Perrotta, 32enne di Grisolia rimasto paralizzato dopo un incidente d’auto in cui ha anche perso la vita uno dei suoi migliori amici. Da qualche giorno la sua storia, o meglio, le sue gesta, stanno facendo il giro del mondo. Il motivo è che Andrea ha postato un video su Instagram in cui si mostra al volante di un’auto grazie ad alcuni speciali dispositivi e il contenuto ha fatto tremare il web: nel momento in cui scriviamo, le visualizzazioni hanno toccato quota 3,6 milioni e continuano a crescere costantemente.
Ma la notizia degna di nota è un’altra. Andrea vuole lanciare un messaggio di forza e resilienza a quanti vivono la sua stessa situazione e dire loro che la disabilità motoria non è un limite, soprattutto quando la si affronta con coraggio.
Il giorno della tragedia
Per raccontare la storia di Andrea, dobbiamo fare un passo indietro. È il 15 gennaio del 2024, lui e il suo amico Marco viaggiano a bordo di una Bmw e percorrono la Ss18 sotto la pioggia battente, in direzione Guardia Piemontese. All’altezza di Cetraro, nei pressi dell’ospedale, l’auto perde aderenza e finisce rovinosamente contro un furgone che sta arrivando dalla direzione opposta. L’impatto è violentissimo, i mezzi si accartocciano. Marco è il più grave di tutti. «Lo sentivo respirare – ricorda Andrea - ma non parlava più, lo chiamavo e non rispondeva».
Lui, invece, è incastrato tra le lamiere e non sente più le gambe. «Non riuscivo più a muovermi. Eppure ero lucido, sentivo tutto. Allora ho iniziato a urlare: “Sono vivo, sono vivo, tiratemi fuori”».
I soccorsi arrivano subito. Andrea viene trasportato negli ospedali di Cetraro, Paola e Cosenza. Qui gli esami evidenziano una lesione cervicale e i medici gli dicono che forse non potrà più camminare. «Ma non mi importava, perché mi hanno salvato la vita», racconta con gratitudine, ricordando il delicato intervento chirurgico eseguito dal dottor Aiello, che gli ha stabilizzato la vertebra cervicale con una placca e delle viti attraverso una tecnica robotica.
Ma il risveglio dall’operazione è tragico: Marco, che era al volante dell’auto, muore a soli 33 anni, nonostante un delicato intervento alla testa con cui i sanitari avevano disperatamente provato a salvarlo.
Il difficile ritorno alla vita
Per Andrea ricominciare a vivere non è stati facile ma, dopo un periodo buio e la paura di non farcela, ha finalmente imboccato la strada della resilienza e con essa è arrivata la consapevolezza di un’esistenza completamente diversa, ma non per questo meno intensa di quella vissuta prima dell’incidente. Anche grazie a una promessa che il giovane ha fatto a sé stesso nel giorno in cui ha rivisto la luce del sole per la prima volta.
È successo a Montecatone, in Emilia-Romagna, dove si trovava ricoverato per cominciare un percorso riabilitativo. Dopo settimane chiuso nella corsia dell’ospedale, Andrea viene spinto in carrozzella da un infermiere fino al bar dello stabile.
Andrea rivede le automobili passare davanti ai suoi occhi e d’istinto guarda le sue mani chiuse, rigide, immobili. «Mi chiesi: riuscirò mai a guidare di nuovo?».
Il ritorno alle auto
Da quel momento per Andrea comincia un’altra sfida. Si sottopone ad estenuanti sedute di terapia occupazionale, esercizi continui, piccoli movimenti conquistati giorno dopo giorno, con sudore e sacrificio, anche quando è stanco, anche il suo corpo sembra aver oltrepassato il limite. E la sua tenacia viene ben presto ripagata.
Le mani, che prima avevano smesso di funzionare, cominciano a rispondere ai comandi. Andrea impara di nuovo i piccoli gesti quotidiani, come prendere la forchetta o a mangiare da solo. Un passo alla volta, fino ad arrivare a quello che persino ai medici sembrava impossibile: tornare al volante.
Oggi Andrea guida un’auto modificata con dispositivi speciali: usa una manopola per accelerare e frenare, mentre un supporto sul volante gli permette di sterzare. Ha già preso il foglio rosa, deve sempre avere accanto un guidatore esperto, ma a fine mese sosterrà l’esame pratico per ottenere la nuova patente di guida.
La storia sui social
Spinto dall’entusiasmo, Andrea decide di raccontare il suo percorso sui social. «L’ho fatto perché volevo far capire che nessuno deve abbattersi – ci dice -. Anche chi pensa di non farcela più, deve continuare a lottare».
Un giorno, uno dei suoi video diventa virale in poche ore, facendo schizzare il contatore a tre milioni e mezzo di visualizzazioni. Da quel momento, nella sua casella di posta piovono messaggi con richieste di informazioni. Gli utenti scrivono da ogni parte del mondo: California, Germania, Russia, Turchia. «Mi scrivono chiamandomi fratello. Mi dicono “grazie” perché pensavano che tornare a guidare fosse impossibile».
Il ricordo dell’amico
Andrea continua il suo percorso di riabilitazione senza sosta. Dal lunedì al sabato segue intense sedute di fisioterapia. Lavora sulla schiena, sugli arti superiori, sulla forza necessaria per controllare il volante. «Io non mi abbatto mai». E registra miglioramenti giorno per giorno. È la prova che, anche quando la vita sembra spezzarsi in un istante, si può ancora trovare la forza di ricominciare.
Ma nel suo cuore, il dolore per la perdita dell’amico non si è mai sopito. «Marco mi manca tantissimo. Vorrei che ascoltasse queste parole. Sarebbe fiero di quello che sono riuscito a diventare». I suoi occhi, per qualche secondo, si fanno lucidi.
Ma prima di congedarsi, promette: «Tra un paio, d’anni, tre, tornerò a camminare. Vincerò anche questa battaglia, ce la farò». Perché riscrivere il proprio destino è un dovere verso sé stessi.

