La vittima aveva osato acquistare all’asta un appartamento senza chiedere il permesso al clan. La meraviglia del boss reggino: «Essendo mezzo calabrese avrebbe dovuto sapere come comportarsi»
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Premessa. Ieri nel corso dell’operazione Black Flower, condotta dai carabinieri di Crotone, sono state tratte in arresto sette persone ritenute appartenenti alla cosca Arena con l’accusa, a vario titolo, di estorsione aggravata dal metodo mafioso e turbata libertà degli incanti aggravata.
La vicenda è legata alla struttura turistico-residenziale di Isola Capo Rizzuto denominata Seleno-Margheritissima, 300 unità immobiliari sulle quali gli Arena, fin dagli anni Ottanta, avevano messo le grinfie imponendo la guardiania, la ditta per la pulizia del verde e della pulizia della spiaggia.
Ma non solo.
Quando la “I.G.B. Immobiliare s.r.l”, società proprietaria degli appartamenti del mega condominio Margheritissima, era stata sottoposta a procedura di esecuzione immobiliare (per debiti non saldati con l’Agenzia delle entrate di Crotone) – con conseguente vendita all'asta di alcuni appartamenti del condominio – i soci avevano affrontato – è l’accusa formulata dai magistrati Domenico Guarascio e Pasquale Mandolfino – a brutto muso coloro che avevano comprato gli appartamenti senza prima passare a chiedere il permesso al clan.
«Qui tutto è nostro»
«Gli appartamenti sono di proprietà nostra, qui è tutto nostro... voi dovete andare via di qui!». Così Carmine Antonio Timpa si sarebbe riferito, in un caso, a due acquirenti. L’indagato si era presentato ai due malcapitati in compagnia di Giuseppe Bruno e Michele Nicoscia «che lo sostenevano e ne rafforzavano il proposito criminoso». Agli acquirenti venivano poste due alternative: o rinunciare agli appartamenti, e a restituirli di fatto alla ‘T.G.B. Immobiliare s.r.l. oppure versare 50mila euro per mettersi in pari con i soci e tenersi gli appartamenti senza incorrere in “problemi”.
La cosca Morabito-Palmara-Bruzzaniti di Africo
Questo episodio, in particolare, che risale al 2021 e vede accusati di estorsione Bruno, Timpa e Nicoscia, presenta, però, dei curiosi risvolti.
Stando alle indagini della Dda di Catanzaro e dei carabinieri di Crotone, in questa vicenda era emerso l’interesse per l’abitazione oggetto di estorsione di soggetti riconducibili ad ambienti di 'ndrangheta e, precisamente, alla consorteria Morabito-Palmara-Bruzzaniti di Africo.
L’intromissione della cosca di Africo era avvenuta perché uno degli acquirenti era originario di Cinquefrondi anche se residente a Samarate in provincia di Varese. Gli Arena decidono di procede con cautela perché non conoscono l’acquirente e si rivolgono alla cosca di Africo.
Uno dei rappresentanti della consorteria (non indagato), scrivono i magistrati, si meraviglia che l’acquirente aveva acquistato a un’asta giudiziaria «senza alcuna autorizzazione» un'abitazione a Isola di Capo Rizzuto. «Essendo mezzo calabrese avrebbe dovuto sapere come comportarsi», commenta il capo cosca.
Arena e africoti concordano sulla necessità di procedere con cautela per evitare eventuali denunce, e consegnano i dati dell’acquirente all’autorità criminale del territorio reggino il quale promette che avrebbe verificato se nella zona di Samarate, c’era «un bar di calabresi», a cui avrebbero potuto rivolgersi per contattare, poi, in sicurezza, il diretto interessato.
Così funziona: la ‘ndrangheta di Isola si rivolge a quella reggina per avvicinare, e poter minacciare (in tutta sicurezza) un uomo tanto ardito da aver osato agire «senza minimamente prima informarsi dell’eventuale interesse al bene immobile della locale criminalità organizzata».
Alla fine riusciranno a raggiungere due acquirenti per intimare loro: «Gli appartamenti sono di proprietà nostra, qui è tutto nostro... voi dovete andare via di qui!»

