Irregolarità anche nella promozione turistica e nel sostegno alle imprese. Danni erariali in sanità per assenteismo e gestione allegra dei servizi
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C’è una «preoccupante ripetitività» nel novero dei danni erariali accertati nel 2025 dalla Corte dei Conti. A scriverlo nella relazione che prelude all’inaugurazione dell’anno giudiziario è il presidente della sezione giurisdizionale, Domenico Guzzi. «Le azioni di danno accertate presentano un connotato comune e caratterizzante», ovvero la reiterata aggressione alle risorse pubbliche che in Calabria si traduce in «sostentamento» o, in diversi casi, utile ad «alimentare il circuito criminoso».
Dai dati forniti dalla sezione giurisdizionale, in relazione al numero di inviti a dedurre, atti di citazione e sentenze di condanna nel 2025 la fattispecie più ricorrente è l’erogazione di finanziamenti e contributi pubblici. «Le risorse rese disponibili in ambito europeo, e in taluni casi anche quelle aventi origine in ambito statale o regionale – annota Guzzi - hanno continuato a suscitare gli interessi di soggetti che, pur non avendo titolo per il conseguimento di dette provvidenze, ricorrendo a variegate modalità fraudolente hanno percepito risorse non dovute».
Senza dubbio, il settore più esposto ai fenomeni di drenaggio di fondi pubblici è quello agricolo. Nel 2025 la Corte dei Conti ha emesso 29 sentenze di condanna per un danno complessivo superiore agli 11 milioni di euro. Nello specifico, si tratta di false dichiarazioni di proprietà di terreni, omessa indicazione di condizioni impeditive all’accesso al finanziamento e risorse usate per finalità diverse da quelle previste.
Oltre all’agricoltura danni all’erario sono emersi anche nel settore della promozione turistica, di efficientamento energetico e di promozione dello sviluppo delle piccole e medie imprese.
Sulla sanità
Altro tema cruciale in Calabria è la sanità. Per la Corte dei Conti l’aggressione alle casse degli enti del servizio sanitario avviene per lo più attraverso «il pagamento di indebiti corrispettivi alle strutture sanitarie accreditate, per difetto di accreditamento o dei requisiti tecnici ed organizzativi in riferimento alle prestazioni erogate» e nei casi di danno indiretto «attraverso il pagamento della franchigia assicurativa per responsabilità dell’esercente la professione sanitaria».
Tra i danni contestati alle aziende sanitarie calabresi vi è la condanna dell’Asp di Cosenza al risarcimento del danno di 402mila euro in relazione alla gestione del patrimonio immobiliare e, in particolare, per i fitti passivi. Inoltre, un danno erariale di quasi un milione e mezzo, causato all’Asp di Vibo Valentia, è in corso di accertamento nei confronti di una società operante nella distribuzione automatica di alimenti e bevande. «Almeno dal 2000 ha svolto il servizio sine titulo in difetto di una procedura comparativa per la scelta del contraente e di una pur minima regolamentazione in forma scritta delle condizioni contrattuali del servizio» scrive il presidente della sezione giurisdizionale.
C’è poi un atto di citazione per danno erariale da assenteismo causato all’ospedale di Cosenza da un dipendente che manipolando il programma di elaborazione degli stipendi avrebbe ottenuto emolumenti retributivi non dovuti. Il valore del danno è stato quantificato in 816mila euro.


