«È quella delle trasmissioni». Il boss Giuseppe Piromalli, detto Facciazza, non è proprio ferratissimo sulle attività di Amazon. Ha forse qualche familiarità con la piattaforma Prime: film, serie tv, eventi sportivi. Ne sa poco del resto e forse neppure gli importa: . «Non mi interessa quello che fate fuori... Io mi prendo quello che mi tocca», dice in una conversazione finite nell’informativa dell’operazione Res Tauro che racconta il presunto tentativo da parte della cosca di Gioia Tauro di taglieggiare il colosso della logistica che aveva intenzione di installare un centro nel porto calabrese. 

Di quel tentativo restano l’idea del centro di distribuzione mai entrato in funzione, un capannone per il quale il gigante statunitense – ha ricostruito il Fatto Quotidiano – versa regolarmente oltre un milione di euro l'anno di canone e, sullo sfondo, il presunto interesse del clan a controllare le future assunzioni.

Gli atti dell'indagine della Dda di Reggio Calabria, coordinata dal procuratore Giuseppe Borrelli e dall'aggiunto Stefano Musolino, ricostruiscono quello che gli investigatori ritengono essere il tentativo della cosca di inserirsi nel progetto logistico previsto nell'area industriale del porto di Gioia Tauro.

L'area in cui sorge il capannone in cui Amazon avrebbe dovuto impiantare il centro logistico nel porto

Piromalli: «Comando io»

Al centro delle intercettazioni figura Giuseppe Piromalli, storico esponente della cosca tornato in libertà nel 2021 dopo una lunga detenzione. Secondo gli investigatori, il boss era determinato a rivendicare il controllo del territorio anche rispetto all'arrivo della multinazionale americana. Una frase attribuita allo stesso Piromalli sarebbe la summa del suo pensiero: «Il mio lo voglio... qua dentro non entra nessuno... solo uno può dire la sua... e sono io».

L'obiettivo, secondo la ricostruzione del Ros, non sarebbe stato tanto l'attività commerciale di Amazon quanto la gestione dell'indotto occupazionale. Gli investigatori parlano di un interesse concreto della cosca a orientare le future assunzioni, selezionando nomi e candidature.

Per il clan assunzioni e mazzette a Pasqua e Natale

In una conversazione intercettata, Piromalli ipotizza la nascita di una cooperativa che avrebbe dovuto gestire parte dei servizi di trasporto legati al centro logistico. «Io già macino il discorso di venti, trenta furgoni che devono caricare... Cominciamo da venti, trenta giovanotti che camminano», afferma il boss parlando con Rocco Trunfio. Sempre secondo gli atti dell'inchiesta, i due avrebbero anche discusso dell'acquisto dei mezzi necessari per l'attività.

Corollario, ma neanche tanto, dell’interesse mafioso sarebbe la riscossione delle "mazzette" (la "pila") presso il cantiere del nuovo nascente hub: un’attività che seguiva la consolidata tradizione della 'ndrangheta di esigere pagamenti in coincidenza con le festività di Natale e Pasqua.

Amazon paga un milione per il canone del capannone

Mire chiarissime sul progetto che riguardava un capannone realizzato nella zona industriale del porto di Gioia Tauro. Il Fatto Quotidiano ricostruisce alcuni passaggi societari: l'immobile, inizialmente appartenente alla Gicos Import-Export Srl, è stato acquistato dalla società catanese Gestione Immobiliare Spa, che ha investito ulteriori risorse per adeguarlo alle esigenze del colosso dell'e-commerce.

Con Amazon è stato sottoscritto un contratto di locazione della durata di dodici anni, per un canone annuo di oltre 1,1 milioni di euro, rinnovabile per altri sei anni. Nonostante ciò, il centro logistico non è mai stato attivato e le assunzioni previste non sono mai partite.

Il presidente della Gestione Immobiliare Spa, Angelo Di Martino, ha spiegato di non essere a conoscenza delle ragioni del mancato avvio dell'attività, precisando che Amazon continua a corrispondere regolarmente il canone di locazione ed escludendo di avere subito pressioni da parte della criminalità organizzata.

Anche Amazon, attraverso il proprio ufficio stampa, ha ribadito che le decisioni sull'apertura delle infrastrutture logistiche dipendono esclusivamente da valutazioni operative, dalla capacità della rete distributiva e da esigenze di pianificazione aziendale, sottolineando che gli investimenti vengono programmati con largo anticipo. Nessuna pressione della criminalità organizzata, dunque, vi sarebbe dietro la decisione di congelare il progetto

Nel retroporto resta un centro logistico pronto ma mai operativo che costa ad Amazon un milione all’anno: un sogno di sviluppo rimasto tale sul quale la cosca Piromalli aveva, secondo la Dda, già progettato di esercitare la propria influenza.