Dopo cinque anni di processo, e con reati riferibili al 2012, sono state formulate oggi le richieste di condanna nel processo sull’ente-carrozzone regionale. Tra gli imputati anche l’ex sottosegretario. Invocata l’assoluzione per l’ex collaboratrice Cairo
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Abuso d’ufficio, falsità ideologica e peculato. Sono questi i reati per i quali, a vario titolo, il 17 febbraio 2020, sono stati rinviati a giudizio l’ex sottosegretario Giuseppe Galati e la collaboratrice della fondazione “Calabresi nel mondo” Mariangela Cairo. Reati riferibili al 2012 che parlano di una ipotetica distrazione di fondi predestinati all’ente in house della Regione Calabria (poi posto in liquidazione) e di assunzioni clientelari, con la paventata violazione delle norme vigenti in materia, ma anche la violazione dello Statuto della fondazione nella parte in cui prevedeva la gratuità degli incarichi di presidente.
Oggi il pm Graziella Viscomi ha invocato la condanna a cinque anni per Galati, in qualità di presidente dell’ente, e l’assoluzione per la collaboratrice Cairo, difesa dagli avvocati Massimiliano Scuteri e Giovanni Passalacqua.
I difensori di Galati, gli avvocati Salvatore Cerra e Francesco Gambardella, hanno chiesto l’assoluzione nel merito del proprio assistito. È facile prevedere, però, che il prossimo 11 febbraio i giudici, visto il tempo trascorso, si pronuncino con un non doversi procedere per intervenuta prescrizione.

