Il Commissario straordinario Giacomo Giovinazzo chiarisce competenze e interventi durante l’emergenza: «Opera irrigua, paratoie movimentate nei limiti autorizzati. Nessuna vittima grazie al coordinamento tra Regione Calabria, Protezione civile e Arpacal, mentre prosegue il monitoraggio sul Crati e sui bacini collegati»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
«Siamo ancora sul campo con i mezzi e con la cabina di regia in allerta. Attenti a mitigare i danni già causati e consapevoli di ciò che è stato fatto e cosa si può ancora migliorare». Il Commissario straordinario Giacomo Giovinazzo interviene in conferenza stampa per fare chiarezza dopo le polemiche seguite all’esondazione che ha colpito l’area di Cassano allo Ionio, Corigliano-Rossano e Tarsia. Al centro del dibattito, il funzionamento della Diga Traversa di Tarsia e la tenuta degli argini lungo il Crati.
Le competenze e il reticolo di scolo
Giovinazzo precisa innanzitutto il perimetro delle responsabilità: «È corretto specificare che il Consorzio ha competenza sul reticolo di scolo che non ricomprende fiumi e torrenti».
L’attività manutentiva sulle opere consortili, sottolinea, «è costantemente eseguita attraverso l’ausilio di propri uomini e mezzi», come documentato anche sui canali social dell’ente negli ultimi due anni.
Dopo oltre venti giorni di precipitazioni che hanno saturato i terreni, gli eventi alluvionali – caratterizzati da portate eccezionali – hanno provocato la rottura degli argini in diversi punti. «Le opere di scolo consortili, sebbene manutenute ed efficienti, non potevano reggere il flusso di acqua proveniente dai torrenti che raccolgono l’acqua dell’intero bacino imbrifero di circa 2.500 chilometri quadrati e modulano milioni di metri cubi».
L’emergenza e gli interventi non convenzionali
Sin dalle prime ore, su richiesta e in coordinamento con sindaci, Regione e Protezione civile, il Consorzio ha impiegato uomini e mezzi anche per attività non strettamente convenzionali: ripristino di arginature, apertura di sbocchi a mare, attivazione delle idrovore – tuttora in esercizio – e supporto diretto alla popolazione colpita.
«Con grande senso di responsabilità e abnegazione, 24 ore su 24, il personale non si è risparmiato e continua a non risparmiarsi», evidenzia il Commissario, ricordando escavatori, camion, trattori e autocarri impiegati anche per aiutare i residenti a ripulire le abitazioni allagate.
Parallelamente è in corso la verifica e il ripristino delle opere consortili compromesse dalla portata degli eventi. «In molte aree hanno comunque consentito di limitare danni che avrebbero potuto essere superiori».
Dalla Diga “Farneto del Principe” e dallo sbarramento “Strette di Tarsia” sul fiume Crati, tecnici e operai di CB Calabria hanno lavorato giorno e notte, coordinati dal Commissario, in sinergia con Regione e Protezione civile per modulare i quantitativi di acqua rilasciati, contenendo – attraverso operazioni di laminazione – i livelli del fiume durante e dopo l’emergenza.
Le specificazioni sulla Traversa di Tarsia
Uno dei punti più delicati riguarda la Diga Traversa di Tarsia. «Opera con una concessione semestrale ad esclusivo uso irriguo e non è deputata alla laminazione delle piene», chiarisce Giovinazzo.
Nei giorni scorsi, spiega, avrebbe dovuto limitarsi a osservare il transito delle portate più rilevanti senza movimentazioni. Tuttavia, su istanza della Protezione civile e dopo confronto con Ministero e Prefettura, si è deciso di intervenire chiedendo al Consorzio la possibilità di modulare i volumi in ingresso.
«Le paratoie non sono state chiuse completamente, ma movimentate esclusivamente con funzione di regolazione e attenuazione dei volumi in ingresso, nei limiti della quota massima di invaso autorizzata dal Ministero».
La diga sottende un bacino di oltre 1.300 chilometri quadrati: l’acqua caduta in questi giorni, non assorbita da terreni ormai saturi, è stata regolata dall’infrastruttura consentendo un deflusso per quanto possibile graduale verso valle. All’idrometro di Santa Sofia Depiro è stata registrata una portata transitante di circa 471 metri cubi al secondo, dato che – precisa – «non è comunque rappresentativo dell’intero fenomeno che ha interessato il bacino del Crati».
Un fenomeno straordinario e la sinergia istituzionale
Le aree a valle hanno risentito non solo delle portate del Crati, ma anche dei contributi di altri corsi d’acqua come il Coscile e l’Esaro, che hanno registrato picchi eccezionali. «Si è trattato di fenomeni di carattere straordinario, come confermano i dati ufficiali di Arpacal».
Dal sito AllertCal è stato avviato un monitoraggio costante fin dalle prime ore di giovedì, con controlli orari – e nei momenti più critici anche più ravvicinati – sia a monte sia a valle, attraverso sopralluoghi, osservazioni dirette e controlli da remoto.
«Il dato più importante – conclude il Commissario – è che non si sono verificate perdite di vite umane». Un risultato attribuito alla «forte sinergia tra Protezione civile, Consorzio di bonifica della Calabria e Arpacal», che hanno operato in modo coordinato e tempestivo mentre uomini e mezzi restano ancora oggi impegnati tra argini da ricostruire, acqua da drenare e comunità da sostenere.


