Un uomo incappucciato ha lanciato un ordigno rudimentale nel parcheggio della Cittadella giudiziaria. La Questura di Torino non esclude alcuna ipotesi. Nelle aule del Tribunale in queste ore si celebra il processo Echidna
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Controlli di Carabinieri e Polizia al tribunale di Ivrea dove, secondo una telefonata anonima, sarebbe stata piazzata una bomba, 03 febbraio 2017. I gruppi cinofili stanno controllando aula per aula. ANSA / Alessandro Previati
«Nessuna ipotesi esclusa»: la formula di rito è tutto ciò che filtra dalla Procura di Torino. L'attenzione però è massima, così come la preoccupazione per un attacco al cuore della giustizia in un Tribunale di periferia impegnato in processi e indagini su fronti - politici e criminali - molto delicati. E così tra le piste che non si possono escludere c'è anche quella della 'ndrangheta, che qui ha radici antiche ed è finita nel mirino di inchieste e processi che negli ultimi anni ne hanno svelato i rapporti con la politica e il mondo imprenditoriale.
La bomba alla Procura di Ivrea
I fatti sono noti. Un boato secco. Poi il fumo, nero, denso, che si alza sopra Ivrea come un segnale. Martedì sera, poco dopo le 21, la quiete della città si incrina in un istante. Davanti alla procura, nel parcheggio, esplode un ordigno rudimentale: una sorta di bomboletta, simile a un estintore, riempita con polvere pirica e con una miccia a lenta combustione.
A lanciarlo oltre la recinzione, vero la porta d'ingresso al piano terra, è un uomo incappucciato arrivato a piedi nel parcheggio del complesso che ospita tribunale e procura di Ivrea. Dopo tre minuti il boato, mentre l’incappucciato se ne va.
I primi ad arrivare sono i vigili del fuoco. Subito dopo, gli agenti del commissariato e gli artificieri dei carabinieri.
Dentro, in quel momento, c’era il pubblico ministero di turno. Poco dopo arriva anche la procuratrice, Gabriella Viglione. I danni sono contenuti. L’allarme, no.
Le telecamere sono ora sotto esame. L’autore – o gli autori – si sono dileguati nel buio. Ma il punto, sussurrano fonti investigative, è un altro: quella recinzione bassa, meno di due metri, facilmente scavalcabile. E una vigilanza che non coprirebbe l’intero arco delle 24 ore. Fragilità già segnalate, più volte, al ministero della Giustizia. Rimaste lì.
Le indagini di Digos e Squadra mobile
Il giorno dopo, tra i corridoi e le strade di Ivrea, resta un’inquietudine difficile da ignorare. Bravata o intimidazione? Dalla Questura di Torino filtrano quelle poche parole, ma pesate: “Nessuna ipotesi esclusa”.
Digos e Squadra mobile lavorano senza sosta. Si scava in ogni direzione, compresa quella della ritorsione. In procura, silenzio. Ma nessuno minimizza. “Un atto gravissimo”, scandisce la procuratrice generale piemontese Lucia Musti.
Perché Ivrea, lontana dai riflettori nazionali, negli ultimi mesi è tutt’altro che periferia giudiziaria.
I processi contro la 'ndrangheta a Ivrea
Qui si muovono dossier sensibili. Pochi giorni fa, la procura ha chiesto cinque condanne per altrettanti “No vax”, accusati di una lunga serie di graffiti tra il 2021 e il 2024: scritte su ospedali, banche, università, luoghi simbolo. Un’indagine che ha coinvolto una dozzina di persone, tra cui una presunta reclutatrice sessantaduenne.
Ma soprattutto, a Ivrea si gioca una partita ben più pesante. Nelle aule del tribunale va avanti da mesi il processo “Echidna”, nato da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulle infiltrazioni della ’ndrangheta in Piemonte. Imprenditori, politici locali, appalti sotto osservazione. Al centro, tra gli altri, i lavori dell’autostrada Torino-Bardonecchia. A settembre le prime condanne: quattordici. Ma il procedimento continua, con nuove testimonianze e nuovi filoni. La prossima udienza è fissata proprio per questa mattina. E all’orizzonte c’è già un secondo processo, legato a un altro troncone dell’indagine.
In questo contesto, l’esplosione davanti alla procura può assumere un altro peso. Non più solo un gesto da decifrare, ma un possibile messaggio. Un avvertimento lanciato oltre una recinzione troppo bassa, in una città dove, forse, qualcuno ha iniziato a guardare troppo da vicino.

